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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

L’imam omofobo e la fatwa di cartone

2011-05-11
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Succede che un imam di Milano, Ali Abu Shwaima pensa che l’islam costituzionalmente una religione omofoba e dice:

In una riunione che si è tenuta nei giorni scorsi tra fedeli a Milano ho spiegato che ritengo sia giusto votare a sinistra perché è lì che troviamo posizioni più vicine ai nostri ideali. Ho però aggiunto che a sinistra ci sono diverse componenti, e certamente quella di Sel, dove sono candidati alcuni musulmani, non è la più consona perché la condotta del suo leader contrasta con l’etica islamica e noi non possiamo condividere il loro comportamento (fonte)

Succede che i giornali italiani passino questa cosa come una fatwa cioé un parere giuridico non vincolante, riportando il nostro pensiero a un mondo islamico costellato di fatwa minacciose e/o stupide e/o folkoristiche.

Cosa che non è ma che fa gioco a molti.

Ad esempio a Daniela Santanché, che riuscì a guadagnarsi la scorta nel modo seguente:

Ali Abu Shwaima è stato accusato nell’ottobre del 2006 dalla parlamentare Daniela Santanchè, allora esponente di Alleanza Nazionale, di aver pronunciato a margine di una trasmissione televisiva una Fatwa che comporterebbe una condanna a morte nei confronti della deputata. La notizia, diffusa il giorno seguente in un articolo del giornalista Magdi Allam sul Corriere della Sera[2], si basa sul fatto che secondo la Santanchè l’imam avrebbe, alcuni minuti dopo il termine di un dibattito televisivo tra i due, apostrofato la parlamentare con la frase «lei semina l’odio, è un’infedele»[3]. Secondo Magdi Allam – che all’epoca non aveva ancora abiurato l’Islam in favore del Cristianesimo – tale frase era assimilabile a un’accusa di apostasia (anche se la Santanchè, che non è mai stata musulmana, non può abbandonare un Islam in cui non è mai entrata), punibile con la morte secondo alcune interpretazioni radicali del Corano[4].

Alcuni giorni dopo il Ministero dell’Interno ha accolto la richiesta di scorta avanzata dalla Santanchè a causa della presunta minaccia. L’imam, intervenuto nuovamente nei giorni successivi in una trasmissione televisiva, ha dichiarato di non aver emesso nessuna Fatwa (che comunque non ha titolo di emettere e che dovrebbe essere emessa semmai in un procedimento formale da un Ulema) e che ritiene che “la vita è sacra, sia di un musulmano che di un non musulmano”[5].

Comunque: succede, ovviamente, che si raccolgano opinioni opposte nelle varie comunità, dando però l’idea che ci sia in atto una sorta di tenzone fra dotti, cosa che non è:

Contro l’invito rivolto ai fedeli dell’esponente islamico (si calcola che siano circa 100mila i musulmani aventi diritto al voto a Milano) si è espresso però Abu Bakr Geddouda, segretario della moschea milanese di Cascina Gobba: “Ritengo sia sbagliata la sua posizione nei confronti di Davide Piccardo e dei candidati di Sinistra Ecologia e Libertà (Paolo Abdullah Gonzaga per il consiglio di zona 2 e Omar el-Sayed per il consiglio di zona 9, ndr). Noi non possiamo giudicare i candidati per la loro vita privata ma valutiamo i loro programmi, perché abbiamo tante cose che ci interessano e dobbiamo far capire a tutti che noi immigrati di seconda generazione siamo cittadini italiani a tutti gli effetti” (fonte).

Anche i musulmani candidati in Sel glie ne dicano 4 ma anche in quel caso siamo ancora nel gioco delle fatwa:

Davide Piccardo, candidato musulmano alle amministrative per la lista di Sel: “Trovo scorretto da parte dell’imam di Segrate emettere una sorta di fatwa nei nostri confronti. E’ improprio emettere un verdetto giuridico di tipo islamico sostenendo che è un peccato votare per noi – spiega – perché i partiti vanno gioudicati per i loro programmi e non per le scelte di alcuni singoli. Inoltre ritengo che la mia comunità non possa rimanere in questo stato di arretratezza culturale, ma debba andare avanti affinché si possano garantire i diritti di tutti”. Piccardo precisa inoltre che “quella di Abu Shwaima è una presa di posizione isolata all’interno della comunità milanese, molte altre moschee sono invece al mio fianco e mi hanno già espresso solidarietà (fonte).

In tutto questo nessuno menziona il fatto che tutti i musulmani coinvolti in questa vicenda sono dell’UCOII, l’organizzazione che eurabisti e controjihadisti di casa nostra indicano come una specie di mostro e che invece, semplicemente, rappresenta un contenitore talvolta sovrarappresentato, delle istanze di molte comunità islamiche che in Italia si sono organizzate.

Nessuno nota, dunque, che all’interno di quella organizzazioni vi sono grosse differenze.

Intanto Magdi Cristiano Allam, l’interpretatore di fatwa anti-santanchè, va a Cascina Gobba, nel milanese, scambia un ripetitore del segnale mobile per un minareto, e vi si scaglia contro.

Un caso allarmante di Donchisciottismo taroccato.

Ma è il minimo che possa accadere in un paese dove gli unici ufficialmente chiamati a emanare fatwa sono un’Armata Brancaleone composta per lo più di non-musulmani, che risponde al nome di “Comitato per l’islam italiano”.

Un paese dove l’islamofobia è istituzionale.

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2 Responses to L’imam omofobo e la fatwa di cartone

  1. letturearabe on 2011-05-11 at 16:28

    ma la fatwa non la emette il mufti? abu shwaima è mufti?

  2. mizam on 2011-05-11 at 17:14

    Beh, a dire il vero non sembra che abbia la pretesa di essere un fatwa, per come è qui riportata. Pare più una presa di posizione personale. Certo rimane l’ambiguità: un’opinione espressa da un personaggio che, pur non avendo titoli ufficiali, si ritrova a essere imam di una vasta comunità risulta automaticamente “autorevole” per chi lo segue (“l’ha detto l’imam…”).

    Magdi, che meraviglia! Forse sono apostati anche gli eroici tralicci, convertiti , sfidando l’ira degli integralisti, da minareti a ripetitori della Wind!
    Scorta armata per i tralicci, subito!

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