L’ amministrazione di Laives (Bolzano) ha recentemente bloccato la cerimonia di matrimonio fra lei, marocchina musulmana e lui, italiano cattolico, perché mancava il nulla osta del consolato del Marocco (fonte).

Ciò è avvenuto perché in Marocco, come altrove, una donna musulmana per legge non può sposare un uomo non musulmano.

Il Consolato marocchino, quindi, non ha proprio intenzione di rilasciare il nulla osta fino a quando non perverrà una “conversione” all’islam del malcapitato.

Il fatto è chiaramente inaccettabile, il problema non è nuovo e la notizia è servita da spot a Souad Sbai che lo scorso 6/5/10, insieme a Manlio Contento (PdL), ha promosso un’iniziativa legislativa per superare l’ostacolo.

Posto che l’art. 3 della nostra Costituzione sancisce l’eguaglianza di tutti i cittadini, che la nostra legislazione è sovrana nel nostro paese e che essa non può subire limiti o modifiche in base a regole provenienti da altri paesi (e quindi il matrimonio, se uno ricorre in tribunale, s’ha da fare e basta), i due parlamentari hanno proposto un emendamento, approvato poi dalla Camera, al disegno di legge sulla semplificazione che recita così:

Dopo il comma 1 aggiungere il seguente:
1-bis. Nel medesimo termine di cui al comma 1, con decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro degli esteri e con il Ministro per le pari opportunità, in applicazione del principio secondo cui la legge straniera non è applicata se i suoi effetti sono contrari all’ordine pubblico, sono individuati i casi e gli Stati di provenienza per i quali il nulla osta di cui all’articolo 116, primo comma, del codice civile è sostituito da una dichiarazione resa, ai sensi dell’articolo 47 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, all’ufficiale dello stato civile dal cittadino regolarmente residente in Italia, nella quale si attesta l’assenza di cause ostative al matrimonio (fonte).

Insomma: se non arriva il nulla osta uno fa un’autocertificazione e amen.

Un foglio di carta che sarà certamente valido in Italia ma che in Marocco risulterà un falso, o ininfluente, o anche un’autoaccusa secondo le leggi vigenti in quei paesi.

La questione si risolverà qui, una volta approvata definitivamente la legge sulla semplificazione (se mai succederà), ma non nel paese di cui la donna è cittadina.

Lì, anzi, lei risulterà “ufficialmente” fuorilegge, il ché le spalancherà le porte delle carceri di cui è cittadina.

Una prospettiva non molto allegra.

Non sono un giurista, aspetto lumi, ma faccio il seguente ragionamento: mi rendo conto che l’argomento non è esattamente all’ordine del giorno in Parlamento e che Sbai e Contento hanno avuto il merito di cogliere l’occasione di un disegno di legge sulla semplificazione per inserire regole “illuminate” in materia di matrimoni interconfessionali ma… non sarebbe meglio, in questi casi, dare una cittadinanza di garanzia alla neo-sposa nel momento stesso in cui dice di sì al neo-sposo?

In questo modo la si metterebbe al riparo da eventuali forzati e perniciosi “ritorni” in patria (ad esempio a causa di divorzi etc. etc.).

Allora sì che l’Italia farebbe un figurone davanti a tutti.

E… visto che ci siete, cari Sbai e Contento, mi abolite anche la legge 94/2009 (istituzione del reato di clandestinità) in base alla quale una persona per sposarsi in Italia deve dimostrare la regolarità del proprio soggiorno? Come afferma questo studio quella legge pone seri ” dubbi di compatibilità con il diritto comunitario, costituzionale e gli obblighi internazionali”. Mica poco.

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L' amministrazione di Laives (Bolzano) ha recentemente bloccato la cerimonia di matrimonio fra lei, marocchina musulmana e lui, italiano cattolico, perché mancava il nulla osta del consolato del Marocco (fonte). Ciò è avvenuto perché in Marocco, come altrove, una donna musulmana per legge non può sposare un uomo non musulmano. Il...