Egitto, elezioni presidenziali (0.1): la democrazia sbarca in Arabia Saudita

Arrivano i risultati elettorali delle presidenziali egiziane all’estero.

Un rapporto preliminare è disponibile in inglese su Egypt Independent.

I dati ci dicono poco, se non che nei paesi a maggioranza musulmana sono generalmente in testa candidati dall’identità politica islamica (Abu el-Futuh o Mohamed Morsi).

L’unico vero dato da sottolineare è che in molti paesi non democratici, in special modo i paesi del Golfo, si è votato democraticamente, e questo è già un bell’esempio che gli egiziani post-rivoluzionari portano nel mondo.

Le comunità di espatriati  si contano in decine di migliaia, qualche volta in centinaia di migliaia, con un’eccezione, l’Arabia Saudita, dove gli egiziani si contano in milioni.

Gli espatriati  egiziani sono dai 6,7 ai 10 milioni.

Di questi 587.000 si sono registrati per votare.

Oltre il 50% dei registrati (circa 300.000) vive in Arabia Saudita.

E l’unico dato sui risultati elettorali che non abbiamo è relativo proprio dall’Arabia Saudita, il paese non democratico per eccellenza.

Secondo Ahramonline lì si sono denunciati brogli, motivo per cui l’autorità egiziana preposta alla conta dei voti non ha ancora fornito i dati.

I problemi sono, secondo i sostenitori di Abu el-Futuh (l’ex dei Fratelli Musulmani) e Khaled Ali (che potremmo definire, sommariamente, “socialista”, ma leggete qui), che a molti votanti è stato impedito di votare nei consolati di Jedda e Riyadh.

La denuncia dei brogli alle elezioni presidenziali egiziane in Arabia Saudita è paradossalmente il primo vero esempio di democrazia rilevabile nel Regno della Casa dei Sa’ud, dalla sua nascita a oggi.