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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Schiavi, prima di tutto schiavi

2010-01-13
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Il dibattito politico, nella vicenda di Rosarno, si è polarizzato sul binomio razzismo/ipocrisia.

Da una parte ci sono quelli che dicono che il governo, la sua maggioranza e un buon numero di abitanti di Rosarno sono razzisti.

Dall’altra quelli che dicono che sono ipocriti coloro che vogliono negare l’esistenza a Rosarno di una situazione che andava sanata cacciando gli immigrati.

Quello che più mi colpisce è che nessuno, fra questi attori, ha parlato apertamente di schiavitù.

Il ché conferma, implicitamente, una convinzione che ho da tempo, e cioè che in Italia le parole della politica non raggiungono il cuore del problema.

Che per evitare lo scaricabarile delle responsabilità (dov’eri due anni fa?) si finisce per non dire niente.

Quello che più mi fa arrabbiare è che nel giro di poche ore si è arrivati a discutere di cose che poco o nulla hanno a che vedere con Rosarno, scaricando sulla vicenda polemiche sentite e risentite.

Come se non si riuscisse a uscire dal loop, o non si volesse farlo, per ignoranza e/o per comodità.

Maroni ha detto che siamo stati troppo buoni con i clandestini.

Il ché ha fatto immediatamente scattare le proteste.

Fra le quali spicca quella del Ministro degli esteri egiziano, Ahmed Abu al-Ghayt:

(ANSA) – IL CAIRO, 12 GEN – Il ministero degli Esteri egiziano interviene sugli scontri di Rosarno denunciando ‘la campagna di aggressione e le violenze’.
Il ministero parla di ‘violenze subite dagli immigrati e le minoranze arabe e musulmane in Italia’ e chiede al governo italiano di ‘prendere le misure necessarie per la protezione delle minoranze e degli immigrati’. La questione, annuncia una nota, sara’ sollevata dal ministro Aboul Gheit nell’incontro del 16 gennaio col ministro Franco Frattini (fonte).

Una dichiarazione seguita da quella di Alessandro Maran, vicepresidente dei deputati del PD, che ha detto:

Mi auguro che il responsabile della Farnesina sappia trovare con il ministro degli Esteri egiziano un’altra spiegazione sulle ‘violenze subite dagli immigrati e le minoranze arabe’ a Rosarno rispetto a quella data agli italiani dal suo collega Maroni

Le minoranze arabe e musulmane? Questo è un concetto che, in un contesto come questo, mi suona male, anzi malissimo. Cioè: immigrati e minoranze arabe e musulmane sono due cose distinte in questo contesto? E perché mai?

Perché dobbiamo distinguere gli arabi e i musulmani da tutti gli altri in questa vicenda? Solo perché tra pochi giorni il nostro caro Ministro Frattini andrà in Egitto?

Probabilmente è per questo.

Maran prosegue così:

L’Egitto ci chiede di prendere misure per la protezione delle minoranze e degli immigrati e il solo modo di farlo è per l’Italia promuovere l’integrazione di chi lavora da noi e per noi indipendentemente dall’etnia o dalla confessione a cui appartengano (fonte).

Che l’Egitto ci chieda questo è una notizia, siamo d’accordo. E capisco lo stato d’animo di Sherif el-Sebaie (qui). Ma è una notizia soprattutto per il fatto che l’Egitto, o meglio lo Stato egiziano dispotico e non democratico, non può vantare una gran politica su come si debbano trattare gli immigrati (qui).

Speriamo dunque che quella del Ministero degli affari esteri egiziano diventi una dichiarazione di intenti anche per le vicende interne.

La questione a Rosarno, lo ripeto, riguarda l’intollerabilità della schiavitù indipendentemente dall’etnia o dalla confessione di chi è schiavo. A Rosarno non hanno aggredito quei lavoratori perché erano neri, ma perché quegli schiavi non accettavano le condizioni cui erano sottoposti. Perché ribellandosi andavano contro lo status quo schiavista vigente in quell’area. E questo fatto viene prima del razzismo degli aggressori, prima delle etnie e delle confessioni, argomenti sui quali possiamo ragionare, sì, ma solo dopo aver risolto la questione principale.

Se divaghiamo toglieremo a quei lavoratori una fetta di dignità. E questo non è accettabile.

La questione della pertinenza delle accuse, delle scuse e delle repliche esce fuori nelle forme più disparate.

Se il Ministro degli esteri egiziano, allargando in maniera pretestuosa il discorso, parla di rispetto delle minoranze arabe e musulmane, Maroni gli risponde – avendo gioco facile – che fra gli immigrati di Rosarno non c’era nessun egiziano – ed è come se dicesse: “che vuoi tu, che non c’entri niente?” – mentre Bossi,  vecchio reciprocitologo, dice:

Guardate come loro trattano i cristiani: li fanno fuori tutti.

Insomma, assurdità si sommano ad assurdità.

Il campo è quello del potere, della politica, della diplomazia.

E intanto gli schiavi di Rosarno sono scomparsi, risucchiati in qualche istituto di tortura mascherato da centro di accoglienza.

Per molti è molto meglio così, me ne rendo conto (non per MSF). La ‘ndrangheta ad esempio festeggia, aspettando il nuovo raccolto.

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One Response to Schiavi, prima di tutto schiavi

  1. Gianmarco on 2010-01-13 at 23:00

    Questo è uno dei primi commenti intelligenti che vedo sui blog su tutta questa faccenda (a dire il vero non solo sui blog).

    La capacità di analisi è una abilità che si è ormai persa in Italia.

    L’unica aggiunta che mi sento di fare è che gli immigrati si sono liberati non solo perché trattati da schiavi, ma anche perché non avevano niente da perdere. Non avevano (non hanno) un posto nella nostra società, vivono in condizioni terribili, non hanno una casa fissa, parenti in Italia, insomma, sono fuori dal giro dei ricatti tipici della mafia.
    In questo senso sono una forza senza freni.

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