Le conseguenze dell’instabilità siriana

Ci si è concentrati molto sul contesto internazionale che ha determinato la situazione siriana, il mantra delle ingerenze straniere ha fatto il giro di boa più volte.

Turchia, Iran, “Occidente”, Israele, Arabia Saudita, Qatar, Cina, Russia, vecchie e nuove guerre fredde.

Si è capito che una Siria instabile è stata considerata “il male minore” per molti.

Ma ora che il conflitto fa il salto di qualità e si allunga è il momento di fare reverse, domandandosi cosa implica per il Medioriente un Siria instabile.

La notizia più paradossale in merito l’ho trovata su Press Tv, televisione iraniana.

Un parlamentare iraqeno, Hakem al-Zameli, collega il crescente “allarme terrorismo” in Siria con l’impennarsi dell’instabilità in Iraq.

Non il contrario: non è l’instabilità iraqena ad aggiungere gocce di caos in Siria. E’ l’instabilità siriana a generare maggiore entropia in Iraq, il paese instabile per antonomasia.

E’ chiaro che c’è una connessione diretta fra gli eventi in Siria e la persistente insicurezza in Iraq. Quelli che operano assassini e attentati in Iraq sono le stesse persone che sono oggi implicate in assassini e attentati in Siria.

Dice il parlamentare.

Sì, d’accordo, la fonte è iraniana, il parlamentare è probabilmente un “megafono” degli iraniani, ma nel gioco di specchi, al netto,  il pensiero del parlamentare iraqeno disegna un quadro non improbabile.

Si pensi al flusso di profughi fra Siria Iraq, che oggi è in direzione opposta a quello precedente.