Ansar al-sharia, a brand new name

Sono in Yemen, sono considerati una “emanazione” di al-Qaida.

Più precisamente, sembrano essere un gruppo con ideologia simile se non identica a quella di al-Qaida, con collegamenti ad essa, ma meno “internazionale”, anzi locale (al-Qaida in Yemen è infarcita di sauditi) e con un’approccio al jihad basato sul combattimento più che sull’attentato (i recenti attentati in Yemen sono di “al-Qaida nella Penisola Araba”, non di Ansar al-sharia).

Sono in Tunisia.

Sono in Egitto.

Sono in Marocco, sembra. O perlomeno, in quel paese, progettano di costituirsi.

In questi due paesi gli Ansar al-sharia sarebbero contigui al più generale/generico movimento salafita, ma con un’interpretazione del jihad decisamente più bellicosa.

Sono in Libia, dove hanno attaccato in passato l’ambasciata tunisina.

Qui la vicinanza al qaidismo “classico” sembra maggiore.

Il 6 giugno scorso era esplosa una bomba proprio davanti al consolato americano poi preso di mira l’11 settembre.

L’unica rivendicazione proveniva da un gruppo evidentemente qaidista (sembra, anche, abbastanza piccolo), che prendeva il nome dallo “sceicco cieco”, Omar Abd el-Rahman.

L’attentato era stato perpetrato in risposta alla notizia della morte di Abu Yahya al-Libi, un famoso qaidista libico di al-Qaida “centrale”.

L’attacco dell’11 settembre al consolato americano avviene nel giorno in cui Ayman al-Zawahiri, leader di al-Qaida “centrale”, conferma la morte di Abu Yahya e secondo diverse fonti l’attacco al consolato avrebbe anche il secondo fine di vendicarsi di questa uccisione.

In Libia gli Ansar al-sharia sono “una milizia”, un po’ come in Yemen. Nel loro comunicato (che non ho trovato in originale ma di cui ho trovato uno stralcio) affermano di non essere stati loro, direttamente, a fare morti e feriti, ma di aver partecipato in quanto parte di un “sollevamento popolare contro “l’occidente”.

Secondo DEBKAfile (da prendere sempre con le molle) invece l’attacco sarebbe stato addirittura ordinato direttamente da Ayman al-Zawahiri per vendicare Abu Yahya.

Dunque il film “anti-Muhammad” non ci entrerebbe niente, o quasi.

Tratto comune di tutti questi gruppi è, oltre al nome, il tentativo, appunto di “mescolarsi” con “la popolazione”, più in particolare di trovare un collegamento con il salafismo “più moderato” per poi agirvi all’interno facendo proseliti e/o trovando appoggio, tacito o meno.

In altri paesi, poi, troviamo diversi gruppi il cui nome contiene la parola “Ansar” (letteralmente: “ausiliari”, gli Ansar erano i sostenitori del Profeta Muhammad a Medina).

E’ una parola che, non vi sto a spiegare, ha un forte significato evocativo nell’universo salafita.

In Siria c’è la “Rete degli Ansar al-Sham (“Sham” è un toponimo storico che indica la Siria, la “Grande Siria” o il “Levante” – Siria, Libano, Palestina, Israele, Giordania – e anche, talvolta, la città di Damasco).

E anche il gruppo degli Ansar al-Sunna (la Sunna, parola da cui deriva il nostro “sunnismo”, è il corpus di tradizioni riguardanti Muhammad ma richiama anche, specialmente oggi in Siria – grossomodo e in questo caso – all’ortodossia sunnita).

In Egitto, nel Sinai, si sono da poco formati gli Ansar al-Jihad, sostenitori del jihad.

In Mali ci sono gli Ansar el-Din, sostenitori della (vera) fede o, meglio, del lato non mondano dell’esistenza (tagliano le mani, però).

C’è da stabilire quale sia il rapporto fra al-Qaida e tutti questi “Ansar” .

In Siria non troviamo denominazioni che contengano il termine “al-Qaida” sebbene sappiamo che i legami vi sono e tutti questi Ansar sono nel gruppo dei candidati qaidisti.

In Egitto sembra che gli Ansar al-jihad siano direttamente connessi ad Ayman al-Zawahiri, il capo (è egiziano) di al-Qaida “centrale”, mentre gli Ansar al-sharia portano le loro condoglianze a Abu Yahya al-Libi.

In Mali, oltre agli Ansar al-Din, ci sono anche AQMI, al-Qaida nel Maghreb Islamico, e MUJAO (una costola dell’AQMI nata in seguito a un dissidio interno).