Egitto: i salafiti scendono in politica

Con la sua solita acredine Sherif segnala la discesa in campo dei salafiti in Egitto e ne descrive il loro “apporto alla democrazia” in termini di caos e insicurezza.

Sotto Mubarak i salafiti erano “quietisti” (non ti immischiare nella politica, casomai fai soldi)  e il loro estremismo “purista” – strumento per criticare le altre espressioni dell’islam egiziano – era tutto sommato funzionale a Hosni per tenere al palo i Fratelli Musulmani.

Ora che si sono rotte le acque cambia tutto.

I salifiti dicono che vogliono partecipare alla vita politica.

Una pagina di Facebook raccoglie i sostenitori della candidatura di un telepredicatore salafita, Mohamed Hassan, alla presidenza dell’Egitto.

Dopo il referendum costituzionale vinto dai “sì” un predicatore salafita, Mohammed Hussein Yacoub, ha detto che “aveva vinto l’islam” in forza del fatto che in quel referendum non si metteva in discussione l’islam come fonte primaria della legislazione egiziana.

Ad Alessandria i salafiti vengono alle mani con i “giovani della rivoluzione”.

Non è un bel vedere. Ma vederli è meglio che non vederli.

La democrazia è difficile.