La nuda verità sulla Siria

C’è un passaggio della lettera di padre Dall’Oglio a Kofi Annan che tutti dovrebbero leggere, per questo lo riprendo:

Signor Annan, lei sa meglio di chiunque altro che il terrorismo internazionale islamista è uno dei mille rivoli dell’«illegalità-opacità»  globale (mercato di droga, armi, organi, individui umani, finanza, materie prime …). La palude interconnessa dei diversi «servizi segreti» è contigua alla galassia della malavita anche caratterizzata ideologicamente e/o religiosamente.  Meraviglia che pochissimi giorni siano bastati ad altissimi rappresentanti dell’Onu per accettare la tesi della matrice «qaedista» degli attentati «suicidi» in Siria. Una volta accettata mondialmente la tesi liberticida che in loco c’è solo un problema d’ordine pubblico, non rimane che aspettarsi il ritiro dei suoi caschi blu disarmati per lasciare alla repressione tutto lo spazio necessario a conseguire il «male minore». Che la potenza nucleare e confessionale israeliana abbia interesse in una guerra civile a bassa intensità e lunga durata è solo un corollario al teorema. Si aggiunga che «gli arabi» non sono culturalmente maturi per la democrazia «reale» e il gioco è fatto! Resta in alternativa l’opzione della frantumazione su base confessionale del Paese, magari ritagliando ai caschi blu un ruolo anti strage per evitare disdicevoli eccessi bosniaci.

Le affermazioni di Dall’Oglio sono di una semplicità disarmante e, al tempo stesso, denunciano le tragiche semplificazioni di questi giorni.

Il “terrorismo internazionale islamista” e non l’etichetta “al-Qaida” dietro cui, ormai si nascondono un po’ tutti, è solo uno “dei mille rivoli dell’«illegalità-opacità»  globale”, nella quale rimestano in tanti.

Quella dei servizi segreti è una “palude”, non una “società per azioni” o un oggetto monolitico le cui sigle possono essere messe in pagina come in un romanzo sulla Guerra Fredda.

Si tratta di una realtà “interconnessa”, che agisce nella macroscopica bolla della “malavita”.

Accettare la matrice “qaidista” degli attentati in Siria significa avallare l’idea che in Siria ci sia una “terza forza” che va schiacciata a prescindere dalle ragioni, sacrosante, della rivolta. E’ una tesi liberticida, perché cancella la lotta di un intero popolo e dà spazio, nel silenzio, alla repressione al dittatore.

Meglio lui che il caos, sembrano dire all’ONU. Meglio un lento e silenzioso massacro, meglio una “frantumazione su base confessionale” che una democrazia vera: “gli arabi” non sono in grado di averla.