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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Siria: un appello

2012-03-07
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Ricevo e pubblico, condividendo l’analisi e aderendo all’iniziativa. Unico appunto: premesso che sostengo la causa palestinese, il parallelo con essa in questo contesto non ha molto senso, si tratta di due situazioni completamente diverse. Ma vabbene lo stesso, parliamo di particolari.

CON IL POPOLO SIRIANO FINO ALLA VITTORIA DELLA DEMOCRAZIA E DELLA LIBERTA’

Il mondo assiste, impotente e distratto (a parte coloro che vorrebbero approfittare della situazione per l’ennesimo intervento “umanitario”), alla carneficina in corso in Siria, dove da mesi il popolo sfida la repressione, la tortura, le stragi e gli omicidi del regime per chiedere democrazia, libertà e dignità. La rivoluzione siriana è parte integrante della primavera araba, del risveglio di milioni di donne e di uomini che vogliono liberare sé stessi ed i propri Paesi dalla tirannia, dall’oppressione e dallo sfruttamento, in Siria come in Egitto, Tunisia, Bahrein, Yemen, Giordania, fino all’Arabia Saudita dominata da una delle monarchie più reazionarie ed oscurantiste che la storia ricordi.

Noi condanniamo senza appello la repressione feroce del dittatore Assad e del suo clan: migliaia di morti, negazione della libertà di informazione ed assassinio di giornalisti, migliaia di arresti di dissidenti, omicidi e pestaggi di giornalisti, vignettisti, esponenti di organismi di difesa dei diritti umani, distruzioni di massa, sequestro e tortura di migliaia di desaparecidos.

Con la stessa forza, rifiutiamo la retorica dell’ennesima “guerra umanitaria”: dalla Jugoslavia all’Iraq, al pantano afghano ancora in corso fino al recente precedente libico, abbiamo visto le sofferenze, i morti causati dalla Nato per “proteggere” i civili, l’indegno gioco sulla pelle delle popolazioni. Qualsiasi intervento straniero sottrarrebbe alla popolazione siriana e alle forze democratiche e rivoluzionarie il controllo sul futuro del loro paese e la sua sovranità, rendendolo prigioniero degli interessi delle grandi potenze, globali e regionali.

Vogliamo sostenere la rivoluzione siriana nella lotta per una vera democrazia, il rispetto dei diritti umani, la giustizia e la dignità, così come sosteniamo l’eroica lotta del popolo palestinese contro l’occupazione israeliana, per il diritto alla vita, alla terra ed alla libertà.

Fra poche giorni, il prossimo 15 marzo, ricorrerà il primo anno dall’inizio della sollevazione del popolo siriano contro il regime del clan Assad: facciamo appello a tutte gli amici e le amiche della giustizia e della pace, a tutte le forze politiche democratiche ed antifasciste, a manifestare in tante città contro il regime assassino di Bashar Assad, per il sostegno a tutte le popolazioni arabe in rivolta, in solidarietà alla forze popolari, democratiche e rivoluzionarie, partecipando poi alle iniziative della comunità siriana di opposizione.

Non vogliamo embarghi contro la popolazione, siamo contro ogni intervento militare “senza se e senza ma”, che si chiami missione “umanitaria” o No Fly Zone. Vogliamo l’immediata cessazione delle operazioni militari del regime contro la popolazione. Vogliamo che l’Onu organizzi una commissione di inchiesta indipendente e non armata che si rechi immediatamente in Siria e verifichi le violazioni dei diritti umani e costruisca le condizioni per elezioni libere e la fine della repressione. Vogliamo che sia il popolo siriano a decidere del proprio futuro. Vogliamo che la solidarietà dei popoli abbracci la lotta della popolazione siriana.

Piero Maestri, Germano Monti, Fabio Marcelli, Vauro Senesi, Vittorio Agnoletto, Franco Russo, Ciro Pesacane, Riccardo Torregiani, Annamaria Rivera, Laura Quagliuolo, Simona Cataldi, Karim Metref, Maria Carla Biavati, Fabio Ruggiero, Fabio Michelangeli, Roberto Dati

Coordinamento Nazionale Siriano per il Cambiamento Democratico, Giuristi Democratici, Ipri-Rete Corpi Civili di Pace, Associazione RETOUR

Per adesioni: [email protected]

L’appuntamento a Roma sarà di fronte l’ambasciata siriana, in Piazza dell’Aracoeli; a Milano, in Corso Sempione, davanti alla sede RAI

Vi invitiamo ad aderire e ad organizzare e partecipare a queste iniziative.

Al momento previste iniziative a Roma (info [email protected]) e Milano (info [email protected])

Per adesioni: [email protected]

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One Response to Siria: un appello

  1. valerio on 2012-03-08 at 09:45

    Oggi un vice ministro siriano si è “unito ai ribelli”.
    Non voglio speculare sulle sue motivazioni (i ministeri del petrolio nei paesi arabi sono spesso uno stato nello stato, con importanti contatti da paese a paese).

    Ma questa notizia resta molto importante:

    1) Assad ha una base sociale, questa base sociale è rappresentata nel suo governo.
    Se si dimette solo un vice ministro non è determinante, se iniziano ad essere parecchi è un sintomo evidente che la base sociale di Assad gli sta voltando le spalle.
    Gli uomini di governo, sopratutto in una dittatura, rappresentano l’unica “opposizione” possibile, e sono gli unici a poter utilizzare i mezzi di media ufficiali per diventare popolari. Quindi sono spesso capaci di crearsi una loro base di potere, oppure rappresentano “abusivamente” minoranze (etniche, religiose ecc.) garantendo la pace sociale e portando al centro le istanze della periferia con pratiche di patronage e di clientelismo.

    2) In Libia il regime è caduto prorpio perché una multitudine di ex ministri e ministri, diplomatici, magistrati, ambasciatori, giornalisti di regime, generali, burocrati, ecc. ecc. gli hanno voltato le spalle.
    La rivoluzione libica è stata anche una lotta interna al regime, il CNT alla nascita era pieno zeppo di “riformisti” degli anni ’90-2000, figure di primo e secondo piano del governo, spesso legate a Shaif Gheddafi, spesso legati al ministero del petrolio, talvolta “emarginati” da Gheddafi che li considerava troppo potenti o indipendenti.
    Nelle mie corrispondenze li definivo “badogliani” ed il loro ruolo effettivamente ha ricordato per molti aspetti quello dei “badogliani” italiani. Il PNF si è svuotato l’8 settembre, migliaia e migliaia di fascisti divennero afascisti o addirittura antifascisti moderati dalla sera alla mattina. Questo fu determinante per isolare Mussolini e i suoi neo-fascisti della RSI e per permettere agli antifascisti “doc” di tornare all’assalto. Inoltre contribuì in maniera quasi determinante nel produrre uno scollamento tra il regime e la borghesia industriale ed agraria che fino ad allora lo aveva sostenuto strenuamente (ed anche questo in parte si è verificato in Libia, dove il CNT “garantiva” -con un successo molto parziale diremmo con il senno di poi- che la nuova Libia sarebbe stata liberale e non dominata dall’altra opposizione, molto forte militarmente come il PCI in Italia negli anni ’40, che era quella religiosa salafita o meno e quella berbera/regionale).

    Nulla di tutto ciò è ancora successo in Siria, il regime, fino ad ora, è sempre stato monolitico. O al massimo ha visto perdere consenso nella sua base sociale e nella base del partito, sopratutto secondo coordinate geografiche, etniche, religiose, generazionali e di classe (ovvero meno sostegno al sud-ovest, meno curdi, meno sunniti, meno giovani e meno reclute dell’esercito, oltre, sopratutto meno contadini-operai-disoccupati-sottocupati sostengono il regime rispetto al 2001, mentre l’erosione di consensi al nord-ovest tra arabofoni, sciiti, di mezzà età, ufficiali superiori dell’esercito e funzionari dello stato, borghesi ed imprenditori è stata si avvertibile, ma dall’impatto ancora piuttosto modesto)

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