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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Winnie The Pooh e la moschea di Medina

2010-11-02
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Questo è Wini al-Dabdub, Winnie The Pooh in arabo, editore saudita, distribuzione nel Golfo e altri paesi arabi.

Wini al-Dabdub ha una regolare licenza Walt Disney (al cui capitale partecipa un noto principe saudita, il carissimo e buonissimo al-Walid bin Talal) e fa tutte le cose di Winnie The Pooh.

Col giornale di Wini al-Dabdub puoi fare tutto ciò che i bambini di tutto il mondo possono fare con un giornale di Winnie The Pooh: leggere storie, colorare etc. etc.

Gli amici di Wini però sono un po’ diversi dagli amici di Winnie:

Due di loro, in particolare.

Come recita la didascalia Sahar e Mus’ab Muhammad Mustafa sono fotografati “durante la loro visita alla Moschea del Profeta” di Medina.

Wini, insomma, è musulmano, e come tale appartiene a Mondo B, il mondo dell’Islamercato.

Un mondo in cui tutto ciò che si compra è islamicamente connotato.

 

 

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16 Responses to Winnie The Pooh e la moschea di Medina

  1. darmius on 2010-11-02 at 08:55

    Non so, lorenzo, qui forse stiamo esagerando. Che Wini sia islamicamente connotato rispetto a Winnie, solo perché fra le foto dei suoi fan ce n’è una la cui didascalia indica esser stata scattata in una moschea, mi sembra eccessivo. Quando da piccolo leggevo Topolino, capitava che fra gli amici di topolino ci fosse , che so, chi mandava la foto della prima comunione. Non per questo topolino era cattolicamente connotato.
    è chiaro che se vendi Wini nei paesi del golfo i lettori saranno per lo più musulmani. Semmai bisognerebbe vedere se le storie a fumetti subiscono adattamenti per diventare islamicorrette. Ma anche in questo non ci vedrei un grosso scandalo.
    D

    • Lorenzo Declich on 2010-11-02 at 09:12

      Con Topolino hai fatto l’esempio giusto. Chi ha detto che Topolino NON era connotato da quel punto di vista? Lo era eccome. Alan Ford invece no, ad esempio.

      Non parlo di scandali, poi. Parlo di islamercato. Di una cosa conservatrice e tesa al profitto.

      Darm, tu sei il primo a dirmi di non fare scandalismo e io cerco di non farlo. Ma poi se tu percepisci lo scandalo che ti posso fare? :-)))

      Il post era solo per dire che questa realtà c’è. La qual cosa è assolutamente in linea con ciò che penso riguardo all’esistenza di una sola realtà vincente sul pianeta, quella del denaro.

  2. letturearabe on 2010-11-02 at 09:53

    vogliamo parlare di topolino e minnie che chiamano i loro figli “nipotini” perché non sono sposati?

  3. darmius on 2010-11-02 at 16:23

    vabbe’, dicevo scandalo per dire “spunto interessante”.
    Comunque ribadisco che la Disney fa glocalizzazione da tanti anni, e direi anche che lo fa bene (dal suo punto di vista, ovviamente). Per dirne una, in Indonesia si ripubblicano pari pari, ovviamente tradotte, le storie di topolino e paperino pubblicate (e disegnate e sceneggiate) in italia.
    D
    PS: qui quo qua e tip e tap sono davvero dei nipoti. In alcune storie comparivano anche i loro genitori. Ma ora stiamo davvero divagando…

  4. mizam on 2010-11-03 at 12:42

    Qui, qua e là
    Non han ziya*

    *(ضياء )

    • minos on 2010-11-04 at 11:08

      ziya?
      mizam non sei dummy-friendly

  5. darmius on 2010-11-03 at 21:06

    Mizam, le tue poesie son sempre folgoranti!
    :)
    D

  6. mizam on 2010-11-04 at 02:51

    Caro D, probabilmente perché sono folgorato!
    :)

  7. mizam on 2010-11-04 at 13:26

    Pregandovi di leggere con accento bersaniano (anche ziya):
    “Oh, ragazzi, ma dico, scherziamo? Quando mai un versificatore mette le note a se stesso? E con certi pezzi di filologi che bazzicano da queste parti…”

    Non s’addice al vecchio autore
    Dare lumi sul fulgore
    Tu mi chiedi lumi dammi
    Ma i miei versi son dilemmi.

  8. mizam on 2010-11-04 at 15:00

    (con lo stesso accento di cui sopra)

    “…, oh, ragazzi, siamo seri, sarebbe come la balena che si cava il grasso da sola, che poi ai lavoratori lì sul peschereccio non ci resta niente da fare e allora non stupiamoci che la cosa, lì, l’economia non decolla…”

    (modello di metafora bersaniana)

  9. darmius on 2010-11-04 at 16:07

    Sempre nel mio momento filologico (così facciamo decolalre l’economia):
    diya’ (ziya’ alla persiana) in arabo vuol dire “luce”, ma è anche un nome maschile abbastanza diffuso (specialmente composto con teonimi). Il nostro sommo bardo immagino l’abbia usato per la sua assonanza con l’italiano “zia”.
    D

  10. mizam on 2010-11-04 at 17:06

    Eh sì, direi più nel senso di splendore, fulgore ecc.
    D, mi spiace, ti nomino esegeta ufficiale.
    Nel Subcontinente addirittura traslitterato Zia, qualcuno ricorderà il cupo dittatore pakistano Zia ul-Haq…

  11. minos on 2010-11-08 at 16:43

    yatta! ho la febbre e non sono in grado di arrivarci da sola.
    grazie dello spiegone

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