Estelle: storia di un veliero finlandese, di un ex parà israeliano e di una nuova Arca di Noè a Gaza.

La drammatica crisi siriana, con il suo carico di implicazioni regionali e globali, ha confinato sullo sfondo quello che rimane il cuore dell’instabilità del Vicino Oriente: la Palestina.

Nonostante non se ne parli quasi più, la Striscia di Gaza è tuttora stretta nella morsa dell’assedio israeliano, mentre nella West Bank ed a Gerusalemme avanza senza soste il processo coloniale di espulsione dei nativi, nonostante le flebili condanne dell’ONU e dell’Unione Europea. A riportare la Palestina nell’agenda politica della comunità internazionale potrebbe essere, nei prossimi mesi, un vecchio veliero finlandese, acquistato da un’organizzazione svedese e “comandato” da un personaggio decisamente interessante.

Il veliero si chiama Estelle, ed ha alle spalle una lunga carriera di traversate intercontinentali e di regate sportive. Da alcuni mesi, Estelle è di proprietà di Ship to Gaza, organizzazione svedese che fa parte dell’ International Freedom Flotilla Coalition, il network internazionale che ha promosso diverse iniziative contro l’assedio della Striscia di Gaza, fra le quali quella del maggio 2010, conclusasi con l’assalto delle truppe speciali israeliane alle navi pacifiste e l’uccisione di nove attivisti turchi a bordo della nave Mavi Marmara.

Dopo la battuta d’arresto dello scorso anno, quando Israele e gli USA riuscirono ad ottenere dal governo greco il sequestro delle navi della Flotilla nei porti ellenici, la coalizione internazionale – all’interno della quale sono presenti anche attivisti italiani – ha attraversato un lungo periodo di riflessione, centrata sulla necessità di elaborare nuove e diverse strategie per perseguire con maggiore efficacia il duplice obiettivo di denunciare al mondo l’occupazione israeliana della Palestina e di agire direttamente contro quell’assedio della Striscia di Gaza che da anni condanna più di un milione e mezzo di persone a vivere in un’enorme prigione a cielo aperto, dove anche il flusso degli aiuti umanitari è regolato dallo Stato di Israele. Il risultato dell’elaborazione del network pacifista è la messa in campo di due nuove iniziative, destinate entrambe a far discutere ed a mobilitare i movimenti e le associazioni che si occupano di Palestina e Vicino Oriente.

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Estelle è la prima di queste iniziative. La nave di Ship to Gaza ha iniziat0 nei giorni scorsi un lunghissimo viaggio, che dalla Svezia la vedrà attraversare il Mare del Nord, l’Atlantico ed il Mediterraneo, circumnavigando l’Europa per poi mettere la prua verso la Striscia di Gaza. Lungo le migliaia di chilometri del suo itinerario, Estelle farà tappa in tutti i porti europei che vorranno ospitarla, ed ogni sosta sarà teatro di manifestazioni, spettacoli, kermesse destinati a far conoscere la realtà palestinese ed a promuovere l’iniziativa della società civile contro l’occupazione e la guerra. Un primo assaggio della potenza comunicativa di Estelle si è avuto nei giorni scorsi ad Umea, nel nord della Svezia, dove l’intera comunità locale, scuole comprese, si è attivata per sostenere la missione della strana ciurma di pacifisti: i locali della zona hanno organizzato serate di sottoscrizione, gli insegnanti hanno portato gli alunni a bordo del veliero, i boscaioli e gli artigiani hanno contribuito con il loro lavoro alla manutenzione del veliero, con un entusiasmo che ha sorpreso gli stessi organizzatori.

L’ultima tappa di Estelle prima di puntare su Gaza sarà l’Italia, dove gli attivisti della Freedom Flotilla (www.freedomflotilla.it) sono già al lavoro per organizzare le soste del veliero, che saranno almeno due, in altrettanti porti del Mediterraneo.

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Il personaggio più in vista del bizzarro equipaggio di Estelle è, senza dubbio, Dror Feiler, portavoce di Ship to Gaza. Figlio di Eliezer e Pnina, kibbutzniks ed attivisti di sinistra, Feiler è nato a Tel Aviv ed ha servito come paracadutista nell’esercito israeliano. Nel 1970, rifiutò di essere impiegato nei Territori Occupati, diventando uno dei primi refusniks, gli obiettori di coscienza israeliani. Trasferitosi in Svezia, Dror è diventato un artista eclettico, spaziando dalla musica ad altre forme espressive.

 

Dror Feiler

 

Nel gennaio 2004, una sua installazione ospitata dal Museo Storico di Stoccolma venne danneggiata dall’allora ambasciatore israeliano in Svezia, Zvi Mazel, che la riteneva una manifestazione di odio anti-israeliano: il diplomatico (che in più occasioni ha definito la Svezia come un Paese antisemita) venne portato fuori dal museo con la forza dagli addetti alla sicurezza.

Fino al 2010, Dror – portavoce dell’organizzazione ebraica European Jews for a Just Peace (EJJP) – ha preso parte a diverse manifestazioni pacifiste in Israele e nei Territori Occupati, in particolare contro il Muro dell’Apartheid nel villaggio palestinese di Bi’lin. Nel maggio dello stesso anno, Dror venne leggermente ferito nell’assalto delle truppe speciali israeliane alle navi della Freedom Flotilla e, nel luglio 2011, era a bordo della Dignitè, l’unica barca della Freedom Flotilla 2 riuscita ad eludere il blocco decretato dal governo greco ed a puntare verso Gaza. Dopo l’assalto ed il sequestro della Dignitè da parte della marina militare israeliana, Dror venne arrestato e successivamente espulso da Israele, nel quale ora gli è interdetto l’ingresso, con la conseguente impossibilità anche di andare a visitare l’anziana madre, che vive sempre in Israele.

Sassofonista nel gruppo jazz Lokomotiv Konkret, Dror Feiler è anche un apprezzato compositore di musica moderna. Nel 2010, Feiler è stato anche candidato al Parlamento svedese, per il Partito della Sinistra, risultando il secondo più votato del partito nella città di Stoccolma.

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Per evidenti motivi geografici, le organizzazioni statunitensi e canadesi della International Freedom Flotilla Coalition sono tagliate fuori dal percorso di Estelle, ma questo non gli ha impedito di dare il loro contributo all’iniziativa per far cessare l’assedio di Gaza. Dal Nord America, infatti, è partito il progetto Ark of Gaza, che consiste nella realizzazione, nella stessa Striscia, di una nave cargo, che servirà per esportare i prodotti palestinesi. La nave verrà costruita con materiali e da manodopera del posto, e l’obiettivo è quello di contribuire a rimettere in piedi la disastrata economia di Gaza. Secondo le previsioni, il progetto sarà operativo già nei prossimi mesi.

Estelle e Ark of Gaza sono progetti nati dalla società civile, diretti alla società civile: non hanno e non vogliono avere padrini politici, così come non intendono individuare rapporti preferenziali con questa o quella forza politica palestinese. Ciò che rende queste iniziative una positiva anomalia nel mondo pacifista è certamente la loro caratterizzazione internazionale, ma soprattutto la loro indipendenza, la capacità di autogestirsi e di non essere subordinate alle timidezze o alle connivenze di una politica che – particolarmente in Italia, ma non solo – non riesce a definire un suo ruolo attivo per affrontare una tragedia, come quella palestinese, che gronda sangue da decenni ed allontana la possibilità di un Vicino Oriente pacificato, libero da oppressioni, sfruttamento e tirannie. La speranza è che, laddove falliscono gli Obama, i Putin e le Merkel, riescano i tanti Dror Feiler che mettono in gioco sé stessi per disegnare un mondo dove le parole pace e giustizia non suonino più come un’irridente bestemmia.

Auguri, Estelle.