Sulla visita di Putin in Israele

Putin nega di aver incontrato segretamente Netanyahu, ma un incontro ufficiale c’è stato, il 25 giugno: Putin è andato in Israele, e i commentatori si sono messi a fare analisi.

In particolare si sono chiesti quali interessi i due leader avessero in comune, essendo chiaro su cosa, invece,  non siano d’accordo (l’Iran e il nucleare iraniano).

George Friedman, capo di Stratfor, mi è sembrato questa volta abbastanza franco, sebbene di parte.

Nel suo “Putin’s Visit and Israeli-Russian Relations” ci spiega che sebbene Israele e Russia sembrino avere “agende diverse” i loro interessi non sono sempre opposti.

Esempio Azero. La Russia è il maggiore fornitore di armi all’Azerbaijan ma Israele in questo momento sta vendendo molte armi agli azeri e sembra voler usare l’Azerbaijan come base da cui osservare e, eventualmente, attaccare l’Iran.

La Russia, che supporta l’Armenia, un paese con cui l’Azerbaijan è tecnicamente ancora in guerra, dovrebbe opporsi all’azione israeliana perché questa minaccia l’Iran. Ma la Russia, dice Friedman, non si sente minacciata dal coinvolgimento israeliano in Azerbaijan, laddove Israele non si cura più di tanto dell’Armenia. Dunque: entrambi i paesi operano in Azerbaijan per motivi diversi e con obiettivi diversi, ma ciò non genera un conflitto, anche se dovrebbe/potrebbe.

I russi, secondo Friedman, vedono gli Stati Uniti come il primo nemico nell’area: supporta i movimenti di protesta per creare governi pro-Stati Uniti allo scopo di circondare e contenere la Russia.

Secondo lui Putin pensa di non dover dominare i paesi in questione ma di dover fare in modo che gli Stati Uniti non li dominino. Intanto, però, si gode la tranquillità dovuta al fatto che l’impegno degli americani in Medio oriente ha messo in secondo piano il “rischio” russo: passando in secondo piano nelle priorità americane la Russia può tranquillamente svolgere i propri interessi nell’area. Allo stesso tempo la Russia ha interesse a “mantenere caldo” il fronte mediorientale e più generalmente “islamico” perché in una situazione di tensione ci guadagna.

E arriviamo a Israele e alla questione siriana. Per la Russia la Siria è strategicamente importante (ricordiamo il porto russo nel Mediterraneo). Israele la vede invece così: quando c’era l’Unione Sovietica l’alleato siriano era considerato un grave pericolo, una volta finita la guerra fredda la Siria ha rappresentato un pericolo minore.

La Siria di al-Asad, sempre nella visione di Friedman, ha avuto per Israele due virtù:

  1. era prevedibile e non aveva interesse reale in un conflitto con Israele;
  2. non era pericolosa come un regime sunnita radicale.

Su un eventuale esito che porti a un regime “sunnita radicale” in Siria ci sarebbe molto da discutere (secondo me più passa il tempo più la cosa è probabile).

E a mio modo di vedere è vero, come scrive Robert Baer, che un nemico “disciplinato” come dimostra essere il “fronte sciita” (Iran, Siria, Hezbollah) può essere, alla fin fine, considerato “migliore” di un nemico portatore di caos e instabilità (il radicalismo sunnita) e che Israele, forse, non ha cambiato idea al riguardo.

Fatto che, tuttavia, Frieman non prende in considerazione, ritenendo che Israele, dopo l’uscita degli americani dall’Iraq e la susseguente avanzata degli iraniani in quel paese, preferisca un regime “sunnita”, ma “moderato”, che blocchi le ambizioni iraniane più a nord.

Motivo per cui conclude che, in questo contesto, gli interessi di Russia e Israele non coincidono: per i motivi esposti sopra la Russia, nel caso di caduta di al-Asad, sarebbe “sul breve periodo” più interessata a una situazione di caos jihadista/qaidista o comunque di “regime sunnita radicale” che impegni gli americani in un’operazione in stile yemenita (droni, finanziamenti, CIA e chi più ne ha più ne metta).

Qui il pezzo di Friedman si fa un po’ nebuloso, ma continuiamo nell’esamina, affrontando ciò che il suo autore pensa essere il punto di contatto fra russi e israeliani in Siria.

Mentre gli israeliani non possono fare nulla alla luce del sole per aiutare la fazione che più farebbe loro comodo (li danneggerebbe enormemente dal punto di vista dell’immagine), la Russia può invece fare e fa molto, essendo “dentro” al paese: ad esempio può rifornire di armi al-Asad (e lo fa), o può aggirare l’embargo in Siria e in Iran (e lo fa).

La Russia, però, “non può imporre una soluzione” sebbene sia in grado di “creare circostanze che impediscano agli Stati Uniti di imporre la propria”.

L’obiettivo della visita di Putin sarebbe quello di innervosire gli americani stabilendo un certo feeling con Israele sulla questione siriana: Israele non può controllare un cambio di regime in Siria mentre la Russia in qualche modo può ed entrambi, nel caso di un cambio di regime, sarebbero interessati “a lungo termine” a un regime sunnita moderato (la Russia ha un “nemico islamista” in casa, nel Caucaso, e sul lungo periodo non può sopportare una Siria che diventa rifugio qaidista), mentre nel caso che al-Asad rimanga la Russia sarebbe l’unico paese in grado di controbilanciare l’influenza iraniana in Siria.

Entrambi i paesi non vedrebbero di buon occhio l’intervento NATO: la Russia per ovvi motivi (non avrebbe più la sua base strategica nell’area) e Israele perché in Siria, con l’intervento NATO, si creerebbe quell’instabilità che la Russia accetterebbe per un po’ di tempo (ma non, appunto, a “lungo termine”) ma Israele proprio non vuole.

Secondo Friedman Israele e Russia potrebbero avere un punto di contatto proprio su questo piano:

A Israele piacerebbe una Russia che faccia da morbido contrappeso agli Stati Uniti, ma senza rompere i rapporti con gli Stati Uniti. Alla Russia  piacerebbe avere più opzioni in Medio Oriente che vadano oltre a Iran e Siria, ma senza alienarsi l’amicizia di questi due stati … c’è poco conflitto fra gli interessi russi e israeliani perché nessuno dei due paesi è abbastanza forte nella regione come vorrebbe. La Russia ha diverse opzioni ma molte di meno rispetto all’epoca della Guerra fredda. Israele ha pochissima influenza sugli esiti siriano ed egiziano. Ma è nell’interesse di entrambi i paesi apparire più influenti di quanto siano in realtà. Una visita di stato può servire proprio a questo.

Sono realistici i ragionamenti di Friedman? Sono condizionati, come è ovvio, dal fatto che l’analista parla per la sua parte, cioè in difesa degli interessi americani. Tuttavia è vero che alcuni incastri di interessi fra Russia e Israele effettivamente potrebbero esserci, e che la visita di Putin in Israele cade proprio a pennello.