I rivoluzionari e i presidenti

Da quando il mondo è tale le rivoluzioni sono una cosa e le elezioni sono un’altra.

Sebbene ambedue le cose abbiano a che fare, in qualche modo, con la democrazia, o meglio con l’idea di democrazia.

Non capisco perché giri voce che “i rivoluzionari in Egitto hanno perso le elezioni”.

L’anomalia, semmai, è che alcuni di essi si siano presentati alle presidenziali.

I rivoluzionari, in Egitto, non hanno indetto elezioni presidenziali, anzi non le volevano.

Volevano fare, come è ovvio in un’ottica rivoluzionaria, la Costituzione.

E dunque avrebbero probabilmente accettato di votare per eleggere un’Assemblea costituente, come è successo in Tunisia.

A indire le elezioni presidenziali sono stati i militari, che hanno piazzato il loro cavallo in seconda posizione, mobilitando le loro “forze cammellate” e, forse, imbrogliando.

Se giochi a calcio usando gli scarponi da sci, e l’arbitro non c’è, probabilmente vincerai la partita.

Non perché sei più bravo, ma perché ti basterà colpire le caviglie degli avversari prima della palla.

Tutto questo non ha alcuna relazione con la “volontà del popolo egiziano”, sia chiaro.