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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Wikileaks: i Guantanameros

2010-12-01
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Ho sempre pensato che la sorte dei detenuti di Guantanamo ci avrebbe raccontato molto della “Guerra al Terrore” e dei suoi errori.

Oggi, alla luce dei cablogrammi emanati da Wikileaks ne sono ancora più convinto.

Ma partiamo dall’inizio. Nel 2007 Wikileaks aveva pubblicato il manuale della prigione, 238 pagine, suscitando scandalo ma ancora prima, nel 2003, molto era stato scoperchiato e, fra le altre cose, si era scoperto che, assurdamente, l’unico libro ammesso in gabbia era il Corano.

Su questo blog ho seguito spesso le vicende di ex-detenuti di Guantanamo. L’ho fatto principalmente perché questi individui in un modo o nell’altro spuntavano come funghi in vicende più o meno nebulose riguardanti al-Qaida&co.

Il 23 aprile riportavo che il governo saudita spende 50 milioni di dollari ogni anno per un progetto di recupero dei jihadisti espulsi da Guantanamo.

Il 26 maggio mi imbattevo in Wafa al-Shihri, aka Umm Hajir al-Azdiyya, moglie dell’ex-Guantanamo Said al-Shihri.

Questi, un saudita, era stato rilasciato da Guantanamo e inserito nel suddetto milionario programma di riabilitazione.

Evidentemente re-inserito non fu, visto che fuggì in Yemen presso quelli di al-Qaida nella Penisola Araba e ora figura al n. 31 della lista dei terroristi più ricercati dell’Arabia Saudita.

Il 16 ottobre, poi, incontravo Jaber Jabran al-Faifi. Preso in Afghanistan e portato a Guantanamo con l’accusa di aver partecipato a scontri insieme ai Talebani e addestrato persone, dal dicembre del 2006 fu mandato in Arabia Saudita per la riabilitazione e dal 2008 scappò, appena terminato il programma, per andarsi ad unire anche lui a quelli di Al-Qaida nella Penisola Araba. A ottobre 2010, però, aveva deciso di tornare a casa: era stanco della vita del terrorista.

Il 18 novembre, infine, inciampavo in Ahmed Khalfan al-Ghailani che,  essendo di Zanzibar non è stato mai rilasciato da Guantanamo. L’individuo è il primo guantanamero ad essere stato processato: è stato quasi prosciolto.

Arriviamo all’oggi e ai cable di Wikileaks.

La mia fonte è il New York Times, che raccoglie tutta la documentazione a sua disposizione sull’argomento, spiegando che – come tutti sanno – a un certo punto non sembrò più accettabile all’amministrazione americana tenere aperto un posto come Guantanamo, motivo per cui si cercò e si cerca tutt’ora di sbolognare i guantanameros da qualche parte.

  1. l’altr’anno il Re dell’Arabia Saudita, Abdullah bin Abdulaziz, proponeva all’amministrazione americana di mandare i guantanameri in Yemen, senza curarsi di ciò che sapeva benissimo essersi prodotto in Yemen. Il Re proponeva di impiantar loro un chip infrapelle per monitorarne i movimenti;
  2. Alla Slovenia, in un meeting con Obama fu proposto di prendersi qualche guantanamero;
  3. Le Maldive accettarono 2 guantanameri in cambio di soldi dal Fondo Monetario Internazionale;
  4. Bush offrì al Kiribati 3 milioni di dollari per prendersi 17 guantanameri cinesi;
  5. Il Presidente dello Yemen chiese soldi per la riabilitazione dei guantanameri yemeniti in Yemen;
  6. Alla fine del 2009 la nuova Presidente della Lituania rifiutò un guantanamero perché si scoprì che in Lituania la CIA aveva messo una prigione segreta per interrogare con torture gli alqaidisti. Nei cablogrammi la Presidente si scusava con gli americani: in quella situazione non era il caso accogliere un guantanamero;
  7. Con la Cina il problema era complicato. La Cina voleva indietro alcuni Uiguri-guantanameri per far loro la festa, non per riabilitarli. Gli Stati Uniti non potevano ridarglieli così, senza colpo ferire, anche perché una corte federale ordinava di liberarli. I cablogrammi testimoniano tensioni in merito: i cinesi minacciavano di “non rimuovere ostacoli” in Afghanistan se non avessero riavuto i loro Uiguri. Minacciarono anche i Finlandesi, che se ne volevano prendere 2 e gli Albanesi, che ne avevano presi 6 (by the way: due di questi Uiguri sono in Svizzera, adesso, è c’è anche qualcuno che non abbozza);
  8. Un bel po’ di guantanameri furono rimandati in patria per essere giudicati lì. In Afghanistan ne furono spediti 41, 29 dei quali furono messi in libertà in fase pre-processuale;
  9. Il problema principale di Obama erano però i guantanameri yemeniti, più della metà degli ospiti rimasti. Era un problema grosso perché il Presidente yemenita se li sarebbe anche presi indietro ma non assicurava una detenzione a lungo termine e alla fine chiese almeno 11 milioni di dollari per un programma di riabilitazione (anche perché i sauditi non volevano prendere gli yemeniti nei loro centri di riabilitazione). Saleh mercanteggiava, insomma, affermando: “la riabilitazione non è un mio problema” e quando gli offrirono 500.000 dollari rifiutò;
  10. In Arabia Saudita invece il programma c’era. Accolse 5.000 persone, 119 delle quali guantanameri, 11 dei quali tornarono in auge. I dispacci, se comparati con altre fonti, in questo caso dimostrano che le percentuali di successo del programma di riabilitazione saudita in contesto diplomatico furono gonfiati;
  11. Il Ministro degli interni del Kuwait, messo di fronte alla notizia che un alqaidista kuwaitiano guantanamero si era fatto esplodere in Iraq (2008), disse (2009) che i guantanameri dovevano essere lasciati liberi di farsi esplodere: solo così si sarebbe risolto il problema.

Però adesso non facciamo dietrologie. Va bene?

[fuori misura]

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2 Responses to Wikileaks: i Guantanameros

  1. ventopiumoso on 2010-12-01 at 13:14

    eh, non facciamo dietrologie, facile a dirsi.. :)

  2. […] modello” liberati c’erano l’autista di Osama bin Laden (Nasser Tailamun), un guantanamero (Abu Sofian Ben Guemou), il capo del LIFG (Abdelhakim Belhaj) il capo militare del LIFG (Khaled […]

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