Predoni, terroristi e servizi segreti nel Maghreb e nel Sahel

In questi giorni al-Qaida nel Maghreb Islamico (AQMI, vedi qui e qui) torna alla ribalta per due motivi:

  1. rivendica il rapimento di 5 francesi in Niger (qui);
  2. diviene oggetto di una campagna militare in Mauritania (qui).

La storia dell’AQMI è controversa. Tempo fa osservavo quanto i suoi legami con al-Qaida “centrale” fossero scarsi – i suoi vertici, sembra, snobbano l’AQMI – e mettevo in evidenza il fattore locale: talvolta, in questi anni, si è fatta molta fatica a distinguere l’AQMI da una banda di predoni “normali” (vedi i links sopra).

Ora arriva un’analisi accurata (preceduta da un libro: “The Dark Sahara: America’s War on Terror in Africa”) di Jeremy Keenan, professore associato di ricerca presso la School of Oriental and African Studies della London University.

L’articolo narra di una situazione molto complicata: dietro all’AQMI, secondo Keenan, vi sono principalmente il governo algerino, con i suoi servizi segreti, e in seconda battuta i servizi segreti americano e britannico.

Obiettivo algerino: riarmarsi e divenire il cliente privilegiato degli americani nell’area.

Obiettivo americano (e britannico): stabilire le proprie basi militari in aree di grande importanza strategica ed economica.

Operazioni di false flag, infiltrazioni nei gruppi esistenti ed altre amenità sono le strategie usate da queste agenzie.

Tutto, ovviamente, nel quadro della Guerra al Terrore.