Jihad vs Esercito Siriano Libero 2-2

La letteratura su al-Qaida in Siria si fa sempre più difficile da maneggiare.

Primo: c’è confusione fra jihadisti e qaidisti.

Al-Qaida è un’organizzazione jihadista ombrello. Ha affiliati con nomi diversi.

Ergo: ci sono jihadisti che non fanno parte di al-Qaida e jihadisti-qaidisti.

Primo problema: qual’è la sigla (o quali sono le sigle) sotto cui si cela al-Qaida in Siria?

Oppure: vi sono cellule di al-Qaida senza nome in Siria?

Il Time intervista i membri di due organizzazioni jihadiste, Jabhat al-nusra e le Kata’ib Ahrar al-Sham.

I primi dicono di non essere qaidisti.

Uno di loro dice: ““Sono un mujahid [cioè uno che fa il jihad]. Il Jihad non è al-Qaida”.

Si pone anche una questione riguardo alla bandiera che queste persone espongono.

E’ bianca, non nera come nel caso di al-Qaida (che porta anche un cerchio al di sotto della scritta, tradizionalmente).

Queste persone dicono che l’hanno fatta in bianco per non far pensare alla gente di appartenere ad al-Qaida.

Il fatto è che, come ho riportato tempo fa su Limes, nel primo video attribuibile alla Jabha, compare proprio una bandiera nera, su cui, fra l’altro, si riporta l’affiliazione della Jabha alle Kata’ib Ahrar al-Sham.

Le due organizzazioni, dunque, dovrebbero essere collegate.

Scrivevo:

Tutti i gruppi dichiarano di far parte dell’Esl, con un’eccezione: nella colonna dedicata alla citazione dell’eventuale ufficiale disertore che si trova alla guida della brigata, compare la dicitura “Kata’ib ahrar al-Sham“, “Libere brigate dello Sham”, dove “Sham” è un toponimo che indica la Siria, la “Grande Siria” o il “Levante” (Siria, Libano, Palestina, Israele, Giordania) e anche, talvolta, la città di Damasco. Quasi tutti i gruppi che fanno riferimento a questa sigla, che evidentemente non fa parte dell’Esl (non viene mai citato), non compaiono in video, o compaiono mascherati.

In alcuni di questi video, che descrivono soprattutto azioni di sabotaggio, troviamo in sovraimpressione il logo delle “Libere brigate dello Sham”. L’organizzazione, che appare numericamente poco rilevante, afferma di avere un “dipartimento dell’informazione”: un tratto tipico di molte organizzazioni jihadiste, laddove le altre brigate, grandi o piccole, non hanno di norma una struttura del genere. In uno dei video diramati si rileva l’esistenza di una “sariyya” (squadrone) nelle campagne di Ladhakya, che farebbe parte della Katiba Omar bin al-Khattab, una brigata che opera nella provincia di Hama. L’appellativo di Omar bin al-Khattab, compagno del Profeta e secondo califfo dell’Islam, è “al Faruq”, cioè il nome della principale brigata di Homs. Questo ricorre altre due volte nell’elenco ma non intitola gruppi appartenenti alle “Libere brigate”: ne troviamo una nella provincia di Homs e una in quella di Deyr ez-Zor.

Nella provincia di Idlib viene tracciata poi una “Katiba al-tawhid wa al-iman” (Brigata dell’unicità di Dio e della fede). Nel video non compaiono persone ma due esplosioni in un luogo non identificato. Campeggia il logo delle Kata’ib ahrar al-sham e una “Katiba Qawafel al-shuhada“. Sul video appare il logo delle Kata’ib ahrar al-sham. Si vedono gruppi in azione ed esplosioni attorno ad alcuni carri armati.

A Hama ricompare la “Katiba Omar bin al-Khattab alle prese con un attentato. A compierlo sarebbe la squadra (Siriyya) Osama bin Zayyid, che fa parte delle Kata’ib ahrar al-Sham. Nella provincia di Idlib viene anche tracciata una Katiba (al singolare) ahrar al-Sham. Sulla bandiera nera che fa da sfondo c’è scritto “Kata’ib ahrar al-sham, Idlib, Jabhat al-nusra“. I volti sono coperti e il video è del 26 gennaio. L’indizio, qui, è la connessione fra questa brigata e l’organizzazione terroristica che ha rivendicato diversi attentati a Idlib, Damasco, Aleppo e, in ultimo, Deyr ez-Zor. Cercando nel web altre notizie sulle Kata’ib ahrar al-sham, ci si imbatte nel canale di YouTube dell’organizzazione.

Qui si nota un anacronismo. Il primo video, che riprende la defezione del brigadier generale dell’esercito siriano (aeronautica) Fayez Qadour Omar (l’unico riconducibile all’organizzazione che compare a volto scoperto), è del febbraio 2012, mentre il video di Idlib, che già preconizzava un’organizzazione strutturata, è della fine di gennaio. Tutti gli altri video riprendono azioni militari. C’è anche una pagina Facebook, nata nel novembre 2011 ma attiva dal 15 marzo 2012. Qui troviamo un elenco delle brigate o delle squadre facenti parte dell’organizzazione. Vi si listano una ventina di gruppi di Aleppo, Idlib (la maggior parte), Hama e Damasco, molti dei quali elencati nel file di Walid al-Homsi.

Attraverso Facebook veniamo poi a conoscenza del fatto che le Kata’ib ahrar al-sham fanno parte di una “Shabaka Ansar al-Sham“, una Rete dei sostenitori (letteralmente: “ausiliari”, gli Ansar erano i sostenitori del Profeta Muhammad a Medina) dello Sham, che comprende altre due organizzazioni, la Katiba al-Ansar, ossia la Brigata dei sostenitori, e la suddetta Jabhat al-Nusra. Questa pagina riporta tutte le rivendicazioni della Jabha, oltre che i comunicati delle due organizzazioni “sorelle”. Quanto alla Katiba al-ansar, il file di Walid al-Homsi la individua a Idlib, dove gli armati sono ripresi in azione. Lo stile è quello jihadista. In altri video che si riferiscono a questa formazione appaiono immagini di manifestazioni e di altre brigate, anche brigate dell’Esl. Esibiscono un vessillo con la shahada, la testimonianza di fede, ma bianco su nero, non nero su bianco come “tradizione” jihadista/salafita. Sebbene sembri essere un piccolo gruppo (non compare mai al completo), ha una “dipartimento informazione” e dirama comunicati. Sembra dunque conformarsi allo schema organizzativo jihadista. La pagina di Facebook, nata il 22 marzo scorso, riporta spesso notizie da Homs, il che fa pensare che anche in quell’area vi sia una sezione di questa brigata.

Dunque questa cosa della bandiera bianca non è esclusiva della Jabha.

Comunque: l’intervistatore del Time non tocca il tema “al-Qaida” con le persone appartenenti alle Ahrar al-Sham.

L’intervistatore, fra l’altro, nota nel gruppo delle Ahrar visi “tipicamente centroasiatici” ma l’intervistato nega che vi siano combattenti stranieri nel gruppo.

Inoltre, in base al resoconto, la Jabha e le Ahrar al-Sham avrebbero “stili diversi”. La seconda sarebbe un bel po’ più “piaciona”: un altro intervistato, un comandante locale dell’Esercito Siriano Libero, racconta che se vai da questi delle Ahrar al-Sham e gli chiedi un qualche strumento per combattere, loro ti danno una telecamera in modo da poter riprendere le tue azioni.

Quelli della Jabha, invece, sarebbero più “seri”.

L’altro elemento interessante è che il membro delle Ahrar fa riferimento all’Iraq, dicendo che “i siriani non sono come gli iraqeni” e che gli affiliati al gruppo “sono parte della società” siriana.

Questo appare come un elemento chiave: l’accettazione della presenza di questi gruppi da parte delle popolazione e degli altri ribelli armati, e viceversa.

Il giornalista narra due episodi in cui i due gruppi hanno avuto problemi con la popolazione. Nel primo, in una cittadina nei dintorni di Idlib, la gente ha stracciato una bandiera della Jabha che era stata sventolata durante una manifestazione. Nel secondo le Ahrar avevano rapito un commerciante di alcolici. Dopo le proteste e le minacce degli attivisti non jihadisti-quasi-qaidisti si era raggiunto un compromesso in base il quale il giovane non avrebbe venduto alcolici ai combattenti. Il ché, dice l’intervistato, ha anche qualche senso.

L’intervista al comandante locale dell’Esercito Siriano Libero fatta dal Time ci introduce a un altro tema, quello delle relazioni fra Esercito Siriano Libero e questi gruppi di jihadisti-forse-qaidisti.

Nell’articolo si testimonia la relazione e la diffidenza fra i due elementi, un fatto che viene negato dai vertici, ma anche il fatto che i gruppi jihadisti-quasi-qaidisti sono molto più organizzati e hanno armi molto efficaci del locale Esercito Siriano Libero.

Il membro della Jabha dice che la popolazione ha paura di loro ma che loro sono molto più organizzati dell’Esercito Siriano Libero: “e questo è forse il motivo per cui la Jabha esiste”.

Su questo argomento scrivono sul Guardian.

Siamo però nella provincia di Deyr ez-Zor, molto lontani da Idlib.

L’elemento della maggiore organizzazione delle formazioni jihadiste rispetto a quelle dell’Esercito Siriano Libero e quello del timore della popolazione nei confronti delle “bandiere nere” che richiamano ad al-Qaida si ripetono.

Qui però:

  1. ci sono bandiere nere e non bianche;
  2. i jihadisti si dichiarano qaidisti e si autodefiniscono ghuraba’, cioè “stranieri” (più tardi uno di loro affermerà che fra le fila del suo gruppo ci sono molti “immigrati”, cioè jihadisti/qaidisti venuti da fuori);
  3. il leader intervistato afferma che i qaidisti lavorano a stretto contatto con l’Esercito Siriano Libero e che hanno ricevuto dai loro superiori chiare istruzioni riguardo al fatto che devono collaborare (più avanti nell’articolo si legge che all’inizio, secondo un vecchio comandante dell’ESL, qaidisti e ESL non collaboravano, i qaidisti chiamavano “infedeli” quelli dell’ESL. Poi le cose sono cambiate perché i qaidisti “si sono aperti”. Il vecchio comandante dirà anche che i qaidisti sono “finanziati meglio”);
  4. il leader intervistato, però, è siriano. Ha defezionato dall’esercito regolare e poi, dopo aver constatato che l’Esercito Siriano Libero è una specie di armata brancaleone dove non si sa chi comanda e dove regna l’individualismo (la cosa collimerà con le dichiarazioni di un altro qaidista della zona, diciassettenne, molto scontento del comportamento di quelli dell’ESL, che combattono poco e passano il tempo a chattare su skype), si è unito ad al-Qaida in Siria;
  5. E, colpo di scena, il leader intervistato dice che una volta deluso dell’ESL si è rivolto alla Jabhat al-nusra, cioè “l’organizzazione di al-Qaida in Siria”. Quindi, per tornare al punto di partenza, la Jabha, sebbene un jabhista di Idlib lo neghi (evidentemente per motivi di immagine), sarebbe “al-Qaida in Siria” (e l’intervistatore del Time sarebbe un po’ tontolone).

Concludendo, ecco sono le mie considerazioni:

  1. Al-Qaida in Siria va sotto il nome di Jabhat al-nusra. e, forse, di Kata’ib Ahrar al-Sham. Sebbene all’inizio sembrasse una formazione integralmente siriana, oggi assume tutte le caratteristiche “internazionaliste” di un gruppo qaidista standard;
  2. L’Esercito Siriano Libero è sempre stata un’organizzazione debole e male armata, il cui primo scopo era quello di difendere la popolazione che protestava dagli attacchi dell’esercito regolare e degli shabbiha. Con l’acuirsi del conflitto questa debolezza si è palesata maggiormente e ha favorito il fiorire di organizzazioni jihadiste, più irreggimentate e organizzate, alcune delle quali fanno riferimento direttamente ad al-Qaida.
  3. Queste organizzazioni hanno più soldi e armi dell’ESL. Immagino che li ricevano da finanziatori del Golfo. Sospetto che una delle ragioni dell’offensiva dell’ESL nelle due città di Damasco e Aleppo sia dovuta anche al timore che queste organizzazioni potessero prendere definitivamente il sopravvento dal punto di vista militare. Nel frattempo anche l’ESL ha accolto, facendosi meno scrupoli, elementi radicali. L’ESL è nato per difendere la popolazione. Ma quando il suo ruolo è stato stravolto – il colpo di grazia lo ha dato l’attentato del 18 luglio – la difesa della popolazione deve essere sembrata all’ESL un compito di retroguardia.

Chiusa un po’ “fanta”, un po’ spy-literature:

l’escalation cui abbiamo assistito dalla metà di luglio a oggi in Siria è stata provocata, in ultima analisi, da chi finanzia il jihadismo-qaidismo in Siria (tanto quanto dal regime, ma per altri motivi).

Questo era l’unico modo che i finanziatori avevano per ritagliarsi un ruolo da protagonista nel conflitto.

Anche in presenza delle “preoccupazioni” americane (vedi anche qui), l’ESL, con l’operazione “terremoto” in Siria ha cercato di ribadire la propria leadership militare, tutto sommato riusciendovi.

I jihadisti-qaidisti e i loro finanziatori, a quel punto, hanno deciso di collaborare con l’ESL.

E l’ESL ha fatto buon viso a cattivo gioco.

[intanto, giusto per non farci mancare niente, sembra che una nave cinese abbia varcato il Canale di Suez in direzione Siria: secondo l’agenzia iraniana parteciperebbe a esercitazioni congiunte con la marina siriana. Andiamo bene]