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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Algeria: quando boicottare le elezioni significa lottare per la democrazia

2012-02-22
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Da qualche tempo ormai segnalo le notizie di scioperi, scontri, manifestazioni di scontento piccole e grandi in Algeria usando il titolo “Algeria a bassa intensità“.

Uso “a bassa intensità” non perché gli eventi siano poco importanti, ma perché sono molti, relativamente circoscritti, non collegati fra loro o collegati poco, e sparsi.

In Algeria non c’è ancora stato, complice anche l’efficienza della repressione, il disinteresse internazionale e la posta in gioco dal punto di vista energetico, un episodio di “esplosione” tale da sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale su ciò che in Algeria davvero avviene.

Inoltre l’opposizione “storica” non trova un accordo su modi e tempi della protesta.

Di questa situazione si avvantaggiano le strutture politiche di retaggio islamista, che parteciperanno alle elezioni e, forse, le vinceranno.

Vediamo qui, messi a nudo, alcuni meccanismi già visti altrove, in questi mesi, nel mondo arabo.

Le proteste hanno un potenziale forte, non sono di marca islamista, hanno contenuti “imbarazzanti” per il mondo intero: libertà, democrazia e giustizia sociale.

I regimi, caduti (Egitto, Tunisia) o meno  (Marocco, Yemen) si riciclano usando la stampella dei loro vecchi “nemici”, le organizzazioni islamiste “moderate” che, in questo modo, entrano nei palazzi del potere proponendo un modello liberista in economia e conservatore/islamizzante nella società.

Se gli islamisti non vincono o temono di non vincere passano dalla parte dei “rivoluzionari”, per poi scaricarli quando la situazione volge per loro al sereno.

Se ad esempio in Marocco questo gioco era poco evidente, in Algeria è ben chiaro, vista la partecipazione delle formazioni islamiste alle elezioni e ai loro “allarmi” su possibili brogli.

Questo gioco va smascherato, il regime algerino teme l’astensione e minaccia apertamente gli astensionisti, che sono i veri democratici.

In Algeria, come negli altri paesi che in questi mesi sono in subbuglio, le elezioni sono lo strumento tramite il quale i poteri forti interni ed esterni depotenziano le proteste.

Chiudo riportando qui in traduzione un articolo uscito il 16 febbraio su Le Quotidien d’Algérie.

Ovunque sui social network, Facebook, Youtube, fioriscono gli appelli all’astensione di massa alle prossime elezioni. Quando il sistema utilizza il bastone e della carota per costringere la gente a votare, comprandola in modi diversi, o minacciandola così direttamente, come indicato nella registrazione di un programma televisivo trasmesso dal regime, in cui un rappresentante del regime di criminali, ex membro del Consiglio costituzionale, apertamente minacciava i non votanti, la società algerina si mobilita in massa per affrontare il regime, per aderire alla primavera dei popoli ma nel modo più pacifico e civile che ci sia, attraverso le urne, evitando di partecipare a questo voto scellerato che il regime vuole organizzare per ingannare l’opinione pubblica internazionale, per fare pensare che gli algerini sono perfettamente sereni, non hanno bisogno di fare alcuna rivoluzione, visto che vivono in una vera democrazia.  Questo è ciò che dice il regime, naturalmente. L’unico che crede alle proprie bugie.

Ma questo piano manipolatore patetico, perché non può più ingannare nessuno, deve ora fare i conti con l’entusiasmo e il talento dei giovani che si rivoltano in blocco. Giovani che hanno deciso di riconquistare la piena sovranità sul loro destino. E che hanno deciso di cacciare questo regime senza che una goccia di sangue venga versata. Si mobilitano dunque, con il genio, l’umorismo, la passione. Video, fotomontaggi, vignette, poesie, canzoni popolari! A profusione.

E mentre il regime sguinzaglia i suoi mastini sbavanti contro gli avversari, con l’ordine di assalirli, i giovani algerini, ragazze e ragazzi, piantano i semi della libertà ai quattro venti.

Stiamo per lanciare una dinamica che incoraggi questi talenti rivoluzionari a una sorta di festival nel quale possano concorrere queste opere.

E che la volontà del popolo sia fatta!

DB

http://lequotidienalgerie.org/2012/02/16/ladhesion-populaire-au-boycott-estsansprecedent/

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2 Responses to Algeria: quando boicottare le elezioni significa lottare per la democrazia

  1. letturearabe on 2012-02-23 at 07:56

    bel post lorf ma non so se sono d’accordo sull’astensionismo. il paventare brogli e quindi non andare a votare è stato usato in algeria più volte dai ‘democratici’ diciamo così proprio perché sapevano che non avrebbero vinto, non solo dagli islamisti. quindi credo sia sempre meglio andare a votare.

    • Lorenzo Declich on 2012-02-23 at 08:07

      Jol, il problema c’è, ma mi chiedo: come può uscire l’opposizione algerina dall’impasse? Partecipando alle elezioni legittimerebbe i vincitori e il metodo usato per elezioni (cioè un’imposizione dall’alto) e non darebbe respiro a una rivolta popolare di massa, che è davvero l’unica cosa che in Algeria permetterebbe un cambiamento. Mi chiedo: l’Algeria ha bisogno di elezioni o di un movimento unito di opposizione? Ovvero un movimento che, al di là delle formazioni politiche tradizionali, anche d’opposizione, riesca a raccogliere in sé la miriade di manifestazioni di dissenso? E’ un bel rompicapo…

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