Senza bufale né omissis

Oggi MilleOrienti pubblica un post dal titolo “Cristiani assediati ovunque: in India, Pakistan, Indonesia, Medio Oriente…“.

E’ una panoramica su ciò che negli ultimi tempi il sentimento anticristiano (indiscriminato) ha determinato in termini di esplosioni di violenza e repressioni in aree dove l’identità religiosa funziona sempre più spesso da catalizzatore di istanze politiche.

Si tratta di un fenomeno molto complesso che, ho segnalato più volte, non può essere ridotto a un semplice “noi contro loro”, semplicemente per il fatto che sia “noi” che “loro” siamo ogni volta diversi (si vedano proprio gli esempi portati da MilleOrienti) e che spesso questi conflitti nascondono motivi più profondi, radicati in una storia che va considerata (si veda in Nigeria, ad esempio).

Eppure c’è chi proprio di contrapposizioni vuole crearne, a volte anche usando come strumento le parole, al contrario ragionevoli e misurate, di altri.

E’ il caso di Sussidiario.net di ieri, in cui si pubblica un’intervista a Piero Gheddo (questa sì è una fonte di prima mano, caro Meotti) il cui cappello fa così:

Le violenze dei musulmani contro i cristiani del Kashmir mettono l’Occidente di fronte a un sfida cruciale per la sua sopravvivenza. Lo spiega padre Piero Gheddo, missionario del Pime, profondo conoscitore dei Paesi dell’Asia grazie all’esperienza acquisita sul campo durante numerosi viaggi in tutto il mondo e a una rete di contatti con i religiosi presenti nei Paesi più a rischio. E proprio in virtù di questa esperienza, padre Gheddo sottolinea che l’unica risposta possibile alla sfida posta dall’islam può essere quella di un ritorno dell’Europa alla fede (fonte).

Leggendo l’intervista a Gheddo si capisce che sì, questi è davvero un “conoscitore dei paesi dell’Asia”, perché:

  1. quando viene chiamato a parlare di Orissa e Madhya Pradesh individua negli hindu i “persecutori”;
  2. la sfida cui si riferisce non è quella lanciata in Kashmir da alcuni violenti, ma in Europa dagli immigrati musulmani (la critica non è rivolta ai musulmani in quanto soggetti violenti ma ai cristiani europei in quanto ormai “pagani”).

Denunciare mistificazioni come queste, ovviamente, non significa che il fenomeno non esista (si veda ad esempio questo post su “l’Osservatorio islamico di resistenza alla cristianizzazione”) quanto, piuttosto, che dobbiamo accettare la sua complessità e dobbiamo provare a descriverla, per quanto possibile, senza cadere in trappole e semplicismi.

A questo proposito cito l’ultimo paragrafo del post di MilleOrienti:

La situazione è seria, e credo siano inutili, se non dannose, le “crociate mediatiche” di certi quotidiani italiani, che gridano quando c’è la notizia di una violenza e tacciono il giorno dopo, secondo l’imperante costume di “giornalismo fast food” che ignora la fatica degli approfondimenti e delle analisi. Ma altrettanto certamente tutti quelli che hanno a cuore il dialogo interculturale e interreligioso e la tutela delle culture “altre” qui in Italia non devono chiudere gli occhi o voltare la faccia quando gli “altri” sotto assedio sono i cristiani. “Ognuno è straniero per gli altri”, è il titolo di un post che MilleOrienti aveva pubblicato tempo fa. Tutela della identità culturale e della libertà religiosa devono valere per tutti, ovunque.

Infine, come già mi è capitato di fare, segnalo l’esistenza delle due agenzie cattoliche che più “coprono” (non senza ideologismi, intendiamoci), queste vicende: Asianews e e Fides News.