Benritrovati, cari vecchi jihadisti

Abdel Hakim Belhaj, il comandante in capo delle forze armate del Consiglio Nazionale di Transizione libico (CNT) a Tripoli, ha un lungo passato da jihadista e ci sono tutti i presupposti per ritenere che lo sia ancora.

Capo del Libyan Islamic Fighting Group (LIFG) e affiliato di al-Qaida in Afghanistan e Iraq esce dalle prigioni libiche nel marzo 2010 grazie a Sayf al-Islam Gheddafi e al suo programma di riconciliazione nazionale.

Se non volete fare crawling in questo blog (partendo da qui) trovate una sua bio qui.

La cosa interessante (e allarmante), oltre al fatto in sé, è che l’uomo, secondo intelligenceonline.com, non ha soltanto combattuto nel Jebel Nafusa dalla parte degli insorti, ma anche a stretto contatto con ben 4 agenzie di intelligence: CIA (americana), SAS (francese), MI6 (inglese), DGSE (francese).

E’ interessante per un motivo preciso: quest’uomo per ben 2 volte – in Afghanistan e Libia – ha lavorato a fianco di una struttura di intelligence straniera.

La cosa ci ricorda che, escludendo “l’incidente Osama bin Laden” (che pure all’inizio lavorava con pakistani e americani), e tutto ciò che ne consegue (11 settembre, guerre in Afghanistan e in Iraq), le organizzazioni armate jihadiste hanno sempre avuto rapporti con diversi servizi segreti, fondati su coincidenti obiettivi strategici.

Aggiornando la cronologia di questi rapporti: 1950-2001, 2011- (leggi qui).