L’Egitto non è più in stato di emergenza

In Egitto, a mezzanotte, si è chiusa l’era dello stato di emergenza.

Il Consiglio Supremo delle Forze Armate non lo ha rinnovato alla sua scadenza.

L’Egitto da oggi, dopo 31 anni, torna alle leggi ordinarie dello Stato.

Sulla pagina Facebook di “Siamo tutti Khaled Said”, uno dei motori della mobilitazione che portò alla rivoluzione del 25 gennaio si legge:

Questa note è finito lo stato di emergenza in Egitto. Dopo aver vissuto quasi tutta la vita sotto leggi di emergenza finalmente ne vedo la fine, dopo che questo fu proclamato da Mubarak all’inizio del suo governo, 31 anni fa. Questa legge ha permesso alla polizia egiziana di arrestare chiunque in qualsiasi momento, senza accusa e senza dare spiegazioni, chi era arrestato rimaneva in carcere a discrezione dell’autorità. Sotto le leggi di emergenza Mubarak aveva il diritto di ordinare a qualsiasi cittadino qualsiasi cosa volesse, perché c’era lo stato di emergenza. Oggi questa cosa è finita. Un obbiettivo della rivoluzione è stato raggiunto, oggi.

Chi ha organizzato la rivolta rivendica infatti la vittoria: l’abolizione dello stato di emergenza era al secondo punto della piattaforma sulla quale gli attivisti chiamarono gli egiziani a manifestare.

Al primo c’era:

1. affrontare il problema della povertà prima che esploda e perciò rispettare ciò che ha stabilito la magistratura egiziana rispetto all’aumento del salario minimo nei comparti della sanità e dell’istruzione per migliorare i servizi ai cittadini. Fornire sovvenzioni fino a 500 lire egiziane [meno di 65 euro, n.d.t.] a tutti i giovani laureati che non trovano lavoro, e ciò per un periodo definito.

Una rivoluzione è in relazione con la democrazia in una forma che non ha molto a che vedere con lo svolgimento normale della vita di un paese, democratico o meno.

L’avviamento di processi elettorali più o meno “trasparenti” in Egitto ha segnato un’epoca. Ma è avvenuto in una situazione giuridico-amministrativa anomale.

Oggi, grazie alla spinta della rivoluzione del 25 gennaio, l’anomalia viene eliminata.

Non sappiamo se la cosa è il frutto di qualche tatticismo, se il Consiglio Supremo ha preferito non rinnovare per timore di nuovi tumulti o se, per dirne un’altra, si prepara a reintrodurre lo stato di emergenza alla prima avvisaglia di protesta.

Vedremo cosa succederà sabato prossimo, quando assisteremo in diretta al verdetto del processo che vedo imputato l’ex dittatore, Hosni Mubarak.

Se il verdetto non fosse di condanna piena, dovremo aspettarci una nuova ondata di rabbia.