Egitto. Fratellizzazione e finanza

Fra i temi espressi del “nuovo Egitto” c’è quello delle donne velate in televisione.

Va bene, è un tema, lanciate allarmi, disinnescate i timori, fate un po’ come volete.

Ma sul tema più ampio, cioè la Fratellizzazione dell’Egitto, ci si potrebbe togliere per un attimo il velo, la cortina che ci separa da una sostanza un po’ più pregna.

Ci si potrebbe buttare in economia, ad esempio. Registrando che in Egitto si discute del fatto che il prestito del fondo Monetario Internazionale possa essere o meno da considerarsi usura.

Una discussione che, a livello governativo, non si è mai posta.

Teoricamente l’usura, riba’, non è ammessa dall’islam.

Dunque, chi sostiene che quel prestito sia usura sostiene che quel prestito non è in conformità con l’islam e che dunque non debba essere accettato.

A sostenerlo sono un buon numero di salafiti, che recentemente sono in polemica con un loro leader, il quale ha dichiarato che quel prestito non è usura.

Qui la notizia non è che i salafiti sono contro il prestito, ma che un loro leader sia a favore.

I Fratelli Musulmani, impersonati dal presidente Mohamed Morsi, non hanno invece avuto alcun problema nel considerare ammissibile il prestito.

Meglio: non si sono posti il problema così come non se lo ponevano in passato.

Qui la notizia è che i Fratelli Musulmani non sono necessariamente legati alla finanza islamica, un costrutto fortemente ideologico proveniente principalmente dal Golfo.

E che, viste le polemiche, chiedono all’Università islamica di al-Azhar, centro dell’islam sunnita, di emanare una fatwa che metta in chiaro l’ammissibilità del prestito.

Il ché ci racconta delle pressioni dei Fratelli su al-Azhar, che fino a ieri era il tempio di Hosni Mubarak.

Ci racconta, cioè, del processo in atto di Fratellizzazione di quella istituzione.