Bomba di al-Qaida in Libia?

Ieri a Bengasi c’è stato un attentato presso la sede della rappresentanza diplomatica americana in Libia.

Una bomba che non ha fatto grandi danni e non ha provocato feriti è stata piazzata sul “lato strada” dell’edificio.

L’attentato, secondo una fonte locale, è stato rivendicato tramite volantini lasciati sul posto da un gruppo qaidista che prende il nome dallo “sceicco cieco”, Omar Abd el-Rahman, condannato all’ergastolo negli Stati uniti per aver orchestrato l’attentato del 1993 alle Torri Gemelle.

L’attacco sarebbe una risposta all’uccisione (tramite drone), nel Waziristan del Nord (Pakistan), di Abu Yahya al-Libi, il numero 2 di al-Qaida “centrale”.

Secondo Noman Benotman, un ex affiliato alla sigla storica del jihadismo libico (il Libyan Islamic Fighting Group), che oggi lavora per un think tank inglese di controterrorismo, è probabile che l’attacco sia da considerare una rappresaglia per la morte di Abu Yahya al-Libi (fonte)

Gli americani, però, hanno dubbi sulla sua paternità, affermando di non aver trovato volantini dopo l’attacco. Intanto il Consiglio Nazionale Transitorio ha aperto un’inchiesta.

Se il gruppo che rivendica l’attentato fosse realmente esistente e se davvero avesse messo questo rudimentale ordigno dovremmo concludere che “al-Qaida”, intesa come organizzazione internazionale il cui centro ideologico-operativo si trova in Pakistan, è davvero ridotta al lumicino.

Abu Yahya al-Libi negli ultimi mesi aveva infatti invocato più volte l’arrivo di qaidisti in Libia (guardate il link associato al suo nome): se questo è il risultato possiamo dire con certezza che la sua influenza sulla galassia jihadista è stata davvero bassa negli ultimi tempi.

Resta comunque da confermare la morte di Abu Yahya al-Libi: gli americani sono convinti di averlo ucciso ma nessuna fonte “qaidista” ancora “ufficializzato” il fatto.

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11 giugno – l’attentato è stato rivendicato anche online.

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