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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Time: la vera storia della copertina più importante dell'anno

2011-12-15
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La riconoscete?

Si chiama Sarah Mason e, iconizzata, è “The Protester”, “il contestatore”, la “Persona dell’anno” del Time:

Sarah è stata fotografata da Ted Soqui lo scorso novembre durante una manifestazione di fronte alla Bank of America nella downtown di Los Angeles (vedi anche qui).

La copertina del Time e firmata Shepard Fairey, quello di “Hope”:

Nell’iconizzazione operata dall'”artista”, la fotografia di Sarah perde alcune caratteristiche e ne acquisisce altre.  Sul fazzoletto scompare la scritta, un messaggio che conosciamo bene e che –alla fine– era il messaggio”vero” della fotografia: 99%, cioè “quella parte di mondo che non possiede ricchezza”. Scompare poi anche lo scollo di Sarah che ci indicava, principalmente, che quella che portava in faccia era una protezione, una maschera, non un velo.

Sorpresi, vero? Non avevate pensato tutti che quella fosse una donna egiziana, o comunque araba? O forse che quel velo fosse, anche, un simbolo religioso? Non eravate tutti — tranne qualcuno che, sono sicuro, si sarà anche indignato — pronti ad “accettare” quel suo “velo islamico”?

In “The protester“, l’articolo di Kurt Andersen sulla cover più importante dell’anno non si parla di Los Angeles, e nemmeno di Sarah. Ecco, questo è tecnicamente un “orientalismo“.

 

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4 Responses to Time: la vera storia della copertina più importante dell'anno

  1. darmius on 2011-12-15 at 19:20

    allora: l’orientalizzazione della foto forse è voluta, forse no: sullo sfondo le immagini sono quelle delle proteste americane. Forse, volendo pensar bene, si è solo voluto dare un tocco “globale” (in senso multietnico) alla figura del protester..
    D

  2. […] Visita il sito in30secondi oppure iscriviti al feed Leggi l'articolo completo su AlterVista […]

  3. Barkokeba on 2011-12-31 at 08:14

    Si

  4. […] Oggi, a quasi un un anno dalla fuga di Ben Ali, pur non intravedendo un futuro roseo per il mondo arabo (così come non intravediamo un futuro roseo per noi) non possiamo non riconoscere che le cose, almeno dal punto di vista della “Geopolitica delle emozioni”, vadano meglio, e la copertina del Time assegnata quest’anno al “Manifestante” ne è un segnale, seppur controverso. […]

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