Libia: le prime elezioni del dopo-Gheddafi

Dire che tutto va male nel mondo arabo paga sempre, specialmente negli ultimi mesi.

Se alle elezioni vincono i Fratelli Musulmani, come in Egitto, si grida all’avanzata del “medioevo islamico” nel mondo, tralasciando il dato della truffa elettorale.

Se alle elezioni vincono altri, generalmente identificati come “liberali”, ad esempio in Libia, allora si dice che questi altri sono una massa di affaristi senza scrupoli e che le elezioni sono state una truffa.

C’è anche chi, di fronte a una vittoria dei “liberali” dice che comunque hanno vinto i Fratelli Musulmani. Ma questi è Magdi Allam, quindi non vale.

Sotteso a questo giuoco c’è il teorema secondo cui “gli arabi” non sono “maturi”, mai.

Sono “essenzialmente” immaturi, non cambieranno mai.

Tranne, forse, gli algerini, che sono il popolo più felice d’Africa e sanno votare grazie a un sapiente lavoro di “educazione delle masse” da parte del “dittatore buono“, un po’ padre un po’ padrone, senza cui l’Algeria tornerebbe nel caos primordiale e ferino dell’arabità-islamista.

E comunque parlare di Algeria è perdente, non glie ne frega niente a nessuno.

A casa nostra siamo pronti a dire che “i politici sono tutti uguali”, a parlare di intrecci fra economia e politica, in Libia o in Egitto siamo pronti a farlo solo se non vincono gli “islamisti”.

Perché “gli islamisti” non sono “uguali” ai “liberali”, bensì molto più cattivi.

Tranne che in Libia, dove i “liberali” sono solo “tecnocrati” del petrolio, alla fine sono cattivi come gli islamisti, nel caso in cui vincano.

Noi siamo “maturi”, ma le nostre elezioni “non servono più a niente” perché è già tutto deciso, i poteri forti la fanno da padroni etc. etc.

Ce lo possiamo permettere, pare.

Nel nostro paese il partito di un comico ha il 20% dei consensi elettorali, ma noi siamo maturi.

Loro invece non sono “maturi”, non hanno dunque il diritto di essere manipolati dai poteri forti, o essere presi per i fondelli da un simpaticissimo wannabe-rivoluzionario-teatrante, come noi.

Non hanno scelto “i meno peggio”, o “la democrazia”: sono stati presi in giro o manipolati, d’altronde sono dei selvaggi.

Vivono in tribù.

In una condizione del genere non è facile dire qualcosa di sensato sulle elezioni in Libia.

Ma aspettiamo i risultati definitivi, poi valuteremo.

Intanto diamo l’unico dato che vale la pena di dare: dei 2,7 milioni di iscritti al voto (per votare bisognava iscriversi) hanno votato in 1,7 milioni: sono poco più del 25% della popolazione e il 50% degli aventi diritto (che erano 3,4 milioni).

A parte alcune eccezioni sembra che il voto si sia svolto.

Potrebbero aver vinto “i liberali” nonostante i soldi che i qatariti hanno dato agli islamisti e nonostante gli avversi “consigli” del Gran Mufti libico, Sadiq al-Ghariani.

 

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