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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Scontri di ideologie e limiti della democrazia intellettuale

2010-09-18
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Nel dibattito accesosi sulla minaccia di roghi di libri e la messa in atto di proteste violente contro tale minaccia, sono uscite riflessioni spesso a sproposito (fra l’altro e se ne è parlato qui e qui e altrove), oltre ad esser state messe in giro, volontariamente o involontariamente, vere e proprie falsità.
Falsi ideologici si direbbe in avvocatese.
E qui infatti voglio impostare un discorso che forse mi attirerà gli strali di molti, ma che può essere un modo “trasversale” per guardare a certi fatti. E che, perdonatemi, richiederà più di 30 secondi.

Da oltre un decennio è stata messa in giro la favola dello “scontro di civiltà” che vedrebbe opposti Occidente e Islam, grandezze fra l’altro non omogenee.
E abbiamo più volte ribadito di non credere a questo scontro. Ma proviamo a cambiare terminologia e proviamo a parlare di “scontro fra ideologie“.

Intendendo qui con ideologia un complesso di valori e costruzioni intellettuali che avvolgono e fomentano quello che è il vero scontro, la cui natura, in genere, è politica e/o economica.

Non c’è dubbio che, ad esempio, ai tempi della guerra fredda lo scontro era principalmente politico fra due blocchi facenti capo a USA e Russia, ma vi era anche un forte scontro fra ideologie — capitalismo e socialismo — di portata quasi planetaria.

L’idea che voglio introdurre è che non di rado anche le religioni possono trasformarsi in ideologie. E che in quest’ottica si possono avere scontri fra ideologie anche religiose.

Ora qual è l’ideologia dell’Occidente che si starebbe scontrando (con una qualche altra ideologia)?
A mio avviso le ideologie che contraddistinguono il cosiddetto “Occidente” sono il capitalismo e la democrazia rappresentativa (con il suo corredo di diritti umani e civili).

Concentriamoci su uno degli aspetti di queste ideologie: la libertà di espressione.
Per le democrazie occidentali è praticamente un dogma.
Un dogma con le sue eccezioni (a volte l’ideologia dominante vieta o osteggia l’espressione di un’ideologia avversa). Un dogma con le sue contraddizioni (pensate a una specie di stringa g di Goedel: è teoricamente possibile esprimere un’opinine blasfema rispetto al dogma stesso?). Ma pur sempre un valore indiscutibile e incontestabile.

E questo si riflette, giustamente, anche sulla libertà di espressione religiosa, anch’essa divenuta “sacra”. Ciò porta a una incredibile e incontrollabile proliferazione delle “chiese autocefale” — per usare un termine dell’ortodossia cristiana — dalle posizioni più variegate. Ho provato a contare ad esempio le sette di derivazione cristiana nate e diffusesi negli USA negli ultimi due secoli, ma è peggio che contare le pecore. Il dato importante è che se in totale raggiungono una buona percentuale di coloro che si definiscono cristiani, raramente ciascuna di esse supera l’un per cento di coloro della popolazione americana.

A questo punto bisogna fare una parentesi storico-religiosa. Il proliferare delle chiese “personali” è un effetto alla riforma protestante del XVI sec.. O forse no. Si può infatti sostenere che l’idea di un cristianesimo che delega a un unico vertice giudicante e interpratante [le scritture], ossia l’idea di un clero gerachizzato e sacramentalizzato, sia esclusiva del cattolicesimo romano.
Tutte le altre religioni monoteistiche non lo conoscono. Nemmeno l’ebraismo (almeno dalla distruzione del tempio in poi non si hanno più “sacerdoti” ma solo “maestri”), e nemmeno l’islam (dove si hanno solo imam o shaykh). Per loro natura, queste religioni sono in sé profondamente democratiche, sul piano umano.

E veniamo ora al punto: Parsi si chiede “Ma quanti «reverendi Jones» ci sono nel mondo islamico e quanto grande è il loro seguito?” (vedi qui).
La domanda è giusta, ma contiene una dose di retorica che distorce la prospettiva. Perchè in USA ci sono tanti «reverendi Jones» che sono capi della propria chiesa personale e che possono esprimere la loro religiosità grazie alle libertà democratiche (e fiscali) garantite dal “regime democratico”.
Ma per altre ragioni anche nell’islam vi sono miriadi di imam e, in un certo senso, di madhhab (oltre ai quattro ufficiali).
Nell’islam, infatti, la libertà di espressione religiosa è molto ampia. Si può dire che abbia gli stessi limiti della libertà di espressione nella democrazia (ossia, basta che non sia blasfema). E anche lì la validità di una “scuola” o “corrente” è fondamentalmente data dal numero di seguaci che riesce ad affiliare all’ideologia che producono.

Ideologia, per l’appunto, non religione in senso stretto.
A volte si tratta di ideologie violente, settarie, esclusiviste, millenariste, a volte sono estremamente spiritualiste, popolari, pacifiste, riformiste.

Quanti sono i seguaci dei vari «reverendi Jones» che esistono in Occidente e nel Mondo Islamico?
Probabilmente pochi rispetto a quanti invece si riconoscono in altre correnti o in altre chiese (o madhhab) più consistenti. Solo che quelli che fanno più rumore, chissà perché, sono i più estremisti.

Una delle conseguenze di questo ragionamento sembra infatti essere che “la democrazia, o la libertà di espressione, genera estremismi”. Ma attenzione a fare il passo successivo.

Eppure c’è un altro tipo di «reverendi Jones» che è prodotto sì dalla ideologia democratica ma da quella laica. E che mi preoccupa maggiormente, proprio perché laica e non ammantata dalla sacralità della religione. E che per questo riesce ad apparire più lucida e più logica.
Ed è quella che fa riferimento a radici culturali, etniche, spesso razziali. E che trasforma i conflitti ideologici in “scontri di civiltà”.
Ma a questo punto mi fermo e lascio a voi il compito di individuarla.

D

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5 Responses to Scontri di ideologie e limiti della democrazia intellettuale

  1. roseau on 2010-09-19 at 18:06

    Cito:

    Eppure c’è un altro tipo di «reverendi Jones» che è prodotto sì dalla ideologia democratica ma da quella laica. E che mi preoccupa maggiormente, proprio perché laica e non ammantata dalla sacralità della religione. E che per questo riesce ad apparire più lucida e più logica.
    Ed è quella che fa riferimento a radici culturali, etniche, spesso razziali. E che trasforma i conflitti ideologici in “scontri di civiltà”.
    Ma a questo punto mi fermo e lascio a voi il compito di individuarla.

    Darmius, io credo che la visione sacrale della religione sia, in certi paesi in cui vige la democrazia laica che porta all’ emersione dei “reverendi Jones”, introiettata e sostanzi, eticamente, lo stesso indiscutibile assunto democratico.
    Mi spiego: in Francia, la laicità è, almeno da un secolo a questa parte, ma con radici rivoluzionarie, una sorta di religione civile che si alimenta in rituali plebiscitari quotidiani, come quello dell’ osservanza di evitare simboli religiosi portati “ostensiblement”.
    Negli Stati Uniti, vige un modello laico e comunitarista/federalista, almeno statutariamente, ma che nella realtà ha portato al clustering dei vari gruppi etnici e sociali e alla loro volontaria, dopo gli sforzi iniziali, mancata integrazione.
    Non ci vogliono nel modello bianco, occidentale, razionale (anch’ esso sostanziato da liturgie e di ritualità teiste: basta guardare i …soldi americani) e civile uscito dall’ onda lunga delle “rivoluzioni atlantiche”, per dirla come Palmer?
    Benissimo, ce ne stiamo per nostro conto. E contraddiciamo apertamente a quanto ci si aspetta dal cittadino medio.

  2. darmius on 2010-09-21 at 09:32

    posso condividere le tue ragioni. Ma, forse mi son spiegato male, io intendevo scindere il piano “religoso sacrale” e “introiettivo” da quello ideologico.
    D

  3. Marti on 2010-09-29 at 17:41

    “Nell’islam, infatti, la libertà di espressione religiosa è molto ampia. Si può dire che abbia gli stessi limiti della libertà di espressione nella democrazia (ossia, basta che non sia blasfema). ”

    “Beim Islam ist nämlich die religiöse Ausdrucksfreiheit sehr weitreichend. Man kann sagen, dass dieselbe Meinungsfreiheit wie in der Demokratie besteht (sprich, es ist ausreichend, dass sie nicht blasphemisch ist).”

    Antwort auf die deutsch Übersetzung unter http://e-blogs.wikio.de/religion-und-ideologie-die-geistigen-grenzen-der-demokratie

    Genau das ist so nicht zutreffend! Der sunnitischen Islam, dem etwa 90% aller Muslime angehören, hat sehr klare Regeln, was toleriert wird und was nicht und diese Grenzen der Toleranz sind sehr eng.

    Wer sie überschreitet, hat dem Islam verlassen und wird durch takfir (Erklärung zum Kafir, d.h. Nichtmuslim) vogelfrei: jeder kann ihn sünd- und straflos töten, dazu ist die Obrigkeit aufgerufen ihn hinzurichten, gemäß dem Hadith “wer seine Religion wechselt den tötet” (man badala dina-hu, fa-qtulu-hu).

    Das Sunnitentum erlaubt vier Rechtsschulen (madhahib) und drei Glaubenslehren (aqa’id). Wer anderen Rechtsschulen und Glaubenslehren anhängt, gilt als Nichtmuslim, dessen Leben nicht geschützt ist. War er vorher Muslim, ist er als Apostat zu töten.

    Ebenfalls den Islam verlassen hat derjenige, der etwas für verboten (haram) erklärt, was eindeutig erlaubt (halal) ist oder für erlaubt erklärt, was eindeutig verboten ist.

    Auch derjenige, der hartnäckig das fünfmal-tägliche Ritualgebet (salat) verweigert, gilt als Apostat.

    Nicht nur Kritik an Mohammed und dem Koran, sonder auch an seinen muslimischen Gefährten (sahaba) gilt als blasphemisch.

    Der Islamreformer Mahmud Muhammad Taha wurde noch 1985 im Sudan offiziell wegen Apostasie hingerichtet, der Islamreformer Nasr Hamid abu Zaid noch 1995 wegen Apostasie von seiner Frau zwangsgeschieden.

    Es gab sogar einmal eine islamische Inquisition, die sogenannte Mihna unter den Kalifen Ma’mun, Mu’tasim und Mutawakkil.

    Der berühmte Islamgelehrte al-Ghazali (gestorben 1111) fällte das fatale Urteil gegen die Philosophen, dass jeder, der durch freies Denken zu einem anderen Urteil kommt als die sunnitischen Orthodoxie, ein Apostat und damit zu töten sei. Das war das Todesurteil für die Philosophie und das freie Denken im Sunnitentum!

    Der berühmte Sufi al Halladsch wurde hingerichtet, weil er sagte “ana al-haqq”, das heißt “ich bin al-haqq“, ein Wort, das viele Bedeutungsfacetten hat und meist mit “Wahrheit” übersetzt wird.

    Wenn man all das betrachtet, ist die Vorstellung es gebe im Islam so etwas wie eine Demokratie inGlaubensfragen, völlig absurd, sowohl was das abstrakte Normensystem angeht, als auch was die tatsächliche Umetzung angeht.

    Wer von der sunnitischen Orthodoxie abweicht, wird mit dem Tode bedroht und nicht selten tatsächlich auch umgebracht.

    • darmius on 2010-10-01 at 10:26

      @Marti
      I beg you pardon, but I will reply in english, since I don’t handle deutsch very well.
      Thank you for your remarking.
      I probably simplified the matter, which is far more complex.
      Anyway, the examples you quote, in my opinion, fall in what I called the “g-string limit” of the freedom of expression.
      Apostasy and blasphemy are these limits in islam. Just as, I think, nazism and racism are the limits in democracy.
      Yet in islamic world we do see a lot of different views and opinions (not on dogmas, but on
      other relevant matters such as politics, war, women status, financial system) not facing a
      takfir charge.

      Obviously, sometimes charging someone of apostasy maybe the shortest way to put aside an enemy, even though the conflict has nothing to do with religion. But this one is another story.
      Darmius

  4. Marti on 2010-10-01 at 12:06

    Hallo Darmius,

    the decisive thing is, that everybody “who forbids was is clearly allowed and allows, what is clearly forbidden” is seen as an apostate by sunni orthodoxy.

    Thus, everybody who disagrees on decisive matters is threatend with death. And fear is a thing that destroys the freedeom of speech.

    And exactly thats the reason, why there is no really open disussion on matter of religion in societies that are dominated by islam.

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