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SIRIA, UNA PRIMAVERA TRA LE RIGHE | NENA NEWS | NEAR EAST NEWS AGENCY

SIRIA, UNA PRIMAVERA TRA LE RIGHE

I recenti ?Elogio dell’odio? di Khaled Khalifa e ?Lo specchio del mio segreto? di Samar Yazbek sono solo due esempi della nuova letteratura siriana.

MONICA RUOCCO

Roma, 12 novembre 2011, Nena News ? ?Io sono il principale censore di me stesso, ? come se dentro di me convivessi con un cane da guardia. Nonostante gli anni di esperienza, spesso non riesco a individuare il confine tra verit? e menzogna. A volte mi sento davvero stanco di questo giocare al gatto col topo, e allora mi dico che sono un giornalista, non uno schiavo, e che scriver? quello che mi pare?. ? quanto afferma in un recente articolo sulle primavere arabe Khalil Suweileh, capo redattore della sezione culturale del principale quotidiano statale siriano, ?Tishrin?, e corrispondente per il quotidiano libanese ?al-Akhbar?. Suweileh, che ? anche scrittore (il suo quarto romanzo, Warraq al-hubb, ?Lo scrivano d?amore?, ? stato insignito nel 2009 della prestigiosa Naguib Mahfouz Medal for Literature), sintetizza bene la realt? in cui gli intellettuali siriani vivono da almeno quattro decenni.

Le contraddizioni del potere

Il dissenso nei confronti del regime, prima quello di Hafez al-Asad, poi di suo figlio Bashar, ? stata una costante della vita politica e culturale della Siria dagli anni ?70, non senza contraddizioni e ambiguit?. Se solo ci limitiamo a osservare quanto ? accaduto sotto il governo di Bashar al-Asad, notiamo che il fronte di opposizione rappresentato dal Consiglio Nazionale di Transizione di recente riunitosi a Istanbul rappresenta soltanto l?ultima tappa di una protesta che si apre all?indomani della morte di Hafez al-Asad. Alla fine del settembre 2000, infatti, viene diffuso sulla stampa araba il cosiddetto ?manifesto dei 99?, firmato appunto da 99 intellettuali, tra cui docenti universitari, scrittori, cineasti, scrittori, giornalisti, artisti (compreso il politologo franco-siriano Burhan Ghalioun attualmente alla guida del Consiglio Nazionale di Transizione), che chiedono al nuovo capo di Stato l?abolizione dello stato di emergenza e della legge marziale, la liberazione dei detenuti politici e il rientro dei cittadini siriani costretti all?esilio, la libert? di riunione e di espressione?

Come hanno dimostrato i fatti recenti, malgrado il dibattito che si ? immediatamente aperto circa la richiesta da parte del Consiglio di Transizione di un intervento internazionale, la realt? siriana sembra definitivamente travolta da un cambiamento che sar? complicato fermare. Quella siriana ? senza dubbio una rivoluzione a carattere popolare, che ? nata tra i giovani (giovanissime sono ad esempio le blogger Tal al-Mallouhi, che a soli 19 anni ? stata condannata a cinque anni di carcere e Razan Ghazzawi presente all?Arab Blogger 2011 tenutosi in ottobre a Tunisi, arabloggers.com/blog) e che ha saputo travolgere, coinvolgendoli, tutti quegli intellettuali che in questi anni, nonostante i tentativi del regime di ridurli al silenzio, hanno testimoniato con i propri lavori la difficolt? di vivere escogitando mille stratagemmi per sottrarsi alla censura e a una eventuale persecuzione politica. In un clima di paura e costante attenzione sul proprio operato, gli intellettuali siriani non schierati con il regime hanno spesso fatto i conti con un atteggiamento delle autorit? decisamente contraddittorio: uno stesso autore poteva vedere le proprie opere vietate, ma comunque in circolazione, ed essere, nello stesso tempo, insignito di riconoscimenti statali.

Ovviamente negli ultimi mesi la situazione si ? ulteriormente inasprita. Ad esempio, la scrittrice Samar Yazbek, alawita come gli al-Asad, popolare giornalista, sceneggiatrice per il cinema e la televisione siriana, autrice di documentari sulla condizione femminile in Siria (un suo lavoro sulle spose bambine ? stato premiato dall?Unesco nel 2004), si ? trasferita da poco a Parigi dopo aver subito cinque arresti e aver assistito alle torture inflitte ai prigionieri nelle carceri siriane.

Samar Yazbek

Di Samar Yazbek, nata nel 1970 a Jable, una cittadina sulla costa mediterranea, ? da poco apparso per Castelvecchi il romanzo Lo specchio del mio segreto (pp. 249, euro 16), il suo secondo lavoro in italiano dopo Il profumo della cannella, una storia sull?omosessualit? femminile e sui rapporti di potere tra donne appartenenti a classi sociali diverse, censurato in Siria. Gi? dai suoi esordi ? risale al 2002 il suo Tiflat al-sam?? (La figlia del cielo) pubblicato in Libano perch? rifiutato dalle case editrici siriane -, Samar Yazbak si ? concentrata su racconti che indagassero sulla complessit? dei rapporti tra individui appartenenti a comunit? diverse, sul peso della tradizione nella vita degli individui, sulle espressioni del dissenso da parte degli intellettuali.

In Lo specchio del mio segreto, l?autrice continua il suo tentativo di infrangere tab? sociali e politici attraverso la storia d?amore tra un?attrice, Layla, alawita e sorella di un prigioniero politico, e Said, sunnita e fedele al regime del presidente Hafez al-Asad, con i cui funerali di Stato apre il racconto. Anche Layla conoscer? la dura condizione del carcere mentre Said, dopo la morte del presidente, si rifugia nella sua cittadina natale attanagliato dal rimorso e dal ricordo dell?amata. Nonostante la traduzione renda talvolta la lettura assai faticosa, il romanzo si rivela interessante laddove, nella narrazione, si sente pi? forte la presenza di concetti legati alla dottrina alawita, dal discorso sulla reincarnazione (la protagonista collega costantemente la sua storia con Said a quanto gi? vissuto in una vita precedente) al continuo gioco di metamorfosi tra universo maschile e femminile, e tra le diverse nature che coesistono in uno stesso individuo.

All?ombra del sospetto

Violenza, scontro tra comunit?, eccidi di stato, rappresentano il nucleo centrale di un altro importante romanzo di un autore siriano pubblicato in Italia. Nel suo Elogio dell?odio (Bompiani 2011, pp. 527, euro 21,90), Khaled Khalifa ripercorre gli scontri sanguinosi tra esercito e oppositori appartenenti al movimento politico di ispirazione islamica che agli inizi degli anni Ottanta sconvolsero la citt? di Hama. La storia, quella di due fondamentalismi che si affrontano, ? raccontata attraverso gli occhi di una studentessa di medicina di Aleppo che sceglie di militare al fianco degli integralisti. Per rendere sempre pi? saldo il suo credo politico, la giovane comincia a nutrire dentro di s? un odio sempre maggiore nei confronti del nemico, rappresentato di volta in volta dai soldati, dal regime, dai non credenti e, infine, anche dalle sue compagne di scuola e di universit? che scelgono di vivere in maniera completamente diversa dalla sua. I personaggi maschili rimangono per lo pi? sullo sfondo, mentre emerge prepotente un universo femminile che parte dal nucleo familiare della protagonista ? non ci sono uomini nella casa dove abita -, e si allarga alle cellule politiche clandestine in cui milita.

Khaled Khalifa

La coinvolgente traduzione di Francesca Prevedello rende perfettamente quell?atmosfera che talvolta strizza l?occhio a ritratti di stampo orientalista per poi immergere il lettore nella cupa atmosfera di una societ? dominata dal sospetto e dall?oppressione. Anche Khaled Khalifa, originario di Aleppo, ha dovuto destreggiarsi in patria tra la propria professione di noto sceneggiatore per la televisione di stato siriana (? uno di quegli autori che hanno fatto s? che le serie siriane diventassero pi? popolari di quelle egiziane nel mercato arabofono), e quella di scrittore libero e indipendente.

Il suo romanzo, per la cui stesura ha impiegato tredici anni, ? stato censurato immediatamente quando ? uscito nel 2006. La censura si ? accanita anche con la sua rivista letteraria ?Aleph?, anche se Khalifa, che ha scelto di continuare a vivere nel suo paese, ? oggi una delle personalit? pi? popolari della scena artistica e letteraria siriana.

Tradizione e ironia

Scelta del tutto diversa da quella del decano della letteratura siriana, Zakariyya Tamer, il quale ha lasciato la Siria come molti altri connazionali ? basti ricordare Adonis, Jackleen Salam, Saleh Diab, Maher Sharefeddine, Hussein Bin Hamza, Ghalia Qabbani, Mohja Kahf, Maha Hassan e molti altri. Nato nel 1931 a Damasco in un contesto familiare decisamente povero, Tamer ? costretto ad abbandonare gli studi, pur non rinunciando alla sua ambizione di scrittore. Dal 1957 lavora per la stampa periodica siriana fino a pubblicare la prima raccolta di racconti nel 1960 a Beirut.

Zakariya Tamer

Sviluppando uno stile unico che fonde la tradizione classica a una vena decisamente visionaria e ironica, Tamer si impone nel panorama letterario arabo soprattutto nel genere del racconto breve. Dopo aver svolto incarichi presso il Ministero dell?Informazione e la televisione pubblica, Zakariyya Tamer decide, nel 1980, di pubblicare sulla rivista ?al-Ma?rifa?, organo del Ministero della Cultura, un brano tratto da un?opera del siriano al-Kawakibi (morto nel 1902), pioniere del nazionalismo arabo, in cui si denunciano aspramente il dispotismo e la tirannia.

Il dibattito suscitato da questo articolo ? siamo in pieno periodo repressivo da parte del governo di Hafez al-Asad ? costringe Tamer a scegliere la via dell?esilio verso il Regno Unito, dove attualmente vive. Tamer non interrompe la sua attivit? di scrittore, nel 2001 gli viene assegnato il premio letterario Sultan Bin ?Ali al-?Uways, poi sempre per sottolineare le contraddizioni che caratterizzano il suo paese d?origine, la Siria gli conferisce l?Ordine al merito e, infine, nel 2009 viene insignito del premio letterario Blue Metropolis di Montreal e nel 2010 del massimo riconoscimento nella prima edizione del Short Story Forum Prize al Cairo. Alle opere di Tamer si sono interessati per lo pi? gli accademici italiani e le edizioni Aracne di Roma hanno pubblicato nel 2010 una sua raccolta dal titolo L?ironia del porcospino. Anche in questo caso i racconti presentano una dimensione onirica della realt? e affrontano temi quali l?ingiustizia e l?oppressione politica.

Il panorama siriano offre ancora tanto, e purtroppo ancora numerosi autori sono sconosciuti, almeno al pubblico italiano, scrittori e scrittrici appartenenti a generazioni diverse, ma che hanno in comune uno standard di scrittura decisamente elevato che si combina a una straordinaria capacit? di interpretare il contesto in cui scrivono. A cominciare da Fawwaz Haddad, che scrive dalla fine degli anni Ottanta e che ha al suo attivo gi? una decina di romanzi. Il suo al-Mutarjim al-kha?in (Il traduttore infedele, 2008), censurato in Siria, sulla figura di un traduttore accusato di tradimento per le sue opinioni, ? una metafora di cosa significa essere intellettuali in un paese come la Siria.

A questo segue ?Azif munfarid ?al? al-piano (Piano Solo, 2009), un thriller che ha come protagonisti un intellettuale laico e un esponente del regime che si trovano coinvolti nei negoziati tra regime e integralisti islamici. Il pi? recente Junud Allah (I soldati di Dio, 2010) ? stato scelto tra i migliori romanzi del 2011 dal Booker Prize arabo. La storia ? quella di un intellettuale siriano che parte per l?Iraq alla ricerca del figlio il quale, dopo aver abbandonato gli studi a Beirut, decide di combattere il proprio jihad (? possibile leggere una recensione del libro su www.arablit.it/rivista_arablit/numero1_2011.html).

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Ultime generazioni

Oltre a questi autori gi? affermati ? Haddad ha ricevuto prestigiosi premi in Siria nonostante i suoi romanzi siano stati spesso censurati ? sta emergendo una giovane e interessante generazione di scrittori. La casa editrice no-profit Swallow Editions, fondata e diretta dal pi? noto romanziere siriano residente in Europa, Rafik Schami, il quale si ? trasferito con la famiglia in Germania gi? nel 1971, ha pubblicato Sarmada (ed. or. in inglese, 2001) di Fadi Azzam, nato nel 1973 a Swaida, nel sud del paese, e trasferitosi negli Emirati da dove collabora come giornalista per importanti testate come ?al-Quds al-?Arabi?. Le protagoniste di Sarmada sono donne le cui storie, raccontate attraverso diverse generazioni, si dividono tra la Siria e Parigi. Attraverso le loro vite, Azzam parla di comunismo, nazionalismo, amori proibiti, assassini e superstizioni.

Dima Wannus

Una serie di autrici sta dando il proprio contributo in prima persona alla primavera siriana, a cominciare da Dima Wannus, figlia del pi? noto drammaturgo arabo, Sa?d Allah. Nata nel 1982, traduttrice e conduttrice di un programma culturale per una TV satellitare, nel 2008 ha pubblicato il suo primo romanzo, Kursi (Una sedia). Si tratta di una storia che ha per protagonista un uomo sulla cinquantina ossessionato dal desiderio di occupare la sedia alla destra di un ministro del governo. Questa ossessione lo divora fin dall?infanzia, quando viveva in un piccolo villaggio e suo cugino occupava l?ambito posto, e condizioner? la sua intera esistenza. A lei si pu? affiancare Maha Hassan, residente in Francia, in lizza per il Booker Prize della scorsa edizione con il romanzo Habl al-surr (Cordone ombelicale, 2011), in cui si mettono a confronto la vita in Siria e in Francia attraverso l?esperienza di una madre e una figlia. Dopo aver deciso di rientrare in Siria per sposarsi, la giovane protagonista decide di ritornare in Francia per godere di quei diritti fondamentali che in patria le sono negati.

La perdita della dignit?

Rosa Yaseen Hassan

Infine, Rosa Yaseen Hassan, nata a Damasco nel 1974, di formazione architetto, ma giornalista per quotidiani siriani e del mondo arabo, attivista politica, e vincitrice del maggiore premio letterario siriano nel 2004 per il suo romanzo d?esordio. In Hurras al-hawa? (?Le sentinelle della passione?, 2009) la scrittrice narra le vicende di un prigioniero politico che subisce continue torture da parte del regime siriano e mette a fuoco soprattutto la fine della storia d?amore tra il detenuto la sua donna. La storia analizza nei dettagli la vita di chi non riesce a sapere nulla circa il destino di un proprio familiare, di chi ha perso in carcere fino all?ultimo brandello di dignit? personale, fisica e psicologica. La voce narrante ? quella della compagna del detenuto politico, una donna che lavora in un?ambasciata straniera con i richiedenti asilo, e che quotidianamente ha a che fare con le sofferenze di tanti giovani uomini perseguitati per le loro idee.

Questo articolo ? stato pubblicato il 3 novembre 2011 dal quotidiano Il Manifesto

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