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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Libia: state building post guerra

2012-01-20
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Il 18 gennaio il Ministro degli esteri italiano, Giulio Terzi, affermava che avremmo formato la nuova polizia libica.

Ieri Libia e Giordania hanno annunciato (in accordo con gli Stati Uniti) che 10.000 ex-combattenti verranno addestrati in Giordania, per poi porsi alle dipendenze del Ministero degli interni.

Secondo Patrick Haimzadeh, vecchio diplomatico francese in Libia, questa cosa aiuterà i 10.000, che ora si danno alla droga e all’alcool, a far pace con la propria “identità ribelle” maturata durante la guerra.

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5 Responses to Libia: state building post guerra

  1. valerio on 2012-01-23 at 11:03

    Of topic (ma potrebbe diventare quasi un post)
    Ai lettori del blog, secondo voi le nuove sanzioni sul petrolio iraniano danneggiano (danneggieranno, vanno a regime il 1 luglio) di più l’Iran e il suo programma nucleare, o l’Europa.

    Io voto per l’Europa, l’Iran ormai è in grado di fare a meno di noi, visto i suoi ottimi rapporti con la Cina e la Russia e il fatto che riesce ad avere rapporti decenti con gli altri BRICS.

    Ormai siamo alla soglia del masochismo, nessuno, dico nessuno, sta pensando al disgelo progressivo con l’Iran, all’accettazione che c’è una nuova potenza sulla scena (magari ostile e da contenere, ma suvvia non c’erano sanzioni contro l’URSS dopo gli anni ’20), e che non si può più trattare l’Iran come una nazione del terzo mondo.

  2. Lorenzo Declich on 2012-01-23 at 11:53

    Io dico l’Europa, e in particolare l’Italia, visti i contratti che abbiamo in Iran.

    Ma se scrivi un post sono più contento :-))

  3. valerio on 2012-01-23 at 15:54

    Il tempo è tiranno, quindi purtroppo declino l’offerta.
    Però dovrei pensarci.
    Anche perché oggi (e ieri) in Libia se ne sono viste di tutti i colori, inclusa una battaglia, tutt’ora in corso a Bani Walid.

    Vorrei capire cosa c’è di vero in quello che sostiene la propaganda pro-gheddafiana.

    Questo in un paese in cui sono ricominciati alcuni segnali di normalità (hanno riaperto le scuole), in cui sono cominciate le gioie e i dolori della libertà (manifestazioni studentesche per vere riforme, diritto allo studio ecc.), spadroneggiano i truffatori (sopratutto con soldi che dovrebbero finire ai veterani dell’insurrezione, cosa piuttosto rischiosa visto che i suddetti veterani hanno ancora i fucili) e tutti gli shock culturali possibili ed immaginabili di una società in cui si può persino definirsi gheddafiani senza finire al muro (ma ho come il sospetto che questa libertà non durerà).

    • Lorenzo Declich on 2012-01-24 at 08:27

      Piuttosto, Val, dovresti farci uno dei tuoi illuminanti report su cosa succede in Libia, militarmente parlando

  4. valerio on 2012-01-24 at 10:04

    Situazione confusa e poco chiara da tutti i punti di vista, l’opacità atttuale è superiore a quella che c’era durante la guerra, anche perché molte cose vengono raccontate solo da siti vicini alla Jamahiriya. Ma questi ovviamente usano queste informazioni per scopi propagandistici persino troppo palesi.

    Inoltre loro stessi non hanno il polso della situazione o non hanno informazioni, per esempio molti attacchi della “resistenza verde” vengono citati solo dai loro siti e descritti nel dettaglio, ma probabilmente non sono mai avvenuti, mentre altri, come la rivolta di Bani Walid, che vengono ripresi anche dalla stampa internazione, sono liquidati in poche righe (si veda Libyan Free Press), che riprendono il lancio d’angenzia.

    Di fatto a Bani Walid e a Sirte la situazione lascia intendere che i gheddafi godono ancora di un forte sostegno popolare (dopo tutto queste due città erano quelle più benificiate dal regime, molto meglio trattate rispetto alla stessa Tripoli, basta vedere le immagini su google maps per rendersi conto che mentre a Tripoli molti quartieri erano privi di strade asfaltate e pieni di baracche, mentre a Sirte l’urbanistica popolare era sfarzosa), e le mosse del CNT sono state piuttosto maldestre, con arresti casuali e vendicativi verso queste due realtà.

    Anche tra i ribelli, oltre tutto, sono presenti posizioni troppo differenti su cosa fare dei gheddafiani, dall’epurazione dura chiesta da una parte rumorosa (e apparentemente numerosa) della piazza (che per questo critica il CNT), al tentativo di fare una grande amnistia.

    Insomma non ne so un gran che, ed è difficile essere ben informato, anche perché la stampa internazionale ne parla oggettivamente poco.
    Anche perché il caos è molto difficile da raccontare, e sebbene “caos” riferito alla situazione sia ancora un’esagerazione giornalistica, è anche una profezia auto avverante.
    Ampie parti della Libia infatti oggi paiono auto governate, e la quantità di armi automatiche diffuse tra la popolazione è a livelli ormai superiori a quelli yemeniti, ma qui non è una tradizione.

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