Tutto in 30 secondi
[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Le forniture italiane alla marina iraniana e lo Stretto di Hormuz

2011-12-29
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I cable di Wikileaks si dimenticano presto, e invece talvolta è un bene ricordarne i contenuti. Più di un anno fa scrivevo di questo cable in cui gli americani chiedevano agli italiani di smettere di vendere “navi veloci”, all’Iran perché queste potevano essere usate per attaccare le navi americane nel Golfo Persico. Un tema affrontato con dovizia di particolari anche da Gianluca Di Feo su “L’Espresso”.

Come scriveva poco più tardi Mazyar su “Tutto in 30 secondi”, le “navi veloci” vendute all’Iran hanno una funzione strategica ben precisa, in un quadro di guerra asimmetrica.

Se queste navi siano o non siano armi micidiali, dipende dal contesto. Assomiglia tanto alla storia della Guerra tra Persiani e Greci. I Persiani sembrano aver imparato la lezione, e non amano più le grandi imbarcazioni. Gli Americani arrivano con navi grandi, potenti e tecnologicamente imbattibili.  Chi sta leggendo questo post, non deve pensare che il finale sia scontato, e che vincano le barchette piccole e veloci.

Questo è solo l’inizio della storia. Le barchette sono micidiali perché operano in un contesto geograficamente “stretto” ed hanno il vantaggio di avere una retroterra immenso ed un buon numero di isole molto ben posizionate, e militarmente equipaggiate.

Abu Musa, Tonb-e Bozorg, Tonb-e Kuchek

Inoltre, come scrivo nella mia tesi:

as a preventive action, Iran has substantially increased its military equipment in the region, not only with the presence of several huge military camps; it has developed a high-tech marine formed by light-weight naval equipment and asymmetrical naval warfare (i.e. “swarming tactics”),456 such as the recent revealed ekranoplanes Bavar-2 (fonte).

Motovedette velocissime, navi capaci di sfuggire ai controlli radar e di alzarsi per distanze brevi in aria, risultando più difficili da colpire, ed una strategia navale asimmetrica che prevede il sacrificio personale come parte della missione militare.

Sono cose su cui riflettere nel caso di azioni militari. Bisogna anche pensare che lo stretto di Hormuz può essere fortemente destabilizzato (se non bloccato) da parte iraniana. Per una conferma di questa possibilità basta ingrandire la mappa e osservare il grande numero di isole iraniane e di porti.

Non mettiamo in discussione certi assiomi: in caso di guerra è fortemente improbabile che l’Iran abbia la meglio sugli Usa nelle acque del Golfo.

La marina americana è quasi sicuramente imbattibile.

Il ragionamento verte però su un altro punto: a che prezzo, regionalmente e internazionalmente? Il rischio è che non ci sia un confronto diretto ma una tattica asimmetrica?

Riguardo alla vendita di motovedette italiane all’Iran e ad altri paesi ho scritto un bel po’. Qui di seguito lascio una lista di link in proposito:

 

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2 Responses to Le forniture italiane alla marina iraniana e lo Stretto di Hormuz

  1. valerio on 2011-12-29 at 18:08

    Non credo che una dozzina di buoni motoscafi da pattugliamento costruiti sul mio lago cambino più di tanto la relatività navale nel golfo.

    Semmai mi chiederei com’è possibile che il Fajr-27 sia identico all’Oto Melara 76mm Compatto. Insomma qualcuno ha venduto i progetti.

    Quello che vermente rende difficile una rapida e indolore vittoria dell’USNavy nello scacchiere del golfo, se si passa alla guerra con l’Iran, è il fatto che quest’ultimo dispone di un sistema integrato di difesa costiera, su più livelli.

    Ovvero sommergibili e mini sottomarini per il pattugliamento offensivo del golfo dell’Oman e dei dintorni.

    (le probabilità che il poco naviglio convenzionale di superfice iraniano sopravviva in quest’area per più di poche ore agli americani sono scarsissime, si noti che 2 fregate e diversi sommergibili sono di produzione e progettazione iraniana)

    Barchini esplosivi e naviglio sottile veloce (motomissilistiche, siluranti, erkartoplani e quant’altro, sia porotti in Iran che altrove, quelle importate dall’italia sono molto meno potenti di altre unità di produzione cinese) unite ad estesissimi campi minati negli stretti.

    In questo caso gli assalti sarebbero in buona parte suicidi ed eseguiti sia dalla marina sia dalle forze navali dei pasdaran (in continua e notevole crescita negli ultimi 6-7 anni, ed ormai operativamente mature, sopratutto per le operazioni litoranee con ble tempo atmosferico)

    Batterie missilistiche e d’artiglieria convenzionale, mimetizzate, decentrate e protette da contraerea e caccia, sulle coste e sulle isole.

    Si noti che nelle ultime operazioni nel Libano meridionale, per la prima volta da anni, la marina israelaiana ha subito il danneggiamento di una corvetta ad opera di un missile antinave leggero (non dei migliori disponibili nell’arsenele iraniano) che probabilmente era gestito da personale persiano dei pasdaran.

    Ulteriori batterie antiaere e anti nave potrebbero essere poste (in codizioni suicide) sulle piattaforme petrolifere. Creerebbero un grosso problema agli americani nelle prime ore di guerra, ma sarebbero verosimilmente distrutte tutte in pochi giorni.

    Infine unità anti nave su aerei ed elicotteri, sia esplorative che d’attacco, cui si cerca di aggiungere anche qualche drone (ma le teconologie iraniane a riguardo sono rimaste indietro, l’abbattimento di un drone americano negli scorsi giorni però permette un po’ di reversing ingegnering, proprio come è avvenuto con i droni israeliani abbattutti negli ultimi dieci anni in Libano e inviati, per motivi di studio, in Iran)

    In questo quadro i problemi maggiori sono 3: 1) Le batterie missilistiche a terra, sopratutto quelle poste su autocarri e quindi molto mobili e mimetizzabili. L’Iran ha dozzine di sistemi cinesi (e locali, sia copie che originali) di questo tipo, che vanno dal vecchissimo (ma utile se lanciato in massa) al ragionevolmente moderno (inolte la compresenza di dozzine di sistemi differenti rende difficile gestire le contromisure elettroniche).
    2) I pochi sottomarini classe Kilo iraniani che possono operare sia nel golfo di Oman, sia, se le condizioni lo richiedono, a lungo raggio in tutto l’oceano indiano (magari attaccando il traffico mercantile)
    3) Le mine navali, l’Iran ha scorte enormi di mine, sia moderne che antiquate, le mine non sono un “vero” probalema per l’USNavy, ma ci vuole molto tempo per sminare le acque, è molto difficiel farlo se queste sono contese, e nel frattempo il traffico deve essere sospeso. Inoltre gli iraniani possono sempre utilizzare mezzi di fortuna per riminare alcune porzioni degli stretti, anche dopo una prolungata campagna di bombardamenti americani, visto che in questo campo hanno abbondanti scorte e molta esperienza. (ed il contrabbando di mine navali è più facile, poniamo, di quello di missili o di carri armati, quindi anche forti danni alle scorte non sarebbero del tutto risolutivi).

    Viceversa i barchini suicidi e le unità leggere avrebbero un impatto limitato in uno scontro con gli USA (diversa la situazione se l’avversario fosse l’Arabia Saudita, che ha una marina ben peggiore); interessante notare come l’Iran disponga di molte unità amagnetiche in legno o in vetroresina, oppure capaci di “volare” sfruttando l’effetto suolo, in modo che la sua flotta Jeune ècolle può transitare attraverso gli sbarramenti di mine magnetiche.

    Inoltre l’areonautica iraniana non sarà in grado di preoccupare, sopratutto come capacità di strike, la marina americana (per non parlare dell’USAF), ma è in grado di controbattere a quelle degli stati del golfo.
    Interessante notare anche come l’Iran, con il Saeqeh, sia la prima nazione del Medio Oriente in grado di produrre un cacciabombardiere ragionevolmente efficente, sia pure superato tecnologicamente (è una versione aggiornata dell’F5 degli anni ’60, però con un avionica, pare, abbastanza moderna).

    Insomma la strategia iraniana è, a mio avviso, molto più indirizzata a danno dell’Arabia Saudita che degli USA, o comunque è studiata sopratutto contro di loro. (e contro di loro sarebbe relamente efficace).

    In quest’ottica non va dimenticato che una delle caratteristiche più notevoli sia della marina sommergibilistica, sia delle unità leggere di superfice, (ovvero di quello che l’Iran produce con maggiore atttenzione), è la capacità di infiltrare piccole squadre di assaltatori e sabotatori nelle monarchie arabe del golfo.
    Oppure che ambedue le marine iraniane dispongono di mezzi da sbarco veloci ragionevolmente moderni.

    Questa superiorità navale iraniana determina, strategicamente, la necessità per le monarchie del golfo di cercare l’alleanza con la talassocrazia americana, senza la quale sarebbero incapaci di resistere in caso di guerra.
    Poiché una guerra avrebbe conseguenze gravissime per il mercato del petrolio gli USA sarebbero costretti, comunque, ad intervenire, e questo a sua volta determina sul piano strategico un vantaggio per l’arabia saudita, che ha “gratis” un’alleato, in pratica gli USA sono costretti ad essere alleati dell’Arabiafin tanto che sono nemici dell’Iran, mentre l’Arabia può avere una politica estera autonoma dai desiderata americani, poiché l’unico caso operativo che li preoccupa davvero(la vittoria della marina iraniana nel golfo, a parte forse una ribellione sciita nel sud) terrorizza l’occidente e gli USA in particolare.

  2. La marina iraniana nel Golfo on 2011-12-30 at 00:58

    […] un post in cui parlo di guerra e Valerio scrive un commento che vale un ottimo post. Il mio post è qui, quello che segue è il commento di Valerio: Non credo che una dozzina di buoni motoscafi da […]

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