Le bombe di Damasco e l’e-mail del Guardian, 2

Nel marzo 2012 il Guardian pubblicava circa 200 e-mail provenienti da un account[email protected], che il giornale riteneva appartenere al dittatore della Siria, Bashshar al-Asad.

Il 15 marzo ne affrontavo l’analisi, anche se in molti dubitavano della loro veridicità.

Oggi anche i più scettici tornano sulle loro posizioni alla luce dei nuovi “syria-files” pubblicati da Wikileaks e ripresi dai diversi giornali che collaborano con il sito di Julian Assange: quell’account era davvero di al-Asad.

Dopo le rivelazioni sugli affari di Finmeccanica col dittatore al-Akhbar, uno dei giornali di cui sopra, compie oggi una panoramica sui files che ha per le mani, raccontandoci cose tutto sommato poco interessanti (sostanzialmente ci dà conto delle “ossessioni” di al-Asad).

Il lato più importante, a mio modo di vedere, di questo nuovo “rilascio” di documenti è proprio la conferma che “Sam” era Bashshar e che, quindi, la corrispondenza “emersa” in marzo era autentica.

E’ fondamentale in relazione al primo sanguinoso attentato dinamitardo consumatosi in Siria ad opera di “terroristi”, il 23 dicembre 2011.

Riporto dunque la parte pregnante del post di marzo:

Se [la corrispondenza] è autentica uno scoop c’è, e riguarda la paternità dell’attentato di Damasco dello scorso dicembre che Lorenzo Trombetta descrive così:

(di Lorenzo Trombetta, Limesonline) Poche ore dopo l’arrivo a Damasco della prima squadra di osservatori arabi incaricati di preparare il terreno all’intera missione della Lega Araba, il centro della città è stato scosso venerdì 23 dicembre da due attentati dinamitardi, compiuti secondo la tv di Stato da due kamikaze legati ad al Qaida e nei quali sono morte – secondo il bilancio non definitivo – 40 persone, mentre oltre 100 sono rimaste ferite.

A differenza dei vicini Libano e Iraq, la Siria è raramente teatro di attentati kamikaze e l’attacco odierno si inserisce in un contesto di forte tensione nel paese scosso da dieci mesi di proteste anti-regime, soffocate da una sanguinosa repressione (che ha fatto oltre 5 mila morti secondo l’Onu) e sfociate da settimane in una rivolta armata attiva in alcune regioni, come quelle di Homs, Daraa e Idlib. Anche oggi, com’è consuetudine ormai ogni venerdì, giorno di preghiera comunitaria islamica, sono in corso manifestazioni di protesta in varie località e gli attivisti anti-regime riferiscono dell’uccisione di almeno 14 civili, per lo più a Homs, nel “Venerdì del protocollo della morte” – in riferimento al protocollo firmato tra Lega Araba e Siria per la definizione della missione di osservatori arabi.

Le notizie del duplice attentato a Damasco – compiuto nel centrale quartiere di Kafar Suse contro la sede della Sicurezza dello Stato (Amn ad Dawla) e contro un carcere della Sezione locale (Faraa Mintaqa) di un’altra delle quattro agenzie di controllo e repressione del regime – sono state diffuse dai media del regime: la tv di Stato siriana, l’agenzia Sana e la tv ad Duniya, di proprietà di una cordata di imprenditori vicini al potere. È stata invece al Manar, la tv del movimento sciita Hebzollah, alleato di Siria e Iran, a riferire per prima un bilancio provvisorio. Nei giorni scorsi, gli stessi media avevano dato ampio spazio all’avvertimento pronunciato dal ministro della Difesa libanese (di un governo dominato di fatto da Hezbollah) secondo cui membri di al Qaida si erano infiltrati in territorio siriano dalla regione dell’Aarsal, a maggioranza sunnita, nella valle orientale della Beqaa.

Il ministero degli Esteri di Damasco, due ore dopo gli attentati di Kafar Suse, ha detto in una nota: “Avevamo ricevuto avvertimenti dal governo libanese dell’infiltrazione di membri di al Qaida in Siria”. Se non fossero ancora chiare le conclusioni che il regime degli al Asad ha voluto trarre da subito circa la matrice dell’attacco – la prima menzione del coinvolgimento di al Qaida è giunta circa un minuto dopo la prima notizia dell’esplosione – ci ha pensato la tv di Stato di Damasco.

In un e-mail del 24 dicembre una non meglio identificata Hadeel scrive nel campo “soggetto” dell’e-mail inviato ad al-Asad: “chi c’è dietro all’esplosione – non è al-Qaida, come affermano i siriani” e afferma:

Perfavore, leggi l’e-mail, che rappresenta le opinioni di tanti. Dire che al-Qaida è dietro all’esplosione dopo SOLO 5 minuti dall’esplosione e senza alcuna spiegazione non è nel nostro interesse

In effetti la cosa non era suonata molto bene neanche a me, che scrivevo:

Le autobomba lanciate contro gli edifici della sicurezza siriana, che hanno provocato probabilmente ben più di quaranta morti, ha le modalità proprie di un attacco suicida di matrice alqaidista. Ma vi sono legittimi dubbi sulla paternità dell’attentato, diverse cose non suonano come dovrebbero. La prima è certamente il tempismo con cui il Governo siriano ha attribuito le responsabilità (1 minuto dopo!), la seconda è la rivendicazione da parte dei suddetti Fratelli Musulmani siriani, dimostratasi falsa. La terza è che, in termini più generali –come dimostrano gli eventi libici–, al-Qaida preferisce in questo periodo “diluirsi” in un jihadismo di diverso genere, che implica il combattimento vero e proprio più che l’azione dimostrativa. Il tutto con l’aiuto dei paesi del Golfo, in primo luogo il Qatar.

Tanto più che qualche giorno dopo la Brigata Abdullah Azzam, accusata di aver fatto l’attentato aveva negato qualsiasi coinvolgimento nell’operazione.

Scrivevo:

Questa brigata, qaidista e operante in diverse aree, nasce nel 2009 e avrebbe il suo quartier generale in Libano. Il giorno delle due bombe contro gli edifici della sicurezza siriana fonti governative dichiaravano che due giorni prima avevano ricevuto notizia del fatto che 200 qaidisti erano entrati in Siria dal Libano. Oggi, attraverso il “comunicato n. 8″, le Brigate negano qualsiasi coinvolgimento nell’attentato e anzi puntano il dito contro il regime siriano.

Il regime siriano? Ecco cosa dice Hosein Mortada, uomo d’affari libanese legato all’Iran, nel corpo del messaggio inviato a Bashshar al-Asad dal fantomatico Hadeel:

Non è nostro interesse dire che al-Qaida sta dietro all’operazione perché tali dichiarazioni “puliscono” l’amministrazione americana e l’opposizione siriana di qualsiasi responsabilità; l’Americana sta combattendo al-Qaida e condannerà l’operazione.

Basandoci su ciò che abbiamo visto degli eventi sul terreno ieri dobbiamo riconoscere quanto questo sia stato ben orchestrato. Dobbiamo dire che l’amministrazione americana, l’opposizione e gli stati che hanno infiltrato armi sono dietro all’operazione, così possiamo attaccarli.

Ma incolpare solo al-Qaida servirà solo gli interessi di al-Qaida stessa, perché l’organizzazione esiste da decenni e non c’è niente di nuovo. Ho avuto contatti con l’Iran e Hezbollah — essendo io alla testa di molti media iraniani e libanesi — e loro mi hanno detto di non dire che c’era al-Qaida dietro l’operazione perché questa sarebbe risultata una semplificazione plateale oltre che uno stupido errore tattico.

La cosa deve essere corretta con estrema velocità, io non manderò sui miei canali nessuna notizia correlata con al-Qaida.

Questa cosa colpisce i tuoi interessi, fai buon uso di tutto ciò.

Certo, questa è l’opinione di un uomo d’affari libanese, non “la verità” […] laddove mi colpisce che giusto qualche settimana fa l’amministrazione americana attribuiva gli attentati proprio ad al-Qaida (ma alla sua branca iraqena).

Addirittura l’amministrazione americana collegava l’attentato con le dichiarazioni di Ayman al-Zawahiri del novembre precedente laddove proprio Stratfor, l’agenzia di intelligence privata americana i cui carteggi sono stati messi online da Wikileaks qualche settimana fa, affermava che al-Zawahiri non potesse far molto di più che “incitare” da lontano, non avendo reale contatto con i qaidisti dell’area.

Gli ufficiali americani, ovviamente, “mettevano in guardia” dal rischio di “scippo” della rivolta da parte qaidista. La qual cosa farebbe anche quasi ridere, se non piangere, di fronte al fatto che nessuna messa in guardia del genere è mai stata fata quando in Libia veniva a scoprirsi il ginepraio jihadista che ormai tutti conoscono.

E’ davvero singolare constatare che i due nemici, il regime di al-Asad e l’Amministrazione americana, attribuiscono l’attentato alla stessa entità, ognuno per perseguire il proprio interesse.

E che questa entità:

  1. smentisce di aver fatto l’attentato (branca libanese)
  2. non cita l’attentato (fantomatica branca siriana)
  3. non rivendica l’attentato (branca iraqena).

A voi le conclusioni, ma è certo che qualcosa, qui non funziona.

 

http://angryarab.blogspot.it/2012/07/i-was-wrong-about-sam.html