La paura preferita

L. Scarlini, La paura preferita. Islam: fascino e minaccia nella cultura italiana, Bruno Mondadori, Milano 2005.

Questo libro di piccole dimensioni merita di essere letto perché affronta il rapporto tra Oriente e Occidente da un punto di vista inusuale: quello della musica lirica. Mi limito a segnalare quanto riguarda Algeri e l’Algeria, lasciando, a chi lo volesse, gli altri percorsi.

Secondo l’immaginario orientalista le donne arrivavano ad Algeri incatenate e destinate a essere vendute come schiave al mercato, destinate ovviamente al piacere sessuale. Ciononostante si ha notizia di donne che hanno volontariamente scelto di passare sull’altra sponda del Mediterraneo sia per necessità (sfuggire all’Inquisizione) sia per pura curiosità.

La storia di una di queste viene narrata ne L’Italiana in Algeri (1813), musica di Gioacchino Rossini e libretto di Angelo Anelli, opera che chiude il ciclo delle turquerie in Iitalia e preannuncia il Risorgimento.

Pare che l’ispirazione per la trama sia venuta da una dama lombarda, Isabella Frapolli, discretamente bella, secondo quanto ci vien detto, e affascinante. Isabella, vivace animatice della Milano napoleonica, stufa di amoreggiare con gli ufficiali, parte per un viaggio con un’amica nel 1805. Le due donne viaggiano su strade malsicure allo scopo di essere catturate; fatto che puntualmente avviene poco prima dell’invasione francese dell’Algeria nel 1830.

Giunta ad Algeri, Isabella diviene la favorita del bey Mustafa ben Ibrahim, personaggio dell’opera di Rossini, e riesce poi a fuggire, non si capisce bene come, con i gioielli che questi gli aveva regalato per rientrare a Milano.

Da questa lettura ho cominciato a chiedermi quanto l’Algeria sia presente nella cultura italiana e, in campo musicale, dobbiamo attendere un bel po’ prima di ritrovarla. In effetti sarà Luigi Nono a interessarsene, in particolare sempre alla figura di una donna, Djamila Bupacha. Djamila Bupasha è il titolo di un movimento per soprano solo che Nono – sempre attento e impegnato – ha inserito nella sua opera Canti di vita e d’amore, opera in tre movimenti composta nel 1962 per tenore, soprano e orchestra. Djamila Bupacha è qui il simbolo dell’oppressione politica, soggetto al quale Nono ha dedicato diverse sue composizioni.

Il testo del brano, di  Jésus Lopez Pacheco, poeta antifranchista, si intitola Esta noche:

Quitadme de los ojos
esta niebla de siglos.
Quiero mirar las cosas
como un niño.
Es triste amanecer
y ver todo lo mismo.
Esta noche de sangre,
este fango infinite.
Ha de venir un día,
distinto.
Ha de venir la luz,

creedme lo que os digo

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