Brucia la moschea sciita

Lo scorso 13 marzo ad Anderlecht, Bruxelles, un uomo ha dato fuoco a una moschea.

Quest’uomo non è un seguace di Anders Behring Breivik, il massacratore controjihadista di Utoya.

Secondo gli inquirenti è un sedicente “musulmano sunnita” che intendeva protestare contro il regime di al-Asad in Siria e vedeva in quella moschea, che è sciita, un obiettivo.

Nel rogo è morto l’imam della moschea.

A meno che l’attentatore non sia la classica “mina vagante”, un giustiziere faidate, questi è figlio di una propaganda anti-sciita legata al movimento della diaspora siriana che si oppone ad al-Asad.

Questa propaganda fa bene ad al-Asad che, oltre a essere alawita (vedi qui), si è sempre presentato come il garante delle minoranze in Siria.

Questa propaganda è figlia di un crogiuolo politico-culturale presente nella diaspora siriana e anche nei movimenti di opposizione ad al-Asad che non può e non deve avere spazio di manovra e/o voce nel contesto internazionale.

Non può parlare a nome del popolo siriano.

Ignorare che vi sia questa deriva nell’opposizione siriana è davvero pericoloso.