Profeti di sventura

Altro appunto che non riguarda se non di striscio il mondo islamico contemporaneo.

Riguarda quelli che ogni giorno si esercitano nell’arte di predire il futuro, in qualsiasi sua forma.

C’è un bel libro in proposito, è il Nassim Taleb e si chiama “Il cigno nero“.

L’autore ci spiega, nel libro, che un lato importante della nostra conoscenza sul futuro  ha molto a che vedere con quello che raccontiamo del passato, o meglio su come ci organizziamo per raccontarlo.

Per raccontare selezioniamo e colleghiamo ciò che abbiamo selezionato.

Facciamo un’operazione di riduzione, spesso drastica.

E non è detto che i collegamenti che operiamo abbiano davvero senso.

Per predire il futuro, poi, facciamo ancora un’altra operazione, stabiliamo analogie.

E ci concentriamo su poche variabili il cui valore potrebbe nel futuro equivalere a zero.

Se predire il futuro in contesto scientifico, è molto difficile (pensate alla meteorologia), in ambito non scientifico (le cosiddette scienze umane) farlo è sostanzialmente un esercizio di stile.

Non inutile in assoluto, anzi, ma un esercizio di stile, una palestra in cui si cerca di capire il presente, non il futuro.

Non che il futuro non sia prevedibile, intendiamoci.

Molto spesso il futuro è altamente prevedibile  (anche se spesso dannoso se predicendo il futuro si vuole pianificare qualcosa, ad esempio l’andamento di un prodotto finanziario di ultima generazione).

Posso predire, ad esempio, che la partita di calcio Roma-Brunico, da qui all’eternità, vedrà i giallorossi vittoriosi.

E certamente avrò poche possibilità di sbagliare.

Il problema, però, è che predicendo questa cosa “vinco facile”: potevo anche starmi zitto, lo sanno tutti che la Roma è ontologicamente più forte del Brunico.

Nella categoria di coloro che prevedono un futuro prevedibilissimo ci sono i profeti di sventura.

Il mondo va male, lo vedono tutti. Va verso il collasso sotto diversi punti di vista.

Prevedere che ci saranno catastrofi nel mondo è un esercizio di stile.

La cosa assume i contorni di una penosa farsa quando poi questi profeti di sventura, onanisticamente, a un certo punto iniziano a dire: “l’avevo detto che”, con tanto di riferimenti bio-bibliografici e collegamenti ipertestuali.

Diffidate dei profeti di sventura. Dicono così poco sul mondo in cui viviamo che per loro predire il futuro è un gioco da ragazzi.