Il qaidista impenitente e l’attacco di Bengasi

Implicato nell’attacco mortale alla sede consolare americana di Bengasi sarebbe, secondo Fox News, Abu Sufian Ibrahim Ahmed Hamouda ben Qumu.

Ben Qumu è uno di quelli che chiamo “guantanameros” essendo stati reclusi nella prigione americana di Guantanamo dopo l’11 settembre (i guantanameros libici, per quanto ne sappiamo, sono due) e che molti hanno indicato come “l’autista di Bin Laden”.

Le loro sono storie a parte.

Avendo subìto Guantanamo sono spesso recidivi, al contrario di altri, come ad esempio Abd el-Hakim Belhaj che, pur avendo avuto una vita da jihadisti, non sono passati attraverso il brain washing di quella prigione.

Recidivi nel loro odio verso l’America e l’Occidente, laddove gli altri si sono spesso riciclati in un jihadismo patriottico del quale ho argomentato in varie forme ma, soprattutto, in questo post dal titolo “Libia: il jihadista patriota e le mosse tiranno“.

Ho tracciato le mosse di Ben Qumu fin dal febbraio 2011, in un post dal titolo: “Libia: Gheddafi e la polpetta avvelenata“.

Lì segnalavo che Ben Qumu era stato liberato da Gheddafi nel settembre 2010 nel quadro del “programma di riabilitazione” che Sayf al-Islam Gheddafi, figlio e delfino di Moammar, aveva messo in piedi per i terroristi libici.

Ben Qumu era stato consegnato a Gheddafi dagli americani nel 2008 e poi, appunto, rilasciato.

Ritroviamo Ben Qumu nell’ottobre 2011, a qualche settimana dalla presa di Tripoli.

Gianni Cipriani, nel quadro di un articolo che si occupava principalmente degli arsenali di Gheddafi, scriveva:

Tra coloro che hanno preso le armi contro Gheddafi ci sono anche numerosi combattenti che si ispirano al salafismo e che fanno parte di gruppetti che al momento sono rimasti fuori sia dal governo provvisorio sia dai governi locali. Utili prima e pericolosi adesso. Tra questi c’è il capo dei salafiti di Tripoli, Suffian detto al Gomma, che è stato recentemente arrestato dagli uomini della Cnt e portato a Bengasi per essere interrogato. Lo sospettavano di avere la disponibilità di alcuni di quei missili, che sarebbero stati nascosti nella zona di Darnah, cittadina della parte orientale del paese. L’interrogatorio di Suffian non ha portato a nulla di utile sulla risoluzione del giallo. Ma l’uomo ha detto che, se lasciato libero, andrà via dalla Libia per combattere in Afghanistan. Dentro la Cnt si interrogano: qualcuno vorrebbe uccidere Suffian e quelli come lui. Altri si oppongono temendo una accelerazione di una nuova guerra civile che sembra alle porte […]

Suffian detto Gomma è Ben Qumu, e sappiamo che non andò via dalla Libia, bensì andò a rifugiarsi nei dintorni di Derna, sua città natale (1959), dove si mise ad organizzare una propria brigata (quanto alle armi di Gheddafi, Globalist ricorda che l’attacco alla rappresentanza diplomatica americana di Bengasi è stato portato proprio con quelle).

A luglio di quest’anno, a pochi giorni dalle elezioni libiche, incontravamo di nuovo Ben Qumu, proprio lì a Derna.

Nel post dal titolo “Che fine hanno fatto i jihadisti libici” riportavo le osservazioni sul campo di David D. Kirkpatrick, del New York Times e di George Grant del Libya Herald. Il primo, a differenza del secondo “affronta il problema ben Qumu”.

 lo ritroviamo nei dintorni di Derna, alla testa di un gruppo di salafiti, che circolano imbracciando il fucile e il vessillo nero tipico delle formazioni salafite.

Al-Hasadi [cioè uno di quei jihadisti patrioti di cui sopra], che lo conosce bene, sta cercando di convincere Ben Qumu a smetterla di invocare l’Emirato islamico e di piegarsi al gioco democratico. Sembra che la cittadinanza sia in generale con al-Hasadi ma Ben Qumu non ne vuole sapere di abbandonare le armi.

Kirkpatrick prova a incontrarlo ma:

Avvicinato da un intermediario libico che lavora per il New York Times, il signor Qumu ha urlato: “Andate all’inferno” da dietro una porta chiusa. “Sono stato a Guantanamo per sei anni e nessun americano aveva interesse a parlare con me! Perché dovrei parlare con un americano, adesso?

Secondo il Long War Journal, Ben Qumu sarebbe alla testa di una brigata intestata agli Ansar al-sharia, indicati come veri e propri qaidisti e responsabili dell’attacco di Bengasi.

Loro negano, ma viste le bugie di Ben Qumu non dovremmo fidarci di ciò che dicono.

Chiudo.

Si è parlato molto di “primavera araba” che libera forze dell’estremismo islamico.

Ma le rivolte dei paesi arabi hanno avuto come obiettivo i regimi, non l’America e l’Occidente.

Se è vero ciò che dicono alla Fox News siamo di fronte a una storia che nulla ha a che vedere con la “primavera araba”.

Qui c’è un ex di Guantanamo, probabilmente l’autista di Osama bin Laden, liberato da Gheddafi, che va contro gli americani in un giorno non qualunque, l’11 settembre.

Non mi viene niente di più “pre-rivoluzionario”, al momento.

E a chi dicesse  “se c’era Gheddafi questo non sarebbe successo” rispondo che, all’occorrenza, Moammar avrebbe scagliato Ben Qumu contro un altro obiettivo americano.

Forse non in Libia, certo. Ma che differenza fa?