Karzai, perché ti fai?

Hamid Karzai è sull’orlo del precipizio. Ultimamente le sue uscite pubbliche lo hanno messo in una situazione estremamente delicata.

Come spiega bene questo articolo di Times online i suoi alleati vicini e lontani sono estremamente preoccupati per le sue ultime uscite pubbliche nelle quali:

  1. ha accusato le forze straniere di aver causato i brogli elettorali (le scorse elezioni finirono con il ritiro del contendente di Karzai, Abdullah, e i brogli – sembra – furono in suo favore);
  2. ha accusato le truppe straniere di interferenza nelle vicende interne (e questo fa un po’ ridere, nel senso che è come dire: “questi giocatori di pallone cercano di fare gol”);
  3. ha minacciato di allearsi con i talebani (rivoltando la recente dottrina americana del “trattare con i talebani”).

Alcuni dicono che sta diventando matto.

In particolare Peter Galbraith, l’ex capo della missione delle Nazioni Unite in Afghanistan ha descritto Karzai “emotional” e  “off balance”, chiedendo a Obama di prendere provvedimenti.

Il tutto, forse, a causa di problemi con le droghe (qui).

E, per fare un po’ di dietrolgia, all’indomani:

  1. della visita di Ahmadinejad in Afghanistan (qui);
  2. delle profferte di Hekmatyar di un “accordo di pace” separato (qui);
  3. dell’accordo fra Iran e Pakistan sul “gasdotto della pace” (qui).

La nebbia si infittisce attorno a Karzai. In Afghanistan, d’altronde, il potere centrale logora chiunque.

Figuriamoci un fattone come lui.

La storia finisce qui? No, ovviamente.

In questo articolo del NYT, Bing West derubrica le vicende del presidente afghano con un titolo eloquente: “How to save Afghanistan from Karzai”:

The problem with building a new and better Afghanistan is that, above the local level, President Karzai has long held the levers of political power by controlling provincial finances and leadership appointments, including those of police chiefs. Regardless of the coalition’s success at the district level, an obdurate and erratic Mr. Karzai is an obstacle to progress.

Nel pezzo si spiega che gli Stati Uniti non sono obbligati a portare la democrazia in Afghanistan, che strategicamente è meglio stabilizzare Kabul e le aree detalebanizzate facendo affidamento sul nuovo esercito afghano in associazione con autorità regionali in grado di tenere botta.

Riassumendo:

  1. gli Stati Uniti cambiano strategia in Afghanistan,
  2. Karzai si ribella e inizia a ragionare su come mantenersi al potere nonostante le mosse americane,
  3. gli americani tirano fuori dal cappello il file dal titolo: “Karzai è inaffidabile”.

In conclusione: Karzai seppure drogato, non sembra comportarsi in maniera illogica.

E gli americani si stanno cacciando in un nuovo impervio cunicolo.

Buona fortuna, Afghanistan.