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[was] appunti e note sul mondo islamico contemporaneo

Vincitori e vinti in Libia

2012-07-31
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Secondo l’ultima edizione (gratis) di Maghreb Confidential (n. 1027, 19 luglio 2012, p. 4) il Principe ereditario del Qatar si sta leccando le ferite dopo la sconfitta elettorale dei suoi amici in Libia.

I suoi amici sono i Fratelli Musulmani e Abd el-Hakim Belhaj, che non ha vinto un seggio neanche per se stesso.

Il principe non l’ha presa bene, dicono. E questo è il motivo per cui:

  1. ex abrupto al-Jazeera ha interrotto il collegamento in diretta dalla Libia dedicato alle elezioni;
  2. il principe, in visita a Tripoli, non ha incontrato il vincitore delle elezioni, Mahmud Jibril, ma solo i suoi “protetti”, ovvero Abd el-Rahim al-Kib e Mustafa Abd el-Jalil.

Sullo stesso numero della rivista troviamo (p. 2) il racconto degli incontri avuti dal vice segretario di Stato americano, William Burns, con gli esponenti politici libici, lo scorso fine settimana.

Maghreb Confidential definisce Mahmud Jibril un protégé americano.

Dunque, nella visione del giornale di intelligence francese, tramite il confronto elettorale libico si è svolta una battaglia fra americani e qatariti per il “controllo” della politica libica.

Ciò che non sappiamo è da che parte stavano i francesi.

 

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4 Responses to Vincitori e vinti in Libia

  1. valerio on 2012-07-31 at 13:10

    Sia Jibril che i fratelli mussulmani sono sostanzialmente liberisti, la fratellanza è più conservatrice dal punto di vista sociale e costituzionale.
    Detto questo come rido pensando a tutte le analisi della Libia post elezioni preda delle petromonarchie e dell’estremismo islamico più becero.
    Vedendo quanti soldi venivano investiti da loro in propaganda un brivido l’ho avuto anche io.

    Non è detto che non succederà, non è detto che l’islam politico non peserà molto nella Libia di oggi e domani (anche per la grande quantità di candidati indipendenti, alcuni vicini a loro, altri comperabili dai petrodollari), ma si è verificato quello che andavo ripetendo: molte formazioni militari degli insorti libici erano vicine e finanziate dalle petromonarchie, ma il gioco politico è differente da quello militare.

    Dopo tutto il PdA era il secondo partito della resistenza italiana, a piccola distanza dal PCI ed appena avanti il PSI, ma in Italia nel 1945 ha stravinto la DC.
    Mentre il PdA prese esattamente l’1,5% alle elezioni del ’46.

    Idem in Libia, Jibril non è solo un protegè americano, io lo definivo “badogliano” e badogliani sono molti dei suoi ras, ex di regime, “liberali” o “giovani” del regime stesso, che hanno creato nello scorso decennio il loro codazzo di clienti, il loro consenso personale, che andavano in TV o dirigevano giornali, che facevano la fronda da alcuni anni negli organi politici del regime, o avevano responsabilità di governo locale (anche al di fuori dei legami tribali, che esistono, forse anche più di quello che pensassi, ma riguardano la campagna e l’interno, e non le metropoli della costa, anche se hanno condizionato queste elezioni ed in maniera sfavorevole al Qatar).

    Per non parlare dei guerriglieri dei Nafusa, in prevalenza berberi (ma con due brigate “universitarie”), radicati nel territorio, assai poco vicini all’integralismo islamico, dotati anche di una forza militare ma non nati come forza militare. Sono una delle due miccie della rivolta (assieme a Misurata e Bengasi), tra Jibril e il Qatar scelgono sicuramente il primo, anche se talvolta con il maldipancia e turandosi il naso.

    Da questo dovrammo trarre una riflessione generale.
    La fratellanza mussulmana in molte parti del mondo arabo (Egitto e Siria ad esempio) è una vera forza politica, talvolta anche militare (se proprio occorre, tendenzialemente no visto che era spesso l’unica opposizione semi legale), ma tendenzialmente politco-economica, legata all’imprenditoria e alla carità, con giornali, intellettuali, professori, oppinion maker, ideologhi, amministratori, militanti, organizzazioni, ONG, moschee.
    Insomma dotati di consenso e gramscianamente di un bel patrimonio di egemonia culturale.

    I salafiti invece sono capaci solo di sparare, se si spara sembrano tantissimi ed importantissimi, quando si smette di sparare ci si accorge che sono pochi e scollegati dalla società.

    Sono un movimento d’élite, come Giustizia e Libertà in Italia (anche se quella era un’élite che io invidio, mentre i salafiti sono l’élite della peggiore invenzione della tradizione islamica, i veri nemici della storia e della tradizione arabo-mussulmana); non si curano dell’egemonia culturale o della politica vera, ma di mettere bombe e di ottenere il “consenso” con la paura. Possono bruciare la tomba di un santuomo del XIII secolo, ma non possono convincere il popolo che bruciare quella tomba era giusto, o che loro governerebbero bene.
    Hanno vinto in Afghanistan, con i Talebani, ma lì era tutto differente (anche perché i Talebani non erano quelli bravi a sparare, l’Alleanza del Nord in questo li superava decisamente) e poi l’Afghanistan usciva da 10 anni di guerra con un tasso di analfabetismo e di pauperismo superiore a quello di tutti i paesi del mondo arabo.

  2. Lorenzo Declich on 2012-07-31 at 13:26

    > molte formazioni militari degli insorti
    > libici erano vicine e finanziate dalle
    > petromonarchie, ma il gioco politico è
    > differente da quello militare.

    Il ché mi fa sperare in un futuro per la Siria…

    > Per non parlare dei guerriglieri dei
    > Nafusa, in prevalenza berberi (ma con due
    > brigate “universitarie”), radicati nel
    > territorio, assai poco vicini
    > all’integralismo islamico, dotati anche
    > di una forza militare ma non nati come
    > forza militare. Sono una delle due miccie
    > della rivolta (assieme a Misurata e
    > Bengasi), tra Jibril e il Qatar scelgono
    > sicuramente il primo, anche se talvolta
    > con il maldipancia e turandosi il naso.

    Fra l’altro i berberi non dimenticano lo sgarbo fattogli da Abd el-Jalil, che Maghreb Coinfidential definisce “pro-qatar” sulla Libia “multiculturale”.

    http://tamazgha.fr/Libya-CNAL-statment.html

    > Hanno vinto in Afghanistan…

    Neanche tanto, alla fine in Afghanistan, sotto l’etichetta di “talebani” si stanno ricostruendo i “signoraggi della guerra” di un tempo. Che non sono granché ma insomma almeno hanno un radicamento. Se leggi quello che dicono oggi i talebani di al-qaida ti viene da ridere…

    p.s. passi “oppinione”, è un vezzo, d’accordo. Ma “oppinion”! :-))

  3. valerio on 2012-07-31 at 13:43

    Ormai sono disgrafico, manca solo la certificazione ufficiale …

    (comunque mi riferivo ai Talebani del 1994-2001, quelli che oggettivamente vinsero e governarono grossomodo mezzo paese dal 1996, riconosciuti a EAU, Sauditi e co., non quelli che forse vinceranno, non sono stato chiaro).

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