Egitto: la jihad islamica appoggia Shafiq

Nella spauracchististica italiana, europea e americana, dire “jihad” significa dire “terrorismo” e “al-Qaida”.

La cosa funziona sempre, ma a volte il meccanismo si inceppa, istillando il dubbio che tutte queste urla siano solo fumo negli occhi.

Oggi vorrei inceppare il meccanismo suddetto, e fare qualche riflessione.

Riguardo all’Egitto “sappiamo” che gli elettori, fra qualche giorno, dovranno scegliere fra “gli islamisti” e “i laicisti”.

Nelle menti di molti si forma l’idea che, in fondo, siano meglio i militari che, seppur cattivi, sono almeno laici.

A poco serve spiegare la storia recente egiziana, che ci racconta di quanto i militari siano i veri fomentatori del conflitto settario.

Se quel conflitto non ci fosse, e se non ci fosse il terrore del “regime islamico”, Mubarak e i suoi figliocci, che oggi si mangiano il padre per rimanere al potere, sarebbero indifendibili.

Ieri alcuni membri della Jihad islamica, un’organizzazione nata negli anni ’70, accusata dell’assassinio del Presidente egiziano Anwar Sadat nel 1981 e capitanata da metà anni ’80 fino al 1991 dall’odierno capo di al-Qaida, Ayman al-Zawahiri, hanno annunciato la formazione di un nuovo partito, Jihad democratica.

L’obiettivo è dare supporto al candidato dei militari egiziani, Ahmed Shafiq.

Ecco, spero di aver prodotto una qualche dissonanza cognitiva.

Adesso venitemi a dire, cari sostenitori del “male minore”, che questi qui, al contrario di tutti gli altri, sono dei veri democratici, che loro hanno fatto “un percorso” mentre tutti gli altri no.