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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Mutatis mutandis

2010-04-09
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Riguardo all’islam verde su questo blog c’è polemica.

Io penso che sia una truffa. Ovvero, penso che “green islam (che poi è più giallo che verde, ma va bene così) sia una sottoclasse di “green world“.

Nel mondo B “classificato” halal e venduto come tale la verdificazione del mondo ha la stessa funzione che nel mondo A: rienventarsi per speculare, traendo spunto da un sentire “ecologista” ormai diffuso.

Lo vediamo tutti i giorni quando una Enel ci dice che fa centrali a carbone “verdi”.

Quando vediamo che l’introduzione delle lampadine “verdi” è gestita per legge.

Quando le società dei camorristi che appaltano lo smaltimento dei rifiuti si chiamano “eco-qualcosa”

Quando scopriamo che la nostra casa NON avrà l’agibilità se NON è allacciata al gestore di energia elettrica nonostante la nostra casa sia perfettamente autosufficiente dal punto di vista energetico.

E’ un gioco in cui i movimenti verdi, purtroppo, vengono manipolati.

Perché tutto ciò dovrebbe non succedere nel mondo B?

Fateci caso. E’ una truffa. La prova è che in questo green islam non c’è, se non in maniera assolutamente parziale, un recupero del sapere tradizionale riguardo, ad esempio, alla gestione dell’acqua, anche se non dubito che ben presto leggeremo ampie trattazioni su “quanto è verde l’islam”.

La “verdificazione” avviene soltanto attaccandosi al treno degli investimenti finanziari mondiali “verdi”.

Un treno che in occidente si poggia sul senso comune ecologista mentre nei paesi petroliferi e nelle altre aree del mondo islamico dove si tenta la “verdificazione” viene dall’alto, dai grandi gruppi finanziari.

In questo senso è interessante osservare quanto tortuoso sia il percorso teorico del già citato: “How Can Green Markets Access Islamic Finance”.

Consiglio anche questo articolo di Voltairenet.org, dal titolo “La muta della finanza mondiale e la speculazione verde”, di cui riporto il “cappello”:

Il capitalismo manageriale è allo stremo, eppure il capitalismo in generale non è mai stato così bene: cambia pelle e si rifà una gioventù grazie all’economia “verde”. Manipolando i buoni sentimenti degli uni e le paure millenaristiche degli altri, mobilita gli altermondialisti e gli ecologisti per instaurare un nuovo tipo di sfruttamento. Simbolo di questo cambiamento (che poi non è un vero cambiamento) è il presidente Lula, che va e viene dal Forum di Davos a quello di Porto Alegre. Per Jean-Michel Vernochet, siamo già stati sopraffatti da un’illusione che ucciderà i nostri sogni.

Non me ne voglia Darmius.

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9 Responses to Mutatis mutandis

  1. darmius on 2010-04-09 at 10:54

    Non volermene, lorenzo, ma a volte non ci capiamo.
    Son d’accordo con te che il capitalismo, o meglio l’affarismo sfruttamentista non può essere verde per definizione. Nè quello occidentale, né quello islamico ecc..
    Dunque o si fa la vera rivoluzione ecologista (sarei pronto da domani), oppure ci si deve accontentare di iniziative parziali (impiantare pale e pannelli, vendere lampadine a basso consumo, mettere filtri alle ciminiere, riciclare il riciclabile, ecc.) sperando e pretendendo che per lo meno vengano fatte un po’ più seriamente e senza zampini mafiosi rispetto a quelle non-verdi.
    Stigmatizzarle tout-cort è un po’ da ciechi.
    Come coloro che non vogliono le pale eoliche perché deturperebbero il paesaggio (e allora coloriamole!) o perché ci andrebbero a sbattere gli uccelli (falco ubriaco), o anche solo perché fanno fare soldi agli speculatori (così non se ne esce).
    D

    • Lorenzo Declich on 2010-04-09 at 11:04

      D’accordo. Ma, voglio dire, perché non ci togliamo il prosciutto ( :D ) dagli occhi e iniziamo a pretendere di farcelo NOI questo mondo verde?

      La differenziata la faccio. Sicuro.

      E quanto mi costa…

  2. darmius on 2010-04-09 at 11:20

    perché noi nel nostro piccolo possiamo fare molto, ma “è il sistema” che va cambiato.
    anch’io faccio la differenziata, ma poi come faccio a sapere che la plastica che butto venga separata dall’alluminio e riciclata piuttosto che gettata in inceneritori-discaricheabusive-e-o-indifferenziate?
    Posso anche eliminare gli stand-by e mettere solo led, ma quanti euro ci vogliono per fare una centrale elettrica pulita e rinnovabile? o per convertire tutti gli impianti di riscaldamento a gasolio con pannelli-e-o-geotermico-e-o-lultimagenialetrovataecologica?
    Vabbe’, lasciamo le polemiche e non occupiamo questo blog con discorsi fuori tema…
    :)
    D

  3. equipaje on 2010-04-12 at 17:22

    Oh, grazie mille per questo post. Grazie anche per quel diabolico link, ho letto circa metà dell’articolo e poi son stramazzata, e anche se ho inarcato il sopracciglio su molti punti la sostanza mi vede superconcorde.
    Questa concordia di mondo A e mondo B sul business verde è cosa che fa male al cuore. Il vero punto, ormai è da un po’ che ci giro intorno, non è consumare verde e compatibile e bio e locale etc. etc., ma fare un gigantesco passo indietro e consumare meno meno meno: solo questo sembra poter davvero colpire al cuore.

    (Lorenzo, non riesco a star dietro al tuo indiavolato ritmo di postaggio. E comunque, ti facevo un Calembourista del Settimo Giorno, non un banale
    Mangiapanista della Casetta Rosa!)

  4. Lorenzo Declich on 2010-04-12 at 17:37

    Scusa per il ritmo. Sono un po’ ossessivo e il risultato è questo :(
    Anch’io su molti punto dell’articolo nn sono d’accordissimo. La sostanza riguardante la “verdificazione” del businnes è però abbastanza veritiera e anche un po’ agghiacciante.
    Sul consumare meno, ma molto di meno, mi trovi d’accordissimo. E’ il tipo di critica che alcuni verdi “estremi” fanno ai verdi “chic”. La sostanza è “faccio meno danni io con il mio scassone del 1972 che tu con una prius, e questo perché uso la macchina 20, 30 volte meno di te”… Il fatto è che per adesso questo mondo si fonda sul consumo e sull’aumento del pil.

  5. equipaje on 2010-04-14 at 12:40

    L’appunto sul ritmo non era una critica, ci mancherebbe! Avercene, di blog come questo. Gli è che sono un po’ ossessiva anch’io e a perdere il filo delle discussioni finisce che ci soffro ;)

    (e comunque, OT per OT: ho recentemente letto un’analisi di due noti marxisti che mettono in relazione marxismo e decrescita: decrescita come arma finale contro il capitalismo? Chilometrica e orrendamente avviluppata e prolissa, ma interessante. Son buona, e non linko!)

  6. Lorenzo Declich on 2010-04-14 at 13:31

    Direi che quella della decrescita è più o meno l’unica vera sfida al mondo così com’è. Ho la sensazione che questi marxisti arrivino un po’ tardi ad occuparsene.

    Io, comunque, il link me lo bevo… anzi ora mi hai incuriosito :-)

  7. equipaje on 2010-04-14 at 15:19

    Eh sì, la sinistra pare avere un lieve ritardo di analisi ;)
    Ecchilo, e che non si dica che non ti avevo avvisato (lo stesso concetto si poteva dettagliatamente scrivere in venti righe, ma tant’è):
    http://tinyurl.com/yzmgch5

    (Quel Jean-Michel Vernochet là ce l’ha proprio con tutti -ma tutti, eh: trotskisti, ecotassatori, altermondialisti e falsi profeti del riscaldamento globale).

  8. darmius on 2010-04-14 at 19:02

    Ammetto di non essere riuscito a leggere tutto l’articolo segnalato, ma da quel che ho letto mi sembra trovare conferma l’idea che già da prima mi spingeva a scrivere questo commento:
    1.La sinistra e marx (karl) non hanno molto in comune. Come si capisce anche da quell’articolo, esistono un pensiero teorico di Marx (e Engels), una strategia di azione (anche di Marx) e una miriade di toerie e pratiche marxiste, che spesso e volentieri si sono scannate fra loro, non solo verbalmente.
    2. Comunque ci sono correnti marxiste che hanno sempre tenuto ben in considerazione le teorie malthusiane, e dunque al concetto di decrescita ci erano arrivate, sebbene possano averlo valutato diversamente.

    D
    PS: io mi ritengo un marxiano convinto (sia nel senso di karl che in quello di groucho) :).

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