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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

La vergogna italiana nel giorno della verità sui respingimenti

2012-02-23
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Nel giorno in cui l’Italia viene condannata a un risarcimento (a mio modo di vedere assolutamente insufficiente) per le vittime di uno dei tanti respingimenti in mare di profughi provenienti dall’Africa subsahariana via Libia, occorre tornare con la mente a un altro mondo, il mondo di qualche anno fa.

Un mondo in cui sull’altra sponda del Mediterraneo c’erano degli indistinti e esotici “arabi”, che parlavano per bocca dei loro illuminati leader.

Un mondo in cui le voci grosse dei politici italiani che allora governavano viaggiavano per il mondo dell’informazione incontrastati e trovavano dall’altra sponda del mare interlocutori affidabili, affidabilissimi, come  Gheddafi, Ben Ali, Mubarak.

E’ bene ricordare quelle voci grosse, quelle dichiarazioni razziste, quelle accuse di “buonismo” contro chi denunciava.

I suoi ministri (e i loro sodali) raccontavano una fantasiosa e gioiosa Libia, governata saggiamente tramite “assemblee di tribù e potentati locali”, difendevano il diritto dei libici ad avere i propri lager, negavano i respingimenti mentre vendevano alla Libia motovedette dalle quali poi degli italiani sparavano contro i  nostri pescatori, mettevano in dubbio le testimonianze dei respinti, facevano accordi farsa per “liberare” coloro che negavano di aver respinto, accusavano l’Europa di inadempienzeperoravano le “ragioni” di una Libia che aveva chiuso l’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani e non permetteva agli emissari del Parlamento europeo di ottenere spiegazioni in merito, facevano quadrato insomma insieme alla Libia contro l’Europa, pavoneggiandosi di inesistenti vittorie diplomatiche.

E’ bene ricordarlo, a futura memoria.

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