Carne halal: guerra di religione vs guerra commerciale, 2

Leo mi manda un link a un articolo di New Statesman dal titolo “Halal hysteria“.

E’ un pezzo importante, vista anche l’autorevolezza della fonte: il tema del cibo halal fa la sua apparizione sulla scena sociale e politica britannica, e qualcuno inizia a ragionarci sopra in maniera seria.

Mehdi Hasan ci racconta che il dibattito, lassù, è segnato dall’exageration, essendo divenuto “spauracchio” nel discorso politico della destra.

Argomenti chiave, in sintesi:

  1. troviamo due atteggiamenti diversi nell’approccio alla questione del cibo halal da parte dei non-musulmani. Il ristoratore hindu, per esempio, non ha problemi col cibo halal. Lo cucina per motivi di rispetto religioso e per motivi commerciali, il 10-20% dei suoi clienti è musulmano. Per altre categorie di persone, invece, il crescere del fenomeno del cibo halal è fonte di preoccupazione e tensione. La cosa viene “raccolta” dalla destra: lo scorso mese la House of Commons ha respinto (per pochi voti) la richiesta di etichettare per forza tutta la carne halal e kosher (cioè la carne macellata secondo il rito ebraico) e di specificare sulla confezione che l’animale è stato ucciso senza essere stordito” (per la controversia sullo stordimento degli animali macellati vedi qui). La cosa avveniva dopo lo scalpore generato dalla notizia, diffusa sulla stampa di destra, secondo cui in Gran Bretagna i cittadini mangiano spesso carne halal senza saperlo: sulla confezione non c’è scritto nulla ma, in realtà, quella carne è macellata secondo il rito islamico;
  2. col terrorismo in diminuzione la destra britannica, quella estrema e quella “parzialmente-moderata” ma furbescamente islamofoba, in cerca di nuovi argomenti, si è buttata a peso morto sulla “denuncia” di questo complotto halal, la stessa cosa è successo in Francia e in Olanda. In diversi casi si assiste al “matrimonio” di interessi fra animalisti e destra islamofoba (i primi, però, lasciatemelo dire, dovrebbero curarsi più della mattanza in sé, specie quella industriale, che non sul metodo con cui la si perpetra);
  3. la domanda di carne halal in Gran Bretagna aumenta e la carne halal a disposizione non è sufficiente, un’indagine dimostra che i musulmani, sebbene siano il 3% della popolazione, mangiano il 20% della carne rossa prodotta, il ché significa che mangiano molta più carne rossa degli altri.
  4. i musulmani britannici sono molto ligi nel seguire le norme alimentari, per loro è evidentemente la cosa è simbolo di appartenenza, identità. Tuttavia sono immersi nel mondo in cui vivono e non vogliono rinunciare alle sue gioie: c’è chi, in partenza per un viaggio, cerca di fare scalo a Dubai per mangiare al McDonald halal;
  5. il mercato halal, in Gran Bretagna, supera i 3 miliardi di sterline e i fast food che offrono cibo halal sono sempre pieni;
  6. c’è una guerra fra scienziati riguardo alla sofferenza degli animali che vengono macellati. I contro dicono che l’animale soffre di meno se viene stordito, i pro (vedi ancora qui) dicono il contrario;
  7. ma non tutti i musulmani si oppongono allo stordimento, anzi: a loro basta la macellazione rituale, se prima l’animale viene stordito o meno non fa differenza. Ci sono due organismi di certificazione per la carne halal in Gran Bretagna, uno pratica lo stordimento, l’altro no. E c’è chi ricorda che la maggioranza della carne halal è macellata con quest’ultimo metodo. Conclusione: l'”isteria” che si registra attorno alla vicenda è dovuta al fatto che in questa si riversano le paure e le diffidenze riguardo a una “popolazione musulmana” britannica, sempre di più “visibile” nello spazio pubblico di quel paese.