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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

La Lacoste e i "valori"

2011-12-27
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Prima c’è stato l’imbarazzo per il fatto che Anders Behring Breivik indossava magliette Lacoste.

Poi qualcuno aveva notato che anche Hosni Mubarak indossava magliette di quella marca: brutta pubblicità.

Oggi scopriamo che Lacoste avrebbe bloccato la candidatura di un’artista di Betlemme, Larissa Sansour, che era fra gli 8 finalisti del premio fotografico (25,000 euro il budget) Lacoste Elysée Prize, per aver mostrato, in forma metaforica, la nascita di uno Stato palestinese: un’immagine “troppo forte” che, evidentemente, potrebbe danneggiare il marchio.

Qualcuno, adesso, mi spieghi perché mai dovrei pensare che il mercato in sé non è portatore di “valori”.

Il mercato è un “parassita” dei valori: non esiste se non vi sono ma esistendo li deteriora, ne fa letteralmente mercimonio.

Non vorrei urtare la sensibilità di qualcuno, essendo in questo periodo tutti concentrati sul Santo Natale, ma le mie conclusioni sono che le religioni, portatrici di “valori”, sono il primo territorio di caccia del mercato.

E non sono l’unico a dirlo.

 

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