Cosa è successo a Hula

[questo è un commento di Valerio -un pacifista che ha scelto di studiare la guerra nei dettagli- che, come da tradizione, diventa un post]

A Hula c’è stata, ormai è chiaro, un operazione militare da manuale.

Quello che è accaduto è facile da immaginare, in realtà.

Artiglieria pesante viene usata per aprire la via (l’artiglieria è un’arma complicata, fuori portata per dei “terroristi”, nessuno si può improvvisare artigliere ed anzi l’accademia di artiglieria è una delle struttre portanti del regime siriano dalla sua nascita).

Dopo un fuoco breve ma intenso la fanteria e carri armati si riversano nelle strade svuotate, in modo che i primi si appoggino ai secondi per ottenre un fuoco pesante, sufficiente a neutralizzare qualunque tentativo di resistenza da parte di eventuali combattenti ribelli.

In particolare i cannoni a tiro diretto dei carri sono un ottimo antidoto contro aventuali cecchini e nuclei di resistenza con nidi di mitragliatrici, solo con una certa abbondanza di armi anticarro moderne la guerra urbana vede in gran vantaggio i difensori (l’esercito siriano libero evidentemente NON STA RICEVENDO ARMI ANTI CARRO DA NESSUNO, cioè anche le fonti più pro Assad quando parlano di forniture da Qatar, USA e Turchia si riferiscono ad armi leggere! Armi cioè che nel Medio Oriente quasi quasi si comprano al mercato).

Aggiungerei che su Latakia erano stati impiegati 76mm navali, ma qui parliamo di cannoni campali pesanti, roba in 122 o ancora più probabilmente in 152mm, capace di tirare munizionamenti di vario tipo, inclusi i fumogeni.

Anche i carri armati urlano “esercito regolare”, è possibile che dei miliziani di regime imparino ad “usare” un carro armato, ma la cavalleria corazzata è un’arma tecnica e difficilmente accessibile a forze irregolari. Farli operare in coordinamento con la fanteria poi richiede un ulteriore sforzo addestrativo.

Dopo di che va rimarcato che c’è qualcuno, regolare o irregolare pro-Assad, che ha lo stomaco abbastanza indurito per sparare a bruciapelo su un bambino. Immagini che vi risparmio mostrano corpi colpiti con baionette e infanti sgozzati.

Spesso queste cose le fanno gli irregolari (per esempio in Kosovo e Bosnia i regolari serbi tendevano a non fare stragi con la medesima frequenza dei miliziani della “Tigre Arkan”, ma li usavano per il lavoro sporco). La Siria ha una sovrabbondanza di spietati carnefici di regime nelle strutture portanti dello stato, dell’esercito e delle polizie. Quindi anche in questo caso potrebbero essere stati i regolari. (circolano storie da gelare il sangue nelle vene circa i reparti dell’aviazione e quello che fanno ai prigionieri, ma non ho conferme).

In più gli Shabiha (“fantasmi”, ovvero milizie filo regime e corpi paramilitari, spesso reclutati nella polizia e nei servizi segreti, oppure tra gli avieri, il termine originariamente si riferiva ad organizzazioni criminali, forse legate al regime), accusati dalle opposizioni, sono davvero sempre più spesso associati ad operazioni ributtanti.

La discrepanza delle fonti sul numero dei morti (che vanno da 88 morti, per poi arrivare ad una novantina con 32 bambini,ed infine  a circa 108/110 con una cinquantina di bambini) è assolutamente normale per situazioni di questo tipo.

Il rapporto ONU parla di armi leggere incluse mitragliatrici pesanti, cannoni di carri armati e cannoni campali.  Tutte armi che lasciano marchi piuttosto evidenti e facilmente interpretabili da un casco blu dell’ONU, militare di professione.

In particolare farei notare che le mitragliatrici pesanti usate in Siria sono quelle ex-URSS, in calibro 14,5×114 mm, SEMPRE presenti sui carri armati e i veicoli blindati dell’esercito regolare, mentre sono completamente inadatte ad essere utilizzate in operazioni di guerriglia perchè intrasportabili a mano.

L’opposizione segnala anche l’uso di razzi d’artiglieria e cecchini in queste ore in quella zona da parte dei governativi.

Proprio per non imbattermi in difensori d’ufficio dei massacratori ho evitato di approfondire questa notizia, che è chiara, lampante, orribile. Ed è qualcosa di più della rottura di una tregua mai entrata in vigore e mai esistita nei fatti.

Ormai mi sembra che i difensori di Assad siano sempre più simili a dei negazionisti, capaci di arrampicarsi su ogni specchio.

A chi giova? Mi sa ad Assad, che sta distruggendo l’esercito siriano libero e sta facendo terrorismo in senso strategico, ovvero sta cercando di vincere la rivolta con tattiche di terrore e orrore.

Insomma non è un caso, è una scelta operativa basata su una precisa strategia politico-militare, volta a portare la pacificazione con la paura. Una cosa che gli Assad fecero già nel 1982.

E ci sta pure riuscendo anche questa volta, certo ci vorranno altre migliaia di morti…

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