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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Il maiale (halal) di Sant'Antonio

2010-02-12
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Vorrei spendere due parole sul dibattito innescato su questo blog (qui e qui) e su altri siti (ad esempio qui) dalla notizia dell’introduzione di linee di prodotti halal nei supermercati.

Si può essere onnivori o vegetariani a diversi gradi di fondamentalismo (“non mangio nulla che proietti ombra”, disse la caricatura di un ecologista idolatrato da Lisa Simpson), ma qui non voglio fare polemica, solo un ragionamento antropologico, che spero risulti pertinente.

L’aspetto che volevo affrontare non è quello dell’islam mercato che sta dietro alle iniziative delle grandi catene di distribuzione o della produzione di carni. Mi interssa invece l’aspetto religioso-rituale della macellazione.

Comincio col ricordare un esempio a noi vicino: la macellazione del maiale in Italia avveniva fino a ieri (non so se ancora oggi) attraverso sgozzamento e dissanguamento.

Siccome il miglior periodo per macellare il maiale è durante i freddi invernali, una buona data è intorno al 17 gennaio, quando si festeggia(va) Sant’Antonio Abate, non a caso protettore degli animali. Da questo santo i maiali ricevevano la benedizione prima di venir sgozzati.

Altre leggende dicono che la notte di S. Antonio gli animali domestici acquistano la facoltà di parlare, e nelle stalle i contadini possono capire ciò che dicono le loro bestie.

Le bestie diventano umane.

Infatti il 17 gennaio segna in genere l’inizio del carnevale (la festa in cui il mondo si rovescia): periodo in cui si può mangiare carne liberamente prima che cominci il digiuno e l’astinenza della quaresima pre-pasquale.

Periodo che a sua volta prelude all’uccisione dell’agnello.

Tutto questo ci dà un buon esempio della sacralità che è insita nella macellazione rituale degli animali, di qualunque religione si parli.

Gli esseri umani, si sa, hanno cominciato a mangiare carne di vari animali migliaia e migliaia di anni fa.

Si può discutere del fatto che in passato ne mangiavano meno e in maniera più “ecologicamente sostenibile”, ma non è questo il punto.

Dapprima l’uomo si procurava la carne cacciando, poi a un certo punto del neolitico è diventato allevatore.

Gli animali allevati non fornivano solo carne, anzi, fornivano principalmente latte, lana, uova e lavoro muscolare, e dunque buona parte degli animali allevati arrivava a vivere anche una lunga vecchiaia.

Ma eliminare un giovane maschio per mangiarselo una volta ogni tanto è un espediente funzionale e gustoso per la gestione della mandria-gregge-pollaio.

Allevare un animale significa(va) viverci insieme, curarlo, affezionarcisi, spesso dargli un nome [e anche prendersi le sue malattie, n.d.r.].

Ucciderlo per mangiarselo è umanamente un atto drammatico. Penso che sia per questo che più o meno tutte le culture hanno sviluppato per l’uccisione dell’animale un rituale che lavi via il senso di colpa che l’uccisione in sé suscita nell’essere umano.

E’ per questo che la macellazione, in molte religioni, è considerata un sacrificio , ossia un “rendere sacro” un atto.
Gli elementi sacrali di questo tipo di macellazione possono essere la “dedica” alla divinità di una parte dell’animale, o più semplicemente compiere l’atto in nome di Dio. Quasi per invocarne l’autorizzazione o il perdono per quel che si fa.

Ma mi sembra che anche l’aspetto celebrativo che tramuta il dramma in festa faccia parte di questa sacralità.

Tutte le religioni abramiche affondano radici profonde in ritualità di questo tipo. [Ma, si noti, riti analoghi riguardano anche la caccia (il concetto di “caccia sacra”)]

La macellazione halal o kasher (così come la benedizione di S. Antonio Abate) non ha dunque nulla a che fare col maggiore o minore rispetto dell’animale, anzi.

Che sia consapevole o semplice retaggio di una tradizione, è un fatto religioso.

Non veterinario o alimentare.

Criticarne la pratica sulla base dei diritti degli animali, è come criticare il rito eucaristico cristiano per il fatto di essere un atto (simbolico) di cannibalismo.

Ora si può discutere sul livello di ipocrisia insito in questi riti. Ma mi paiono discussioni sterili: una volta ammesso che si può mangiare carne di animali, e che per far questo bisogna ucciderli, qualsiasi espediente teso ad attenuare il senso di colpa diventa un’ipocrisia, ma un’ipocrisia necessaria.

Compreso il laico stordimento utilizzato nei moderni macelli senza religione.

Perché forse il punto (sotto il profilo storico-antropologico) è proprio questo: nella nostra società positiva non è più concepibile che si affidi la rimozione del senso di colpa alla religione.

Se la nostra società si basa sul diritto, anche la pratica della macellazione avrà la sua giurisprudenza laica e rispettosa dei diritti degli animali.

E’ anche vero che così come oggi ci sono animali allevati esclusivamente per la macellazione, in genere noi non abbiamo più alcun rapporto “umano” diretto con quegli animali che mangiamo, e quindi è più facile, psicologicamente parlando, rimuovere il senso di colpa delgando ad altri o a delle leggi quel ruolo che un tempo era della religione.

Ma anche questo è un altro discorso.

D

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18 Responses to Il maiale (halal) di Sant'Antonio

  1. donmo on 2010-02-12 at 17:11

    Ho riflettuto abbastanza su questi argomenti, che tra l’altro ritengo diventeranno sempre più centrali nel dibattito sulla convivenza tra le religioni.
    Sinceramente non ho capito perchè non si possa criticare la macellazione halal sulla base dei diritti degli animali. Io sostengo che non si possa criticare fondando la critica sulla religione, invece. La critica in questo caso dev’essere il più laica possibile e tendente a dimostrare che gli animali macellati con la macellazione halal o kasher (ma anche con quella per scopi familiari: la legislazione vigente accomuna le cose) soffrono molto di più che quelli storditi prima dell’uccisione.
    L’eucaristia può essere assimilata ad un atto (simbolico) di cannibalismo, se vogliamo, vero, ma nel caso delle macellazioni di cui parliamo di simbolico non c’è nulla, lo dice uno che vi ha assistito.

    Disclaimer: non sono veg (chissà, magari un giorno lo diventerò) ma amo molto gli animali e vivo con un po’ di loro.

  2. Erbaviola on 2010-02-12 at 17:14

    Discorso interessante ma dissento su questo non-sillogismo:
    “Criticarne la pratica sulla base dei diritti degli animali, è come criticare il rito eucaristico cristiano per il fatto di essere un atto (simbolico) di cannibalismo.”

    Infatti l’atto non è contestabile, anzi, SE simbolico: i cristiani simboleggiano un ‘cannibalismo’ ma azzannano un prodotto cerealicolo come l’ostia, non il dito del loro vicino.
    Rispetto la sacralità e il bisogno di ritualità di tutte le culture ma è possibile attuarlo anche senza infliggere inutili sofferenze agli animali. La sacralità la aggiunge l’uomo e la può aggiungere a qualsiasi cosa, quindi le necessità di lavaggio della coscienza possono essere attuate in modi alternativi, in accordo con l’evoluzione della civiltà e della sensibilità verso gli animali.

    Ma ci sono altri meccanismi e altri interessi dietro, come hai già fatto notare e per quante discussioni interessanti possiamo fare sulle religioni.
    Noto per esempio con un po’ di perplessità che i quotidiani se devono riportare la notizia citano ‘discussioni’ nate su questo o quel blog, dove ci sono al massimo una decina di commenti, facendo apparire questi ‘animalisti’ come quattro gatti rimbambiti. Ad andar bene. Ma hai notato, per esempio, che il mio blog, da cui è partita la protesta e che in quanto a commenti non scherza, fino a ieri presente nelle news di Google oggi è stato ‘suicidato’ dal colosso dell’informazione online? Una lunga mano relega all’oblio l’informazione e la protesta, ci rivende agli occhi di tutti come quattro gatti fondamentalisti o razzisti e si passa a un altro gioco. La Coop sei tu :)

    • Lorenzo Declich on 2010-02-12 at 18:06

      Fantastico (si fa per dire), la notizia è in crossfading con l’altro post (l’allegra compagnia 2.0)… la userò insieme a un’altra sui “comunisti che sono contro alla macellazione halal” … http://controcorrente.ilcannocchiale.it/post/2436503.html
      Ci lavorerò.. quando si diceva “a rischio fraintendimento”…

      • Erbaviola on 2010-02-12 at 18:17

        sì te lo segnalavo all’uopo … l’allegra compagnia 2.0 mi ha lasciata con una montagna così di punti di domanda e informazioni che metabolizzerò in una quantità considerevole di tempo.

  3. darmius on 2010-02-12 at 22:23

    doverosa una controreplica.
    Forse avete ragione, il paragone con l’eucarestia non era molto calzante. Effettivamente di primo acchitto me ne era venuto un altro, ma non era alimentare.
    Comunque il senso era legato più al significato rituale dell’eucarestia in cui l’agnello sacrificale è stato sotituito dal corpo umano del figlio di Dio.
    Ma non è questo il punto.

    @erbaviola: “Rispetto la sacralità e il bisogno di ritualità di tutte le culture ma è possibile attuarlo anche senza infliggere inutili sofferenze agli animali. La sacralità la aggiunge l’uomo e la può aggiungere a qualsiasi cosa, quindi le necessità di lavaggio della coscienza possono essere attuate in modi alternativi, in accordo con l’evoluzione della civiltà e della sensibilità verso gli animali”.
    Il mio punto di vista era quello di sostenere che nel momento in cui una religione si assume la responsabilità di “lavare le coscienze” attraverso un certo rito, l’evoluzione della civiltà e della sensibilità verso gli animali viene in secondo piano, a meno di non cambiare religione o la religione.

    Anche per questo @donmo (“Sinceramente non ho capito perchè non si possa criticare la macellazione halal sulla base dei diritti degli animali”) perché si tratterebbe di una critica a un rito religioso che noi possiamo anche analizzare antropologicamente, ma rimane un rito religioso con dei fondamenti intrinsecamente impermeabili agli argomenti dei diritti degli animali, a meno di non cambiare religione o la religione.

    Infine forse non è stato colto il mio punto di vista sulla “ipocrisia” di tutta la faccenda. Personalmente non so come si possa “spiegare” a un animale che lo si sta stordendo per non farlo soffrire, quando poi lo si ammazza e lo si mangia comunque. L’atroce spettacolo di un’animale morente per noi è inguardabile. Ma chissà cosa ne pensa l’animale sapendo che invece ci sentiamo con la coscienza a posto solo se lui viene stordito prima di essere squartato. è come discutere se una condanna a morte sia meno barbara se esegiuta per ghigliottina (minima sofferenza) o per impiccagione (fino a qualche minuto di agonia)… per me è barbara comunque.

    Per inciso, io sono molto amico degli animali, ma mangio carne per istinto.

    PS. qualcuno ha mai pensato ai diritti dei crostacei e dei molluschi bivalvi che (per esser buoni) devono esser cucinati vivi? :)
    D

  4. donmo on 2010-02-13 at 07:46

    @Darmius, continuo a ritenere che si possa criticare la macellazione halal sulla base dei diritti degli animali e e non su una base religiosa. Tra l’altro saprai meglio d me che certe critiche o comunque risposte imbarazzate al riguardo vengono dall’interno mondo islamico, quando si parla di queste cose. Ripeto, ritengo che di tali problematiche si parlerà sempre di più, in futuro e si è già cominciato:
    http://www.luigiboschi.it/?q=node/17515

  5. falecius on 2010-02-13 at 08:53

    qualcuno ha mai pensato ai diritti dei crostacei e dei molluschi bivalvi che (per esser buoni) devono esser cucinati vivi?

    Sì. So che ci sono stati dei processi al riguardo in alcuni paesi. In qualche posto del mondo anglosassone credo che cucinarli vivi sia stato proibito.
    (ne accenna Dawkins in “l’orologiaio cieco”. Mi ha sempre colpito come l’ideatore di una interpretazione evoluzionistica come quella del “gene egoista” difendesse poi con convinzione i diritti delle aragoste. Non è una vera contraddizone ma lo trovo curioso).

    Quanto al resto, Darm, immagina di essere in un paese in cui la pena di morte è un dato non mdoficabile, ad esempio perché la popolazione ne è entusiasta. Davvero a te, che sei contrario, non cambierebbe niente tra impiccagione e ghigliottina? Lo so, anche i metodi di esecuzione sono collegati a dei rituali con un senso strutturale, e la ghigliottina non sarebbe stata adeguata al sistema penale dell’Ancien Régime, così come lo squartamento e la forca non erano gli strumenti adatti al Terrore…
    Va bé, sto divagando.

  6. darmius on 2010-02-13 at 18:45

    ultima e poi chiudo, perché immaginavo di impelagarmi in polemica che mi portava fuori discorso, ma vabbe’, me la son cercata.

    Assodato che anche crostacei e molluschi hanno i loro diritti (la cosa mi ha incuriosito e guardate qui cos’ho trovato: http://www.lav.it/index.php?id=1181), quello che ha detto Falecius mi ha fatto molto riflettere e quasi convinto.
    Voglio solo dire, semplificando, che l’islam ha i suoi metodi per “emendarsi”. Metodi che a volte sembrano incomprensibili o parossistici, ma che sicuramente sono molto più efficaci per quella parte di credenti che vi vogliono prestare attenzione, rispetto ad es. a una battaglia animalista di principio. Battaglie che magari portano a semplificazioni e strumentalizzazioni del c… (tipo: vedi questi barbari che sgozzano i poveri agnellini che invece noi ci preoccupiamo di narcotizzare).
    In fondo, il caso segnalato da donmo (rileggetelo: http://www.luigiboschi.it/?q=node/17515) è esemplare poprio di questo
    D

    • falecius on 2010-02-13 at 20:25

      Darm, guarda, io non stavo polemizzando con te, né con l’Islam, né con i vegetariani. Specialmente non con vegetariani, visto che sono più o meno uno di loro. :D
      Come ho già detto nei commenti ad altro post, credo che sia possibile ottenere carne halal senza far soffrire tremendamente gli animali.
      Sul resto del commento, sono piuttosto d’accordo.

      • darmius on 2010-02-14 at 13:40

        tranquillo, a volte è gratificante anche sguazzare nella polemica costruttiva :)
        D

  7. Laura Parodi on 2010-02-15 at 11:58

    Intervento equilibrato e intelligente, rilanciato da un amico su Facebook. Ringrazio l’amico e l’autore. Queste cose non sono semplici. Chi semplifica mi manda brividi lungo la schiena.

  8. Davide on 2010-02-17 at 06:53

    Oltre alla religione o alle idee personali, se un minimo di sensibilità è stata scoperta nei nostri cuori, perchè eliminarla per lascia rspazio alla fredda ragione, che ad esempio nei rituali come l amacellazione Halal non esiste?

    Lasciamo queste creature soffrire un pò meno e cominciamo a pensare anche a loro per far vedere che un passo in avanti è stato fatto. Chi soffre sono loro, non le nostre idee. Pensare è sicuramente una dote che il signore ci ha dato, cerchiamo di usarla anche per rispettare gli altri esseri viventi, invece che per lo sfruttamento e basta.(inteso anche nei confronti degli uomini).

    Basta un pò di amore, non serveno tanti sacrifici, ma mi pare di capire che è un prezzo altissimo in questo mondo.

  9. Andrea on 2010-04-17 at 13:03

    Ripropongo la frase chiave del post iniziale: “nella nostra società positiva non è più concepibile che si affidi la rimozione del senso di colpa alla religione”.

    Tutta la discussione è stato molto profonda ma direi che il punto chiave si è perso tra i relativismi.
    Spero risulti infatti evidente a tutti che le tradizioni sacrificali di Sant’Antonio sono becere quanto quelle Halal. La differenza è che la nostra cultura le sta dimenticando spontaneamente e se ne vergogna anche un po’.

    Il problema qui è che mentre le persone civili discutono sui diritti degli animali, siano essi cavalli o aragoste, le persone religiose rispondono facendo spallucce e chiedendo leggi discriminanti che difendono (anzi onorano) le loro tradizioni in nome di un dio.
    E il problema ancora più grave è che le persone religiose sono anche al governo, ad approvare leggi.

  10. […] abbiamo affrontato i temi della sofferenza animale, della macellazione rituale etc. (vedi qui e qui) e, sinceramente, qualcosa da dire in merito a questo testo ce […]

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