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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

"Non è il tempo per chiedere la cittadinanza dei nati in Italia"

2011-12-20
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Ecco i motivi per cui, secondo Franco Londei di Secondo protocollo — che dice di voler correre il rischio di sembrare razzista in un’era di buonismo e che premette di curarsi dei “diritti dei cittadini italiani” (anche a scapito, mi vien da pensare, dei diritti di ciascun essere umano) —  “non è il tempo per chiedere la cittadinanza dei nati in Italia“:

  1. gli sembra un controsenso il fatto che si diano ulteriori diritti ai figli degli immigrati quando i diritti degli italiani vengono calpestati. Lui quindi, evidentemente, pensa che una persona nata in Italia, di lingua ed educazione italiana, non sia italiana fino a quando non ha un “pezzo di carta” che lo testimonia. E pensa che i diritti di quell’italiano sans papier siano addirittura “troppi”.
  2. ritiene che ci siano i seguenti rischi: “Il primo è quello che i mercanti di esseri umani approfittino di una eventuale legge volta a garantire la cittadinanza dei bambini figli di immigrati nati in Italia”. Passa quindi il principio secondo cui “i mercanti di esseri umani” sono oggi nelle condizioni di ricattare lo Stato Italiano: un bel passo verso l’acquisizione di sovranità e orgoglio nazionale. E poi “c’è il rischio concreto che una massa di donne straniere vengano volontariamente a partorire in Italia con il miraggio di avere per i loro figli (e magari anche per loro) la cittadinanza italiana”: un rischio che non vedo, se penso di abitare in un paese civile;
  3. pensa che ci sia un “rischio forse più grande, quello legato a una massiccia immigrazione straniera in un momento in cui anche i vertici dello Stato ammettono che c’è troppa disoccupazione e che è necessario bloccare totalmente le quote dei flussi migratori verso il nostro Paese”, interpolando le affermazioni di “dirigenti dei Ministeri interessati” che constatano  “come molti degli attuali disoccupati nel nostro Paese siano extracomunitari i quali rischiano di ritrovarsi in uno status di immigrati clandestini nel giro di pochi mesi e quindi a rischio di espulsione”: un concetto che nulla a che vedere con il precedente e, se possibile, va proprio nella direzione opposta a quella “pensata” da Londei che, capitombolando in una illogicità patetica, afferma poi:  “se i genitori dei nati in Italia che eventualmente beneficiassero di una legge che li renda automaticamente cittadini italiani venissero espulsi (perché irregolari, perché delinquono o per altri motivi) ci si troverebbe nella assurda situazione di dover espellere il genitore extracomunitario e di dover garantire il bambino italiano. Davvero assurdo”. Un’assurdità che è solo nella mente di Londei e di quelli che pensano come lui: vi sono già centinaia di migliaia di persone in questa situazione –molti dei famosi immigrati di seconda generazione sono ormai italiani–  e ci sono leggi dello Stato che regolano tali situazioni. Agitarsi foschi scenari è stupido, oltre che colpevole.
  4. non razzisticamente Londei chiude così: “Infine c’è il problema che io non sottovaluto (ma che per altri è una benedizione) della frequenza con la quale gli immigrati (soprattutto islamici) fanno figli. Se una coppia italiana fa al massimo uno/due figli per le oggettive difficoltà ad allevarli decentemente e a garantire loro una vita dignitosa, gli immigrati vanno a ritmi decisamente superiori certi che comunque (Caritas in primis) qualcuno provvederà a garantirgli l’assistenza. Orbene, non sarebbe logico pensare prima a garantire assistenza e una vita dignitosa  ai bambini italiani quando agli altri ci dovrebbero pensare i loro Stati di origine?

Al punto 4 –il più colmo di narrativa eurabista— non rispondo nemmeno:  non basta dire di non essere razzisti per non esserlo, vedi Casa Pound.

Chiudo dicendo che non è mai troppo tardi per rimediare agli errori del passato e che il “tempo per chiedere la cittadinanza dei nati in Italia” è ieri.

 

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2 Responses to "Non è il tempo per chiedere la cittadinanza dei nati in Italia"

  1. eva.t on 2011-12-20 at 15:19

    Amici miei non comunitari vedono noi europei come troppo inclini a guardarci l’ombelico. Hanno ragione. A quanto vedo l’articolo pone la questione dei migranti che “vengono qua”, quasi l’Italia fosse una terra promessa (e chi ci crede più?). Non si considera il fatto che queste persone hanno già un paese che amano e di cui sentono nostalgia (e in cui spesso sognano di tornare). E forse considerare questo porterebbe a ridimensionare l'”al lupo, al lupo” sulla presunta valanga di richieste di cittadinanza.

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