Voglio essere uno shahid

Repubblica, ieri, ha pubblicato un video (che stamani è ancora in prima pagina) il cui contenuto è descritto in questo modo (compresi i refusi):

In questo video apparentemente girato a bordo della nave turca Navi Marmara, uno degli attivisti si augura di diventare shahid, martire, nello scontro con le truppe israeliane. L’esercito israelianio ha postato il video su Youtube nel quale il passeggero dice letteralmente: “Voglio essere uno shahid” (fonte)

Nel video un individuo che si trova presumibilmente sulla Mavi Marmara viene intervistato da qualcuno che ha in mano un microfono di Press TV, la televisione iraniana in inglese.

L’intervistatore è presumibilmente Hassan Ghani, un videogiornalista scozzese di 24 anni (questo è il suo ultimo report dalla nave prima della cattura) che, fra le altre cose, lo scorso anno aveva seguito un’altra iniziativa umanitaria verso Gaza (promossa da “Viva Palestina” di George Galloway) e a cui evidentemente i militari israeliani hanno sequestrato telecamera e girato.

Noi non sappiamo cosa l’intervistatore chiede all’intervistato.

Leggiamo un cartello datato 3 giugno 2010 e inserito dai militari israeliani con su scritto “Sequenza dalla nave: oggi sarò uno shahid (martire)” e di seguito vediamo l’uomo dire:

“Quando andai col primo convoglio volevo essere uno shahid, ma non fui così fortunato. La seconda volta volevo essere uno shahid ma non funzionò. La terza volta è fortunata: se dio vuole, sarò uno shahid

Shahid significa “martire” nel senso di “testimone della fede”.

Quest’uomo effettivamente manifesta il desiderio di immolarsi per la sua fede e, presumibilmente, vede la missione a Gaza nel quadro di questa dimensione religiosa.

Non sappiamo come si chiama, di che nazionalità è, di che religione è (è sunnita o sciita?) non sappiamo quali erano i convogli precedenti durante le cui operazioni non diventò uno shahid.

Non sappiamo se questa volta è morto o meno.

Sappiamo unicamente ciò che questo individuo vuole diventare.

Ergo: l’informazione giornalistica riguardo a questo video, l’informazione delle cinque W, è semplicemente inesistente: si tratta di un documento fortemente decontestualizzano il cui unico messaggio è : sulla nave c’era un wanna-be-shahid.

Il ché non mi soddisfa molto.

Perché vorrei capire di quale idea di martirio stia parlando quell’uomo.

Ci terrei a tenere distinti i due concetti di shahid e kamikaze, ad esempio, perché sono un vecchio islamista e le due cose, come potete intuire dalla provenienza dei due termini – l’una arabo-islamica in senso largo e la seconda giapponese – sono un bel po’ diverse.

Sono diverse soprattutto nei due principali “campi” dell’islam, quello sunnita e quello sciita, il secondo dei quali sul martirio si fonda. E se non so chi davvero è quell’uomo che virtualmente parla a una televisione iraniana, non posso capire bene.

Ma al di là di questa mia insoddisfazione, che potete tranquillamente gettare nel secchio, mi accingo a concludere.

Applicando la logica, facendo un po’ di esercizio di meta-informazione, e tenendo conto anche di questo articolo (del quale non ho ragione di dubitare), posso dire che:

  1. diversi organismi israeliani, governativi e non, vogliono che passi il messaggio che a bordo della Mavi Marmara c’erano delle persone intenzionate a immolarsi in guisa di shahid nel senso terroristico del termine.
  2. “Repubblica” passa la propaganda israeliana senza applicare alcun genere di critica della fonte.
  3. sulla Mavi Marmara c’erano persone che volevano essere degli shahid ma che nessuno nella Mavi Marmara si è fatto esplodere in guisa di kamikaze sebbene è probabile che qualcuno, nell’affrontare senz’armi da fuoco militari israeliani ben armati, abbia di fatto avuto un atteggiamento suicida. Il ché non sposta di un millimetro le considerazioni fatte nei post precedenti (qui e qui).