Tutto in 30 secondi
[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Siria e rivolta: la critica della notizia

2011-08-04
By

Sulla Siria c’è un grande gioco delle parti, qui da noi.

C’è chi dice che le notizie che arrivano da lì sulla dimensione della protesta sono molto gonfiate.

Questo è certamente vero specialmente quando, come osserva Pierre Piccinin (professore di storia e scienze politiche alla Scuola europea di Bruxelles), la fonte della notizia è una sola.

C’è chi dice che vi siano bande armate anti-regime che scorrazzano per le città, soprattutto quelle di frontiera nelle quali è più facile avere armi da fuori.

Anche questo dovrebbe essere vero, uso il condizionale perché non so come confermare ma non c’è ragione di non credere alla cosa.

C’è anche chi dice che buona parte dell’opposizione si coagula attorno ai Fratelli Musulmani siriani: ritengo sia vero anche questo, e la cosa non mi fa certo piacere, considerato quanto ho scritto qui, e cioè che l’opposizione laica e di sinistra è stato il primo obbiettivo della repressione di al-Asad all’inizio della rivolta.

Bene: tutte queste cose hanno senso nel caso in cui le si denunci nel contesto della critica della notizia, non nel caso in cui si passi a giustificare o appoggiare al-Asad: per quanto mi riguarda non accetto che vengano ammazzate delle persone che manifestano , nemmeno persone le cui idee mi provocano ripulsa (e nemmeno che vengano messe in prigione persone che hanno idee avverse a quelle del capo).

Vi sono stati molti altri casi del genere in questi mesi, specialmente in riferimento alla Libia: fosse comuni inesistenti, ribelli alle porte di Tripoli etc.

Tutto questo occultamento, o gonfiaggio delle notizie è certamente un danno, ma anche nella direzione opposta a quella verso cui si dirige chi denuncia.

Mi spiego: in Siria la rivolta c’è, ha un senso. Al-Asad reprime con la forza, perpetrando crimini non solo o non tanto nei confronti di quelle “bande armate” di cui sopra, ma soprattutto nei confronti di chi, nella società civile di cui si dichiara servitore, gli si oppone.

Lo stesso Piccinin, che giustamente osserva l’assurdità di certi numeri mandati dalle agenzie internazionale (500.000 a Hama contro gli effettivi 10.000) non si rende conto che 10.000 in Siria sono un’enormità, constatato il livello di repressione che da decenni la società civile vive.

Lo stesso Piccinin dice il 15 luglio:

Centro di una grande rivolta, nel 1982, che scemò grazie ad Hafez al-Assad, il padre dell’attuale presidente, Hama è oggi circondata da blindati, ma il governo ha scelto di evitare un bagno di sangue, per paura delle reazioni della comunità internazionale, ed ha optato per lasciar imputridire le cose.

A parte l’inquietante “scemò grazie a Hafez al-Asad”, che “elide” il fatto che Hama fu rasa al suolo e vi fu una vera carneficina — si parla di decine di migliaia di vittime — [vedi commento dell’autore] sappiamo come è andata a finire in questi giorni: o qualcuno è in grado di negare che i carri armati siano effettivamente entrati a Hama?

Piccinin dice anche che “la foga della contestazione si è notevolmente ridotta” ma non vedo quale sia il parametro precedente: si è ridotta rispetto a cosa? Che notizie ha Piccinin rispetto alla foga della contestazione precedente?

Lui, per sua stessa ammissione, arriva in Siria solo in luglio.

nell’obbiettivo di verificare un’ipotesi relativa alle origini della contestazioni.

E, tutto sommato, la parte più importante del suo pezzo si riassume qui:

Ho potuto constatare che esistono diversi tipi di contestazioni, a volte violente, i cui obiettivi non sono identici a quelli dei democrati pacifici.

Quindi esistono dei democratici pacifici che fanno questa contestazione.

Dove li mettiamo, questi? Sono 4 o 5 scemi che meritano di venire presi a fucilate?

Chiudo rilevando che lo stesso pressappochismo rilevato da Piccinin nel caso del numero dei manifestanti di Hama è rilevabile nelle sue osservazioni su Fratelli Musulmani e cristiani e/o minoranze:

I Fratelli musulmani, tra l’altro, ambiscono all’instaurazione di una repubblica islamica, la cui cosa terrorizza i Cristiani e la maggior parte delle comunità minoritarie.

A questo proposito riproduco in toto il commento di Giakot al mio succitato post del 2 agosto:

Grazie Lorenzo, l’articolo era davvero necessario perché se ne sentono troppe e questo discorso è talmente valido e importante non solo per la Siria e gli altri paesi arabi, comunque… Io sono uno studente che ha vissuto in Siria un tot di tempo e comunque non mi pare di avere gli strumenti per spiegare niente di questo paese. Ma anche oggi mi è capitato di sentire da vari media cose come “Aleppo è ancora una roccaforte pro Bashar”, “I cristiani sono con il regime”, “Prima volevano solo riforme, la vera rivolta è arrivata dopo” ecc.. ecc.. così, per una volta, mi dilungherò e dirò qualcosa in più su chi ho conosciuto, tanto per dare l’idea che volendo, senza troppi sforzi, ché non ne ho fatti, conoscere questa sinistra in Siria, avere idea della sua esistenza, non è difficile, perciò il silenzio con cui la si ignora non è giustificabile.
Ho vissuto ad Aleppo nel periodo appena precedente alle rivolte, fino a giugno di quest’anno. Tra le persone che ho conosciuto ci sono studenti, docenti universitari, scrittori, commercianti e anche gente più umile, di tutto e di più. Due di queste persone sono ragazze cristiane, sia loro sia i loro amici sono contro il regime, quindi la storia che i cristiani sono compatti a favore di Bashar è una castroneria colossale. I cristiani contrari ci sono e subiscono esattamente tutte le angherie che è costretto a subire un dissidente qualsiasi, per questo hanno paura, dimostrare il proprio colore politico non è una passeggiata in Siria, tanto meno adesso, e temo che per i cristiani sia un pelo più difficile perché ufficialmente (vedi vescovo di Aleppo) passano come sostenitori. Quando parlo dei loro amici, non intendo le quattro amiche del cuore, intendo una rete di contatti che può andare dall’oratorio (cristiani!) ai volontari della croce rossa (cristiani e non solo, guarda te!). C’è chi di loro si spinge ad essere più esplicito, ma alcuni, come il fratello della mia amica, vanno in prigione (lui per fortuna è uscito sotto cauzione). Una mia professoressa cristiana ci ha sempre fatto capire di essere contro il regime, è stata anche interrogata dai servizi segreti e teme per la propria sicurezza. Allora, i cristiani sono veramente a favore di Bashar?? Un mio amico siriano che è in Italia ed è cristiano di Bab Tuma (quartiere cristiano di Damasco centro) mi dice che in questo quartiere alcuni sostenitori del regime organizzano feste per dare l’idea che nulla succeda, a chi si vuole dare corda? A loro o ai cristiani che per timore della propria incolumità devono masticare cavoli amari e starsene zitti?
Quanto poi ad Aleppo roccaforte pro Bashar, posso dire che un mio professore che è stato arrestato, il dottor Tahhan [vedi qui, n.d.r.], è di Aleppo (e non è l’ultima ruota del carro poiché aveva numerosi incarichi nell’ambito amministrativo e culturale della città) ed è sempre stato contro, nettamente contro il regime da sempre, conscio che le riforme non ci sarebbero state e che la strada del dialogo sarebbe stata improbabile. Da sempre vuol dire anche dagli anni del padre di Bashar, anni che ha occupato a studiare le riflessioni sulla dittatura dei maggiori intellettuali della Nahda, non a sparare volgarità propagandistiche. Anche lui guarda caso non è isolato, la sua rete di amicizie si potrebbe dire è l’intera intellighenzia di Aleppo, ha amici tra scrittori e intellettuali di tutto il mondo arabo. Basta visitare la sua pagina di facebook e leggere i nomi di chi gli esprime la propria solidarietà per rendersene conto. Peccato che sia stato arrestato giusto poco prima che il regime “aprisse” alla formazione dei partiti, partiti di chi se persone come lui non sono libere ma finiscono nei bracci peggiori delle prigioni? E vogliamo parlare dello scrittore Nihad Siris, di Aleppo, che già sette anni fa pubblicava un romanzo che è una sorta di pamphlet sul regime degli Asad, questi aleppini non contano? Ibtissam Teressy, scrittrice aleppina che ha partecipato all’Arabic Booker di quest’anno scrive parole di fuoco sulla sua pagina facebook. E’ come se considerassimo Milano la roccaforte di Berlusconi solo fino al momento in cui Pisapia vince le elezioni… ah ma allora non è abitata solo da commercianti fedeli a Forza Italia, tò…
Su Facebook la pagina Aleppo Revolution 2011 è attivissima, possibile che chi scrive sulla Siria non se ne accorga? Mah…

Capite insomma che criticare le notizie è una cosa, parlare di come stanno realmente le cose è un’altra.

Fateci attenzione, perfavore.

 

Tags: , , ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

*

agosto: 2011
L M M G V S D
« Lug   Set »
1234567
891011121314
15161718192021
22232425262728
293031  

Archivi

 
'