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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

La guerra degli imeni

2009-10-31
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Di qualche settimana fa era la notizia, poi in parte “oscurata” da quella riguardante Tantawi e il niqab, che Abd al-Muti Bayumi, Preside della facoltà di Usul al-din – cioè “pilastri della religione”, una disciplina inaugurata nel 1500 dal poligrafo Suyuti – presso l’Università di al-Azhar del Cairo, si era scagliato contro le forniture di imeni artificiali in Egitto.

Falsificare la verginità e soprattutto vendere oggetti atti a falsificarla, secondo Bayumi, è un crimine contro la religione: fare una cosa del genere equivale a diffondere il vizio nella società cosa che, secondo la shari’a,  è punibile con la pena di morte (fonte).

Ora. Per farvi capire di chi stiamo parlando, Bayumi è d’accordo con Tantawi sul bandire il niqab da al-Azhar e associate. Siamo insomma, come scrivevo altrove,  nell’alveo della politica culturale e sociale egiziana. Motivo per cui – cosa della quale si è parlato poco – anche alcuni parlamentari egiziani sono dichiarati contro l’importazione di imeni falsi.

Per registrare il livello di anglosassone ipocrisia interno a questa faccenda segnalo:

  1. che le donne egiziane da sempre fanno sesso prima del matrimonio in tutti quei modi che permettono la conservazione dell’imene. E immagino che per questo non si sentano comode;
  2. qualora dovesse scappare la rottura dell’imene c’è sempre il sangue di gallina da spargere sulle lenzuola durante la prima notte di nozze, un vecchissimo rimedio in uso in tutto il Mediterraneo (anche in caso di insuccesso maschile), sempre che lui sia d’accordo sull’orchestrazione della pantomima.

La questione è dunque: falsificare la verginità con l’imene artificiale significherebbe mantenere le forme, le norme della tradizione. E, contemporaneamente, liberare dal giogo maschile una parte della sessualità femminile.

Ma si sa, in queste situazioni, ne va del controllo sociale, ne va della evoluzione dei costumi e quindi c’è sempre qualcuno che si mette di traverso: qualche autorevole esponente di al-Azhar, qualche zelante parlamentare e – a cascata – tutti i fondamentalisti di ogni provenienza.

A confermare che attorno alla questione c’è una criticità giunge la notizia che un blogger egiziano è riuscito a comprare questo attrezzo e portarselo a casa.

Segue qualche interessante articolo sull’argomento:

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2 Responses to La guerra degli imeni

  1. Saamaya on 2009-10-31 at 10:11

    Se riuscissimo ad abbandonare qualsiasi forma di ipocrita moralismo, ogni cultura ne guadagnerebbe in libertà e guarigione da tante nevrosi quotidiane.

    • Lorenzo on 2009-10-31 at 10:23

      :-) purtroppo siamo ancora molto lontani dall’obiettivo

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