Il pakistano medio (2)

Il Pakistan è, in breve, un luogo dove la democrazia non è di casa, dove l’assassinio politico è all’ordine del giorno, dove parti dello Stato finanziano e incoraggiano le forze che lo Stato ufficialmente combatte, dove albergano più di una efferatissima organizzazione terroristica di matrice islamica, dove una versione vieta e oscura dell’islam politico combatte a suon di bombe tutto ciò che percepisce essere “altro da sé” (sciiti, cristiani, indù, ahmadi etc.), e dove la povertà o la ricchezza estreme stendono su tutto un manto ulteriore di cattiveria e cinismo*.

Il Pakistan, ufficialmente, è anche un luogo sfortunato, in ragione del fatto che lì si è abbattuta una delle più grandi inondazioni della storia.

Questi due elementi, messi insieme, cancellano il pakistano, ovvero il cittadino medio del Pakistan, lo rendono meno di un numero, un oggetto della politica.

E’ per questo che mi piacerebbe fosse preso in considerazione dai mass-media il fatto che in Pakistan ci sono i pakistani, qualcuno dei quali vuole spiegare al mondo che un Pakistan diverso è possibile.

E’ il caso di Haroon Nasir, direttore del Gulshan Centre for the Study of Islam & Christianity.

Leggere qui per credere.

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* Per fare un esempio Fides news denuncia:

  1. discriminazione su base religiosa per la somministrazione degli aiuti (qui);
  2. intenzionale deviazione del corso dell’inondazione da parte dei proprietari terrieri ricchi verso villaggi di poveri disgraziati, in particolar modo cristiani e indù, per salvare il proprio latifondo (qui. Vedi anche qui).