Stregoni a pacchi

Fa abbastanza scalpore la notizia, riportata oggi un po’ farraginosamente da un blogger de “La Stampa” (qui) e già circolante da diversi giorni nei media internazionali (qui), secondo cui un conduttore televisivo libanese è stato catturato in Arabia Saudita durante l’espletamento della `umra, o “pellegrinaggio minore”, alla Mecca e condannato a morte per stregoneria.

In realtà la notizia ci arriva quasi soltanto perché è coinvolto un personaggio dei media.

Infatti la “battaglia” contro la stregoneria in Arabia Saudita, oltre ad essere solo di facciata, è (assurdamente) lunga, spietata e senza quartiere.

Il fatto è che in Arabia Saudita molti ci credono (si tenga conto del fatto che nell’islam tradizionale esiste una “magia lecita”, quella sostanzialmente basata sul Corano) e molti la praticano, a tutti i livelli.

A quanto so, ad esempio, esiste un mercato di stregoni e ingredienti magici molto florido fra le isole di Pemba e Zanzibar e il Regno dei Saud.

Secondo ciò che so da Omar, un caro amico che praticava guarigioni e diversi generi di scongiuro nei sobborghi di Zanzibar, un suo conterraneo ci aveva costruito un buon businness perché era riuscito a entrare nel giro degli stregoni delle squadre di calcio.

Portava così tanti soldi a Zanzibar da sovvertire, addirittura, gli equilibri economici di un intero quartiere della città.

Scrivo di queste cose principalmente per sottolinearne l’assurdità: se non fosse per gli interessi economici giganteschi che gestiscono, i sauditi non sarebbero per il mondo molto più che pittoreschi ed esotici cavalcatori di dromedari, e le vicende legate ai loro stregoni, probabilmente, non supererebbero il recinto di un villaggio o di un accampamento.

Di certo non andrebbero a impattare sulla vita di un quartiere di Zanzibar.

Né, tanto meno, farebbero tanti morti di Stato.

Qualsiasi cosa succedesse in una Arabia Saudita senza petrolio non sarebbe molto diverso da ciò che altrove chiamiamo folklore e non avrebbe gli effetti abnormi che ha.

In queste condizioni, invece, siamo costretti a ragionare sulle superstizioni di una casta di petrolieri e sulla sua ipocrisia, che genera decine e decine di morti l’anno.

Perché il mondo va ancora a benzina?