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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Se l’islam è un mercato (5)

2011-08-10
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Patrick Haenni, L’islam di mercato, Milano: Città Aperta, 2008, pp. 21-22

In materia di scontro di civiltà conviene vederci doppio. All’ombra dell'”asse del male”, in cui gli Stati Uniti e il salafismo jihadista si oppongono in termini geostrategici, l’islam di mercato si trova a fianco dell’America sul versante dell’altra grande divisione del mondo contemporaneo: contro gli ideali collettivi della vecchia Europa e sul modello dell’America conservatrice, l’islam di mercato credere nell’ideale di una politica della morale e delle opere pie che tende a riportare l’ambito religioso in uno spazio pubblico riconfessionalizzato e sottratto all’interventismo statale di matrice giacobina. Così, mentre gli islamisti classici hanno avuto la sfortuna di legare il loro destino a quello di uno Stato-nazione, creazione politica del XIX secolo, oggi rimessa in discussione in tutto  il mondo, i protagonisti dell’islam di mercato sperano nel suo superamento. Essi coltivano i valori del privato e della pietà per formare una modernità musulmana che respinga sia le speranze laiche di un islam privatizzato, sia lo schema culturalista di un’irrimediabile specificità: tutto indica infatti che essa non sarà né un’ideologia universalista secolarizzante, né un tropismo arabo-musulmano velato d’umanesimo. Si tratterà piuttosto di un paradossale allineamento sulle tesi del compassionate conservatorism dei conservatori americani e della lotta filosofica da cui esso è originato: l’imporsi di una nuova definizione della modernità affrancata dall’eredità laicizzante e statalizzante dell’Illuminismo francese.

 

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