Stamattina i miei siti preferiti di propaganda israeliana tacciono.

Forse i loro redattori aspettano di trovare un appiglio retorico decente per giustificare ciò che è successo nel mare di fronte a Gaza (ma forse in acque internazionali).

Non ci vorrà molto tempo, ovviamente.

Il “discorso” è già ben incanalato: i pacifisti sono “finti.

Lo scorso sabato Deborah Fait esordiva così nel suo articolo dal titolo “La flottiglia dell’odio”:

Stanno arrivando le caravelle filopalestinesi piene di ogni ben di Dio per i poveri palestinesi di Gaza, in realta’ “‘l’ogni ben di Dio” e’ tanta propaganda ma cosi’ tanta da far venire il voltastomaco come l’articolo di Umberto Giovannangeli sull’Unita’ che ha il coraggio di scrivere “le navi di pace sfidano Israele”.
Ehhh si, il mondo e’ ubriaco, ormai sono tutti impazziti, la propaganda araba ha lavorato bene e continua a farlo, ha il mondo nelle sue mani, i giornalisti, i media, i politici, i supermercati, il mondo intero e’ in mano agli arabi pronto ad addentare Israele alla gola per farlo morire.

Stanno tentando in tutti i modi di metterci all’angolo, di far crollare la nostra economia, ormai una delle migliori del mondo, stanno boicottando tutto ormai, dai pompelmi, alle spezie, alla cultura, alle universita’.
Hanno anche tentato di impedire l’entrata di Israele nell’OCSE, Fayyad in prima fila ha contattato i governi europei per minacciarli ma questa volta non sono riusciti a niente perche’ l’economia israeliana e’ importante per l’EU e per il mondo intero.
Boicottano, demonizzano, delegittimano , Israele e’ diventato il Punching Ball dell’odio internazionale antisemita, in ogni paese del mondo occidentale esistono varie organizzazioni filopalestinesi e palestinesi che ricattano i governi e detengono il potere dei Media.
Sono una potenza mondiale ormai e ogni azione contro Israele va attribuita a loro.
Arafat e’ morto ma il suo spirito malefico continua ad animare i suoi seguaci e ad avvelenare il mondo e in effetti nulla e’ cambiato dalla sua morte perche’ il maledetto aveva seminato bene, era riuscito a convincere tutti in assoluto che i palestinesi sono delle povere vittime e che Israele e’ l’erede di Hitler, che la realta’ fosse esattamente l’opposto non ha mai sfiorato il cuore arido rosso e nero degli odiatori di Israele.
Arrivano dunque le barche cariche di odio e livore, peccato che Israele le fermera’ cosi’ non potranno toccare con mano il lusso dei raiss di Gaza, esperienza che fece a suo tempo la cognata di Tony Blair fotografata in negozi stracolmi di ogni merce cibaria e vestiaria (fonte).

Sì, Israele ha fermato la flottiglia, e ha ucciso decine di antisemiti.

Ma, a parte i deliri di Deborah, non trovo un solo motivo ragionevole per il quale i militari israeliani hanno trovato sensato attaccarla.

Un attacco per il quale è stata spesa una cifra altissima.

Se il motivo è la deterrenza siamo di fronte a una nuova asimmetria, dopo quella che si è palesata – ad esempio – nei massacri di Gaza, fra effettivo pericolo corso da Israele e intensità e cecità della risposta a quel pericolo.

Fermo restando che una risposta di Israele così sproporzionata è un altro autogol – perché sì, probabilmente non ci saranno dopo di questa nuove “flottiglie”, ma il prezzo in termini di immagine è altissimo.

Chi crede a Israele, adesso? Chi crede al “rammarico”, espresso da Ben-Eliezer, Ministro dell’industria di Israele?

Non capisco di che rammarico si parli, nessuno capisce di che rammarico si parli se poi l’esercito israeliano blocca la pubblicazione di tutte le notizie riguardanti morti, feriti e ricoveri di pacifisti.

Davvero Israele è così disperato?

Non sarà, forse, che a molti questo stato di guerra fa comodo?

https://i1.wp.com/in30secondi.altervista.org/wp-content/uploads/2010/05/image111.png?fit=375%2C263https://i1.wp.com/in30secondi.altervista.org/wp-content/uploads/2010/05/image111.png?resize=150%2C150Lorenzo DeclichIn 30 secondiarabi,deborah fait,freedom flotilla,israele
Stamattina i miei siti preferiti di propaganda israeliana tacciono. Forse i loro redattori aspettano di trovare un appiglio retorico decente per giustificare ciò che è successo nel mare di fronte a Gaza (ma forse in acque internazionali). Non ci vorrà molto tempo, ovviamente. Il 'discorso' è già ben incanalato: i pacifisti sono...